È un “risk ok”: torna a correre il portafoglio 60-40.

Tommaso Scarpellini

8 Maggio 2025 - 18:19

Rimbalza il portafoglio 60-40 mentre oro e coperture crollano: azioni, bond e dollaro in ripresa spingono un inatteso ritorno del risk appetite sui mercati globali.

È un “risk ok”: torna a correre il portafoglio 60-40.

In un mercato in cui l’oro scende, i rendimenti calano (quindi le obbligazioni salgono), il dollaro si rafforza e le azioni globali tornano a correre, si delinea uno scenario che potremmo definire “risk ok”.

Non è un errore di battitura: non si tratta di un vero e proprio «risk-on», ma neanche di un ambiente dominato dall’avversione al rischio. È piuttosto una fase in cui gli investitori sembrano pronti ad accettare un certo livello di incertezza pur di cogliere opportunità interessanti.

Recessione o espansione?

“Ma come, non eravamo alle porte di una recessione?” si chiedono in molti.

Eppure, proprio questo apparente paradosso è la chiave di lettura di un contraccolpo del mercato di cui in pochi avevano parlato. Il mercato, infatti, non segue l’opinione mediatica né gli allarmi generalizzati: segue invece logiche più fredde, più ciniche, e spesso più razionali. E in questo momento, fra gli operatori, prevale un ragionamento semplice: alcuni asset sono diventati troppo convenienti per non essere acquistati.

Chiamiamola speculazione, oppure previdenza. Fatto sta che questo ragionamento ha rilanciato uno dei portafogli più classici, e più criticati degli ultimi anni: il 60-40, composto da un 60% di azioni e un 40% di obbligazioni a lunga scadenza. Portafoglio che, ad aprile, era finito sotto accusa per non essere riuscito a offrire la tradizionale funzione di bilanciamento: le obbligazioni, colpite dal rialzo dei rendimenti, erano crollate insieme alle azioni, lasciando scoperti gli investitori.

S&P 500 e AGG ETF S&P 500 e AGG ETF Grafico lineare (arancione) dell'S&P 500 e di AGG ETF (bianco). Fonte: baha.com

Coperture inefficaci e contrarian vincenti

Chi, spaventato, aveva optato per coperture, che fossero strumenti ultrashort, oro o hedging valutari, oggi si ritrova con performance inferiori e spesso difficili da recuperare. Le coperture funzionano solo prima del crollo, raramente dopo. Ed è proprio perché “nessuno se lo aspettava” che in qualche modo era da aspettarselo: dopo un drawdown del 20% sull’azionario globale, con l’oro volato e i bond in ginocchio, si sono aperte finestre di acquisto interessanti per chi ragiona in ottica ciclica.

Il timing ha premiato chi ha mantenuto sangue freddo, evitando scelte impulsive. Oggi, i portafogli bilanciati tradizionali beneficiano sia del recupero azionario sia del ritorno d’interesse verso i bond a lunga, in un contesto in cui la recessione sembra più una “fake contraction”. I dati lo confermano: il tasso di disoccupazione USA resta stabile al 4,2%, e il PCE, l’indicatore chiave dell’inflazione per la Fed, è sceso al 2,6%. Numeri che raccontano un’economia più resiliente di quanto paventato dai titoli allarmistici. Quindi, anche la contrazione del PIL dello scorso trimestre, osservata da molti con preoccupazione, appare oggi per quello che è: il riflesso di un’esplosione delle importazioni, legata a fattori contingenti e non strutturali. Una contrazione più matematica che reale.

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