Partiamo da un fatto nudo e crudo: nel 2023 la Russia ha scavalcato l’Arabia Saudita diventando il principale fornitore di petrolio greggio della Cina.
Questo significa che Mosca è riuscita a trovare una nuova valida valvola di sfogo verso cui convogliare una delle sue risorse più preziose e capace, in qualche modo, di sostituire il mercato europeo. Ma significa anche che Pechino, il più grande importatore di greggio al mondo, ha sfidato le sanzioni occidentali per acquistare dal Cremlino grandi quantità di oro nero a prezzi di saldo.
Numeri alla mano, lo scorso anno la Federazione Russa ha spedito oltre la Muraglia la cifra record di 107,02 milioni di tonnellate di petrolio greggio, equivalenti a 2,14 milioni di barili al giorno (bpd), ovvero molto più di altri importanti esportatori di petrolio come l’Arabia Saudita e l’Iraq.
Per quanto riguarda l’altro gioiello russo, il gas, secondo Alexei Miller, capo del colosso energetico statale Gazprom, nel 2023 le esportazioni russe di gas naturale verso la Cina attraverso il gasdotto Power of Siberia 1 dovrebbero aver superato la cifra di 22,5 miliardi di metri cubi, per poi raggiungere il picco previsto di 38 miliardi di metri cubi nel 2025.
Ricordiamo che la Russia è in trattative da anni per costruire il gasdotto Power of Siberia 2 per trasportare 50 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno dalla regione di Yamal, nel nord del Paese, alla medesima Cina attraverso la Mongolia, quasi eguagliando i volumi dell’ormai inattivo Nord Stream 1, l’infrastruttura danneggiata un anno fa e transitante sotto il Mar Baltico.
La sponda energetica tra Russia e Cina
Come ha fatto notare il Financial Times, un anno fa la Cina ha importato una quantità record di petrolio russo a prezzi stracciati approfittando della disperata ricerca di nuovi acquirenti da parte di Mosca in seguito alle sanzioni occidentali derivanti dall’offensiva russa in Ucraina.
Scendendo nei dettagli il volume del greggio russo spedito in Cina è aumentato del 24% nel 2023 a 107,02 milioni di tonnellate, rispetto al 2022, stando ai dati diffusi dall’Amministrazione generale delle dogane cinesi. La Russia rappresenta il 19% delle importazioni di petrolio della Cina, mentre l’Arabia Saudita circa il 15%. Per la cronaca, il Cremlino è diventato il più grande fornitore di petrolio del Dragone otto anni fa, ma era rimasto indietro rispetto ai sauditi tra il 2019 e il 2021, quando la nazione del Golfo aveva incrementato il suo commercio energetico con Pechino.
Tuttavia, dal 2022, la Cina ha ampliato il suo acquisto di petrolio russo dopo che l’Occidente ha colpito Mosca con sanzioni senza precedenti. Le importazioni cinesi di greggio russo sono aumentate dell’8% nel 2022 a 86,24 milioni di tonnellate, rispetto al 2021. Nel 2023 la spesa totale della Cina per il greggio russo ha raggiunto i 60,64 miliardi di dollari. Stando ad alcuni calcoli effettuati dalla Cnn, questo si traduce in un prezzo medio di importazione di 566,64 dollari per tonnellata, e cioè circa il 10% più economico rispetto al prezzo medio pagato per il greggio saudita (che era di 626,86 dollari per tonnellata).
Gasdotti e progetti futuri
Gli sconti petroliferi della Russia hanno aiutato la Cina a ridurre il costo delle sue enormi bollette energetiche. Intanto il commercio complessivo tra i due Paesi ha raggiunto il nuovo record di 240 miliardi di dollari nel 2023, in aumento del 26% rispetto all’anno precedente. Ciò significa che Mosca e Pechino hanno raggiunto l’obiettivo fissato nel 2019 – superare il tetto dei 200 miliardi di dollari di interscambio - circa un anno prima del previsto.
Per quanto riguarda il Power of Siberia 2, i lavori di attuazione dell’infrastruttura strategica potrebbero subire rallentamenti. Il primo ministro della Mongolia, Luvsannamsrain Oyun-Erdene, aveva dichiarato al FT che prevedeva che la costruzione del gasdotto di 3.550 chilometri - di cui 950 attraverso il territorio mongolo- sarebbe iniziata nel 2024. Russia e Cina, ha però aggiunto lo stesso leader, devono ancora concordare i dettagli critici del mastodontico progetto.“ Queste due parti hanno ancora bisogno di più tempo per fare ricerche più dettagliate sugli studi economici”, ha dichiarato Oyun-Erdene, aggiungendo che i prezzi record del gas globale negli ultimi due anni hanno complicato i negoziati.
Il vice primo ministro russo Alexander Novak ha scritto sulla rivista statale Energy Policy che i tempi per la costruzione saranno definiti dopo la firma di accordi vincolanti con i partner cinesi. Il ministero degli Esteri cinese non ha fornito ulteriori indiscrezioni in merito ai negoziati, ma ha affermato che il gas naturale è un aspetto importante della cooperazione energetica sino-russa.