Cessione dei crediti fiscali: Il Governo affossa l’edilizia italiana

Raphael Raduzzi

17 Febbraio 2023 - 14:42

Il blocco totale delle cessioni dei crediti dell’edilizia manderà sul lastrico migliaia di aziende del settore: il vero pericolo per i conti pubblici è dato dai fallimenti

Cessione dei crediti fiscali: Il Governo affossa l’edilizia italiana

Il Governo ha probabilmente deciso per decreto la morte per la gran parte delle aziende del comparto edilizio.
Saranno queste, senza esagerazione, le conseguenze dell’ultimo decreto sulla cessione dei crediti d’imposta legati all’edilizia appena emanato dal Governo.

Il decreto in primo luogo blocca la possibilità per gli enti locali di acquistare i crediti d’imposta già maturati e rimasti incagliati dalle innumerevoli limitazioni poste già dal governo Draghi, una possibilità già sperimentata dalla Provincia di Treviso e dalla Regione Sardegna e che stava iniziando a riscuotere un certo interesse da tante altre realtà territoriali. In aggiunta – e questo è stato un vero fulmine a ciel sereno, inaspettato per tutte le associazioni di categoria – il decreto elimina totalmente la cessione dei crediti d’imposta dell’edilizia e la possibilità di effettuare uno sconto in fattura a partire dai prossimi cantieri.

Le motivazioni del ministro dell’economia, Giancarlo Giorgetti, esposte in conferenza stampa vertono su due direttrici che riprendono il testimone lasciato da Draghi: i bonus edilizi costano troppo, e date le recenti interpretazioni di Eurostat sulla classificazione dei crediti d’imposta cedibili, questi ultimi non sono più sostenibili.

Ora, si può anche sorvolare sul fatto che il partito del ministro leghista Giorgetti, nella campagna elettorale di appena qualche mese fa, prometteva testualmente nel programma elettorale ‘semplificazioni per la cessione del credito, possibile anche per piccoli importi, nel trasferimento dalle banche ai clienti’ ma le sue argomentazioni vanno quantomeno verificate.

Sostenere che tutti i crediti d’imposta dell’edilizia siano arrivati ad una cifra insostenibile per il bilancio pubblico solo perché la cifra in questione è nominalmente ampia, non ha molto senso dal punto di vista economico. Gli oltre 126 miliardi che il nostro paese spende ogni anno per la sanità sono troppi solo perché 126 miliardi è un numero che sembra imponente? A giudicare la situazione in molti reparti ospedalieri si direbbe di no. La realtà è che, soprattutto per gli investimenti, va fatto un bilancio costi e benefici. Citare il costo complessivo dei crediti d’imposta per l’edilizia, ‘arrivati a oltre 110 miliardi’ come fa Giorgetti, senza specificare l’arco temporale in cui sono maturati questi crediti, ma soprattutto il loro impatto sul PIL, sull’occupazione e sulle entrate fiscali è totalmente fuorviante.

Ad esempio, nel 2021 il valore aggiunto nelle costruzioni, grazie al Superbonus ed alla cedibilità dei crediti d’imposta ha raggiunto la cifra straordinaria di +21,6, numeri record che sono continuati nel 2022 e che hanno contribuito in maniera sostanziale all’inaspettata crescita del PIL e quindi proprio alla sostenibilità del deficit e del debito pubblico citati da Giorgetti. Altri dati del Centro Studi del Consiglio nazionale degli ingegneri stimavano a settembre dello scorso anno un incremento di oltre 440mila unità di lavoro grazie al Superbonus ed uno studio redatto dall’Università Luiss Guido Carli afferma addirittura che grazie alla maggiore attività economica generata questa misura abbia avuto un impatto positivo per le casse pubbliche per oltre 800 milioni nel triennio 2020-2022.

Per quanto riguarda il tema della classificazione dei crediti d’imposta e la diatriba con Eurostat sulla possibilità che questi vengano considerati pagabili o non pagabili, cosa di cui abbiamo già scritto in questa rubrica, lo stesso è stato recentemente ridimensionato da direttore delle statistiche finanziarie governative di Eurostat il quale ha ribadito che l’impatto della diversa classificazione ricadrebbe solo sul profilo temporale del deficit. Nel caso di crediti pagabili l’impatto è da imputare sul deficit pubblico nella prima annualità in cui si genera il credito d’imposta e per tutta la somma dello stesso, nel caso di crediti non pagabili questo impatto viene invece suddiviso di annualità in annualità (5 o 10 a seconda del bonus edilizio) sui conti del paese. Ma dato che la gran parte dei crediti d’imposta cedibili dell’edilizia sono legati ad investimenti fatti nel triennio 2020-2022, paradossalmente, ciò significherebbe un ricalcolo del deficit per le scorse annualità, liberando spazi fiscali per questi anni a venire dato che il credito di imposta generato dal superbonus è già stato ridotto dal 110% al 90% ed al massimo si poteva diminuire l’importo del credito.

Abolendo completamente la possibilità di cedere i crediti d’imposta - e solo per l’edilizia in quanto i crediti per le industrie energivore o per le fondazioni bancarie rimangono intoccati – caro ministro Giorgetti, i conti pubblici sono a rischio per il fallimento di tantissime aziende che non verseranno più alcuna tassa allo stato e per i nuovi disoccupati di cui lo stato si dovrà con cacca integrazioni, naspi e sussidi. Senza passi indietro questo sarebbe davvero un manuale per il suicidio economico perfetto.