L’autorizzazione all’uso del glifosato, erbicida ampiamente utilizzato in agricoltura e prodotto chiave della multinazionale Monsanto (ora parte di Bayer), è stata al centro di una lunga controversia, scandali e conflitti d’interesse.
Nel corso degli anni, si sono verificati scandali riguardanti il plagio delle valutazioni della multinazionale Monsanto da parte di istituzioni pubbliche e sospetti di interferenze dell’industria chimica negli studi sulla sicurezza del glifosato.
I Monsanto Papers
La scoperta dei cosiddetti «Monsanto Papers» ha evidenziato l’influenza della multinazionale sui risultati degli studi mirati a promuovere la sicurezza della sostanza.
Dai documenti, infatti, emergeva il grave e controverso ruolo dell’Environmental Protection Agency (EPA), la massima autorità ambientale americana, avesse collaborato con la Monsanto impedendo la revisione degli studi scientifici sull’impatto sanitario del glifosato.
Oltre al New York Times, diverse testate puntarono il dito sul ruolo compiacente di EPA, accusata, come titolò Bloomberg, di aver aiutato a eliminare (“kill”) gli studi sulla cancerogenicità relativi all’erbicida.
Le ricerche sul glisofato
Il pesticida è da molti anni, oltre che al centro di dibattito e polemiche a livello internazionale e di casi giudiziari, oggetto di studi scientifici che hanno dato risultati discordanti.
Una ricerca svolta nei ratti da un gruppo di ricercatori francesi diretti da Gilles-Eric Séralini aveva riscontrato una grave cancerogenicità. La ricerca, i cui risultati furono pubblicati nel 2012 sulla rivista Food and Chemical Toxicology, aveva ottenuto molto spazio sui giornali, ma anche suscitato numerose critiche su diversi aspetti tecnici e, in generale, sull’affidabilità del metodo usato e dei risultati.
Nel 2015 il glifosato era stato poi inserito tra le sostanze “probabilmente cancerogene” da IARC (International Agency for Research on Cancer) e hanno fatto il giro del mondo le notizie di sentenze di tribunali statunitensi che hanno riconosciuto la responsabilità dell’erbicida in alcuni casi di tumore.
Sul sito dell’IARC leggiamo: «In laboratorio il glifosato provoca danni genetici e stress ossidativo, ma negli studi negli esseri umani la cancerogenicità non è stata ancora dimostrata con assoluta certezza. La IARC lo ha inserito nella categoria dei «probabili cancerogeni» e non in quella dei “carcinogeni certi».
Il via libera dell’EFSA
Nonostante ciò, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha dato il via libera a questa sostanza chimica senza risolvere adeguatamente le preoccupazioni riguardanti la salute umana e l’ambiente.
L’EFSA ha ammesso di non essere riuscita a valutare adeguatamente i rischi per i consumatori e la biodiversità, ma ha comunque asserito che l’uso del glifosato non solleva «preoccupazioni critiche».
Eppure, molti studi scientifici indipendenti, disponibili sul sito della coalizione Stopglyphosate, mostrano gli impatti negativi del glifosato sulla salute umana e l’ambiente.
L’impatto sulla biodiversità
Per quanto riguarda la biodiversità, gli esperti hanno riconosciuto che i rischi associati agli usi rappresentativi del glifosato sono complessi e dipendono da molteplici fattori. Hanno inoltre rilevato la mancanza di metodologie armonizzate e di specifici obiettivi di protezione concordati.
Nel complesso, le informazioni disponibili non consentono di trarre conclusioni definitive su questo aspetto della valutazione del rischio, ma è bene evidenziare che una revisione della letteratura scientifica del 2021 ha sottolineato che l’erbicida può essere tossico per le api.
Le polemiche
La decisione dell’EFSA è stata definita controversa e ha sollevata numerose polemiche (soprattutto in Germania), poiché si basa su informazioni carenti e mancanza di metodologie di valutazione armonizzate. Questo, purtroppo, va in contrasto con il principio di precauzione, che dovrebbe essere la priorità quando si tratta di proteggere la salute umana e l’ambiente.
Nonostante il dibattito scientifico sulla cancerogenicità del glifosato non sia ancora completamente risolto, come abbiamo visto, vi sono numerose ricerche indipendenti che hanno supportato la classificazione della IARC riguardo alla sua pericolosità.
D’altra parte, gli effetti negativi del glifosato sull’ambiente e la biodiversità sono stati ben documentati.
Invece di prendere provvedimenti cautelativi, l’UE sembra continuare a ignorare le preoccupazioni riguardanti il glifosato.
Nonostante l’uso di questa sostanza sia stato approvato solo fino al 15 dicembre 2023, è essenziale che gli Stati membri dell’UE prendano atto delle prove a disposizione e agiscano di conseguenza per proteggere la salute umana e l’ambiente.
La decisione dell’EFSA di concedere un nuovo via libera senza risolvere le questioni cruciali sollevate dalle preoccupazioni riguardanti il glifosato è inaccettabile e mostra una mancanza di responsabilità nei confronti dei cittadini e dell’ecosistema.