Il Giappone sta cambiando tutto. E potrebbe far saltare i tuoi BTP

Tommaso Scarpellini

15/04/2026

Tokyo alza i tassi per la prima volta in trent’anni. I mercati obbligazionari globali lo sentono già. I BTP italiani potrebbero essere i prossimi.

Il Giappone sta cambiando tutto. E potrebbe far saltare i tuoi BTP

C’è un paese dall’altra parte del mondo che sta silenziosamente riscrivendo le regole del mercato obbligazionario globale.

Si chiama Giappone.

E quello che sta facendo adesso potrebbe arrivare direttamente nel portafoglio, senza che nessuno te lo abbia ancora detto.

Il Giappone che non conosci

Per comprendere perché questo pivot è così rilevante, è necessario capire cosa è stato il Giappone negli ultimi trent’anni e cosa sta diventando. Dal crollo della bolla speculativa degli anni Novanta in poi, il Giappone ha rappresentato un caso unico nella storia delle economie sviluppate: un paese con tassi di interesse a zero o negativi, con un’inflazione strutturalmente assente, con una banca centrale che acquistava titoli di Stato in quantità industriali per tenere i rendimenti artificialmente compressi, e con un mercato del lavoro caratterizzato da un eccesso cronico di offerta. Questa combinazione ha trasformato il Giappone in quello che gli economisti chiamano una trappola della liquidità: un ambiente in cui il denaro è abbondante e a costo quasi nullo, ma in cui la crescita economica non riesce a decollare perché la domanda interna è strutturalmente depressa.

Quella stagione è finita. O meglio: sta finendo, in modo graduale ma inequivocabile. Il Giappone sta attraversando una transizione verso un’economia con mercato del lavoro in tensione, con pressioni salariali crescenti, con un’inflazione che si è finalmente risvegliata dopo decenni di torpore, e con una Bank of Japan che per la prima volta in una generazione sta normalizzando la propria politica monetaria, alzando i tassi e riducendo gli acquisti di titoli di Stato. Goldman Sachs definisce questo momento come l’inizio di un ciclo strutturalmente nuovo per la seconda economia obbligazionaria del mondo. E quando la seconda economia obbligazionaria del mondo cambia direzione, le onde di propagazione non si fermano ai confini nazionali.

Il meccanismo di trasmissione

Qui entra in gioco la catena causale che collega Tokyo ai portafogli dei risparmiatori italiani, e che raramente viene spiegata con la chiarezza che merita. Il Giappone è il più grande detentore straniero di titoli di Stato esteri al mondo. Fondi pensione, compagnie assicurative e istituti bancari giapponesi hanno accumulato nel corso degli anni enormi quantità di obbligazioni governative di altri paesi, inclusi titoli europei, perché quei titoli offrivano rendimenti più attraenti rispetto alle obbligazioni domestiche giapponesi, che per lungo tempo hanno reso zero o addirittura meno di zero. Questa dinamica ha una logica precisa: se in Giappone il tasso di riferimento è negativo, ha perfettamente senso per un investitore istituzionale giapponese comprare BTP italiani al 3% o Bund tedeschi all’1%, coprendo il rischio di cambio con strumenti derivati e incassando comunque un rendimento superiore a quello disponibile in patria.

Ma quando i tassi giapponesi salgono, questa equazione cambia radicalmente.

L’impatto diretto sui BTP

I BTP sono tra i titoli di Stato europei con una presenza di investitori istituzionali esteri in portafoglio. Questa caratteristica, che in fase di appetito globale per il rischio rappresenta un vantaggio perché garantisce domanda e liquidità, si trasforma in una vulnerabilità nel momento in cui quella domanda si riduce per ragioni che non hanno nulla a che fare con la qualità del credito italiano o con le prospettive dell’economia domestica.

C’è qualcosa di profondamente ironico nella posizione in cui si trova oggi il risparmiatore italiano che ha comprato un obbligazione (anche non necessariamente un BTP). Oggi si ritrova esposto, a una variabile che si chiama pivot monetario giapponese e che si decide nelle sale riunioni della Bank of Japan a Tokyo, a diecimila chilometri di distanza.

Cosa sta già succedendo sui mercati

Entramo nel pratico. I rendimenti dei titoli di Stato giapponesi, i cosiddetti JGB, ovvero Japanese Government Bonds, si trovano ai massimi degli ultimi decenni, dopo anni in cui la Bank of Japan li aveva tenuti artificialmente compressi attraverso acquisti massicci sul mercato.

Non è un rischio di secondo piano, non è uno scenario remoto da tenere sullo sfondo: è un processo già in corso, già prezzato parzialmente dai mercati più sofisticati, e ancora largamente ignorato dal dibattito finanziario globale.

La domanda che vale la pena farsi oggi, con calma e senza allarmismo, è una sola: il tuo portafoglio è costruito per un mondo in cui Tokyo non è più quello che era?

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