Il fatturato di Woolrich crolla del 30%. 139 dipendenti costretti al trasferimento

Giacomo Astaldi

23 Dicembre 2025 - 14:59

Crisi Woolrich: fatturato in calo del 30% e piano di riorganizzazione che impone il trasferimento di 139 dipendenti. Sindacati parlano di licenziamenti mascherati.

Il fatturato di Woolrich crolla del 30%. 139 dipendenti costretti al trasferimento

Una delle storiche icone dell’abbigliamento outdoor si trova oggi a un bivio cruciale, tra performance deludenti e tensioni tra dipendenti e management che rischiano di compromettere il clima con i sindacati e di avere ripercussioni sui territori di due importanti città italiane.

Woolrich, marchio fondato nel 1830 negli Stati Uniti e oggi parte del gruppo BasicNet, ha annunciato un piano di riorganizzazione che prevede il trasferimento forzato di 139 dipendenti da Milano e Bologna a Torino, decisione motivata da un calo di fatturato del 30% rispetto alle aspettative degli ultimi mesi, secondo quanto riportano le organizzazioni sindacali coinvolte nel confronto con l’azienda.

Cosa sta succedendo a Woolrich

La notizia, diffusa nei giorni scorsi dai sindacati Filcams-CGIL, Fisascat-CISL e Uiltucs-UIL, ha acceso un forte dibattito non solo tra i lavoratori direttamente interessati, ma anche nel tessuto produttivo delle città coinvolte. L’azienda, controllata dal gruppo torinese BasicNet - che ha completato l’acquisizione dell’intera operazione europea del marchio Woolrich nella seconda metà del 2025 per un valore di circa 90 milioni di euro - ha giustificato la scelta con la necessità di “creare sinergie intellettuali” tra i diversi brand del gruppo, senza però fornire dettagli tecnici convincenti che dimostrino come lo spostamento di massa possa invertire l’andamento negativo delle vendite.

Quel che colpisce è l’entità stessa del calo di fatturato evocato da BasicNet per Woolrich, una contrazione che i sindacati interpretano come sintomo di un problema di gestione e di mercato più ampio, non risolvibile semplicemente con un trasferimento geografico del personale. Secondo fonti sindacali, infatti, la flessione di circa il 30% rispetto ai livelli attesi è stata usata come principale motivazione per il trasferimento, ma non sono stati forniti piani operativi concreti su come questa mossa possa tradursi in un’inversione di tendenza economica.

È scontro con i sindacati

Le reazioni dei sindacati sono state immediate e dure. In una nota congiunta, le tre sigle che rappresentano i lavoratori hanno definito la procedura aziendale un “licenziamento collettivo mascherato”, denunciando l’impatto devastante che la decisione potrebbe avere sul tessuto sociale ed economico di Milano e Bologna. Secondo i rappresentanti di Filcams, Fisascat e Uiltucs, la scelta unilaterale dell’azienda non solo non spiega tecnicamente come il trasferimento risolva le difficoltà economiche, ma rischia di “distruggere 139 famiglie”, costrette a scegliere tra il mantenimento del posto di lavoro o il cambio forzato di residenza e radici personali.

Le reazioni istituzionali locali non si sono fatte attendere. Rappresentanti delle associazioni datoriali, in particolare il ramo emiliano di Confindustria, sono stati criticati duramente dalle sigle sindacali per non aver esercitato una pressione sufficiente per salvaguardare i posti di lavoro nei territori colpiti. I sindacati hanno sottolineato come, in precedenti casi di crisi industriali, protocolli regionali e accordi territoriali abbiano spesso funzionato da argine per soluzioni più equilibrate, evitandosi procedure unilaterali che scaricano l’onere del cambiamento esclusivamente sui lavoratori. In questo caso, secondo i rappresentanti dei lavoratori, tali strumenti non sembrano essere stati efficacemente attivati.

Focus sul gruppo BasicNet

Il clima industriale che circonda Woolrich non nasce nel vuoto. BasicNet, gruppo quotato alla Borsa Italiana e proprietario di marchi storici come Kappa, Robe di Kappa, Superga e altri ancora, ha chiuso i primi nove mesi del 2025 con risultati aggregati positivi per l’insieme dei propri brand, con vendite complessive in crescita del 7,3% su base annua e un aumento del fatturato consolidato di circa il 2,5%. Ma dentro questi numeri generali si annidano dinamiche complesse, con alcune linee di prodotto e brand che performano bene e altre, come sembra il caso di Woolrich, che arrancano e trascinano in basso i risultati specifici.

Il contrasto tra risultati positivi aggregati del gruppo e il rallentamento specifico della performance di Woolrich porta a interrogarci sulla coerenza strategica della gestione del brand. La recente acquisizione della società europea di Woolrich aveva creato aspettative di rilancio e di sfruttamento sinergico delle competenze manifatturiere e di marketing di BasicNet, soprattutto in Europa, uno dei mercati storicamente più ricettivi per il marchio. Ma il primo impatto operativo, segnato da un calo di fatturato sensibile e da una decisione così impattante sul fronte occupazionale, rischia di complicare ulteriormente il percorso di integrazione e rilancio commerciale.

A rischio 139 dipendenti

Per i dipendenti coinvolti la prospettiva è quella di un futuro professionale incerto. Pur non essendo di fatto licenziati, molti si trovano di fronte a una scelta difficile: trasferirsi a Torino - con relative spese, cambi di scuola per i figli, adeguamento di stili di vita - oppure considerare la possibilità di cercare una nuova occupazione in un mercato del lavoro che, secondo diverse rilevazioni del 2025, continua a mostrare segnali di incertezza e timori di perdita del posto di lavoro.

La prossima tappa formale di questa vertenza è fissata per il 9 gennaio 2026, quando è atteso un incontro tra rappresentanti aziendali, sindacati e istituzioni locali per discutere possibili alternative alla procedura di trasferimento forzato. I sindacati hanno già annunciato che lo stato di agitazione potrebbe tradursi in mobilitazioni, scioperi o altre iniziative di protesta qualora non si trovino soluzioni più condivise e meno traumatiche per i lavoratori.

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