Ticketmaster taglia 350 posti, l’8% della forza lavoro globale, nelle aree ingegneria, prodotto e design. La decisione arriva dopo la trimestrale di Live Nation con ricavi a 3,8 miliardi (+12%)
Ticketmaster ha annunciato il taglio di circa 350 dipendenti distribuiti su 25 Paesi, pari all’8% della forza lavoro globale, con riduzioni concentrate nelle divisioni di ingegneria, prodotto e design. L’annuncio è arrivato a ventiquattr’ore di distanza dalla diffusione dei conti del primo trimestre 2026 di Live Nation, casa madre del gruppo, che ha chiuso il periodo con ricavi a quota 3,8 miliardi di dollari, in aumento del 12% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente.
Sul fronte specifico della controllata, i ricavi trimestrali si sono attestati a 765 milioni di dollari (+10% su base annua), mentre i biglietti a pagamento processati fino alla fine di aprile hanno toccato quota 138 milioni, con una progressione del 9% anno su anno.
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La riorganizzazione ha interessato anche una parte dei collaboratori esterni della società, mentre il team dirigenziale resta invece invariato. A guidare l’operazione è Saumil Mehta, nominato Global President di Ticketmaster nel novembre 2025 dopo l’esperienza in Square, dove ha trascorso oltre nove anni occupandosi dello sviluppo dei prodotti per Cash App, Afterpay e Tidal.
Interpellato da Pollstar, il neopresidente ha motivato l’intervento con la necessità di una selezione più stringente delle priorità nei comparti tecnico e creativo della società. La struttura, ha aggiunto, sarà semplificata sul piano gerarchico e ridisegnata nella distribuzione delle responsabilità interne, in modo da liberare risorse a vantaggio dei progetti ritenuti centrali per la traiettoria futura del gruppo.
La scommessa sull’intelligenza artificiale
Sulla scelta di intervenire proprio mentre i conti volano, Mehta ha replicato che i numeri attuali raccontano il passato, mentre i tagli servono a costruire il bilancio dei prossimi due anni. Le priorità, secondo il presidente, devono essere ricalibrate per garantire al gruppo il giusto mix di competenze in vista degli obiettivi di medio periodo.
Lo scorso 15 aprile, durante il suo intervento alla conferenza Pollstar Live!, Mehta aveva illustrato la rotta che intende imprimere a Ticketmaster, descrivendo l’intelligenza artificiale come un’infrastruttura essenziale sul quale costruire un nuovo modo di scoprire e acquistare biglietti. Nelle slide presentate compariva un percorso d’acquisto rivisto, con maggiore chiarezza su disponibilità delle poltrone, visuale dai posti e prezzi, accanto a interventi mirati sull’esperienza mobile e sulle modalità di ricerca degli eventi.
Il peso del contenzioso Antitrust
I licenziamenti arrivano in un momento delicato per Live Nation sul versante giudiziario. Lo scorso aprile una giuria federale ha stabilito che la società e la sua controllata hanno monopolizzato illegalmente i mercati statunitensi della biglietteria e degli anfiteatri, accogliendo le tesi della coalizione di 33 Stati e del Distretto di Columbia che ha portato a giudizio il procedimento antitrust dopo che il Dipartimento di Giustizia aveva chiuso a marzo con un’intesa separata.
L’accordo con l’autorità ha consentito a Live Nation di mantenere la proprietà di Ticketmaster, ma ha imposto un fondo di risarcimento da 280 milioni di dollari, un tetto del 15% sulle commissioni di servizio e la cessione di 13 contratti di gestione relativi ad anfiteatri. Gli Stati che hanno proseguito l’azione legale chiedono adesso danni fino a 700 milioni di dollari, e alcuni hanno sollecitato la vendita di Ticketmaster da parte della casa madre, che ha intanto annunciato ricorso in appello. Sul fronte locale la società ha versato 9,9 milioni di dollari per chiudere un’indagine condotta a Washington D.C. su pratiche di prezzo ingannevoli: secondo l’accertamento, per almeno un decennio Live Nation aveva pubblicizzato prezzi artificialmente bassi, comunicando soltanto in fase di pagamento le commissioni obbligatorie. Nel primo trimestre la società ha messo a bilancio un accantonamento legale da 450 milioni di dollari legato all’accordo federale e ai contenziosi statali ancora aperti, chiudendo il periodo con una perdita operativa di 371 milioni di dollari.
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