L’indicatore reso celebre da Warren Buffett segnala valutazioni elevate. Molti investitori sono già usciti dai mercati; altri attendono sulla riva del fiume il momento di rientrare. Prima o poi qualcuno avrà ragione. I mercati sono luoghi in cui molti, prima o poi, possono avere ragione. Ma avere ragione troppo presto può costare caro.
Nel frattempo c’è chi perde denaro anticipando ribassi che non arrivano e chi lascia passare occasioni perché aspetta prezzi più bassi. Spesso manca una regola semplice: seguire il trend finché regge, invece di indovinarne la fine.
Dai minimi di ottobre 2022 il rialzo delle Borse americane è stato potente. Non è mancata la volatilità, ma dopo le fasi di debolezza gli indici hanno ritrovato la strada dei massimi. Ogni correzione ha riportato in primo piano le previsioni di un crollo imminente. Molti tuonano, ma il grande ribasso che attendono non è ancora arrivato. Prima o poi potrebbe arrivare. La questione è quando, e soprattutto che cosa accade al mercato mentre lo si aspetta.
Wall Street è cara, ma sotto gli indici il mercato continua a cambiare
I motivi di cautela sono concreti. Nell’aggiornamento FactSet del 31 luglio 2026, il rapporto tra prezzo e utili attesi a dodici mesi dell’S&P 500 era 19,6, superiore alla media decennale di 19,0. Anche il CAPE di Robert Shiller, basato su dieci anni di utili corretti per l’inflazione, e il rapporto tra capitalizzazione azionaria ed economia associato a Buffett invitano a interrogarsi sul prezzo delle azioni americane. Ma un mercato caro può restare caro a lungo: questi indicatori misurano le valutazioni, non la data in cui inizierà una discesa.
Guardare soltanto ai massimi degli indici rischia inoltre di nascondere ciò che accade al loro interno. Il rialzo non è corale. McDonald’s, per esempio, ha attraversato mesi di debolezza mentre altre società hanno sostenuto Wall Street. Quando un gruppo di titoli perde terreno, l’interesse degli investitori può spostarsi verso altri settori. Queste rotazioni consentono al mercato di assorbire alcune correzioni senza interrompere il trend dell’indice e possono perfino accompagnarlo verso nuovi massimi.
La rotazione, tuttavia, non è una garanzia. Se il rialzo finisse per dipendere da un numero sempre più piccolo di azioni, i nuovi massimi diventerebbero meno solidi. È qui che il confronto tra prezzo degli indici, andamento degli utili e partecipazione dei singoli titoli diventa più utile della sola constatazione che Wall Street sia «troppo cara». Le valutazioni elevate descrivono una vulnerabilità; il comportamento del mercato aiuta a capire se quella vulnerabilità stia già producendo un’inversione.
Che cosa aggiunge la storia al quadro del 2027
Per esplorare il fattore tempo abbiamo riletto due studi proprietari che analizzano oltre un secolo di storia dei mercati. Il primo esamina gli anni che finiscono in 7: il loro profilo medio mostra una salita fino a luglio o agosto, una forte correzione tra settembre e ottobre e una fase successiva positiva o neutrale. Nel campione studiato, il massimo annuale è stato raggiunto entro settembre nel 71% dei casi.
Il passo successivo è combinare il ciclo decennale con quello presidenziale americano. Il 2027 sarà il terzo anno del ciclo presidenziale. Negli anni che finiscono in 7 e coincidono con questa fase, il primo studio rileva un rendimento annuo medio positivo. Il massimo si colloca generalmente nel trimestre luglio-settembre, seguito da una brusca correzione entro ottobre e, nel profilo medio, da una ripresa verso fine anno. È una sequenza che ammette sia nuovi massimi sia una discesa marcata nello stesso anno.
Il secondo studio propone una lettura specifica del 2027 più severa per l’ultima parte dell’anno: rialzo fino all’autunno, massimo tra settembre e ottobre, poi un ribasso forte, con minimo tra novembre e dicembre. I due risultati non coincidono sul finale. La media storica prevede un recupero dopo la correzione; la proiezione specifica immagina che la debolezza prosegua. Nessuno dei due consente di calcolare oggi la probabilità esatta di un crollo nel 2027.
È proprio questa distinzione ad alzare la posta. La storia non dice di uscire ora dal mercato in attesa di ottobre 2027. Suggerisce che un rialzo ancora in corso potrebbe incontrare, più avanti, una finestra di rischio significativa. Nel frattempo, chi anticipa sistematicamente il ribasso può perdere la parte finale della salita; chi ignora un eventuale cambiamento del trend può invece trovarsi esposto a una correzione rapida.
Il crollo può attendere, ma l’attesa non rende il mercato meno rischioso. Le valutazioni invitano alla prudenza, le rotazioni possono sostenere ancora gli indici e i precedenti storici indicano l’autunno 2027 come una fase da osservare. Saranno la tenuta degli utili, la partecipazione dei titoli al rialzo e soprattutto l’andamento dei prezzi a mostrare se questa volta la storia sta davvero prendendo quella direzione.
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