Il certificato che guadagna il 10,8% annuo anche quando i mercati non salgono. Come è possibile?

Gerardo Marciano

02/07/2026

Un certificato su S&P 500, Nasdaq, Nikkei e banche europee con cedola mensile dello 0,9% e barriera al 60%. Come funziona, quali rischi comporta e perché evita i titoli più volatili.

Il certificato che guadagna il 10,8% annuo anche quando i mercati non salgono. Come è possibile?

Il mercato dei certificati offre spesso prodotti con cedole molto elevate. A prima vista possono sembrare tutti simili: una cedola periodica, una barriera, una possibile scadenza anticipata. In realtà, dietro ogni struttura ci sono differenze decisive, soprattutto per chi non segue quotidianamente questi strumenti.

La domanda più importante non è soltanto «quanto rende?», ma «da dove arriva quel rendimento?» e soprattutto «quale rischio bisogna accettare per ottenerlo?». Una cedola molto alta può essere attraente, ma spesso è il riflesso di sottostanti molto volatili, capaci di muoversi rapidamente sia al rialzo sia al ribasso.

Esiste però un tipo di struttura che ragiona in modo diverso. Non punta alla cedola più aggressiva, non costruisce il rendimento su singoli titoli ad alta volatilità e non trasforma la complessità in un vantaggio per l’emittente. Punta invece su qualcosa di più raro nel panorama dei certificati: leggibilità. Un equilibrio tra rendimento potenziale, durata contenuta e rischio di mercato che si riesce davvero a misurare prima di entrare.

Perché un certificato su indici è diverso da uno su singole azioni

Il primo elemento da capire è la natura dei sottostanti. Questo certificato non dipende dall’andamento di una singola società, ma da quattro grandi indici azionari. È una differenza che conta.

Un’azione può essere colpita da un evento specifico: una trimestrale deludente, un profit warning, un problema regolamentare, un cambio di management, un’acquisizione non gradita dal mercato. In questi casi il titolo può scendere anche molto, indipendentemente dall’andamento generale delle Borse.

Un indice, invece, rappresenta un paniere più ampio di titoli. Anche un indice può perdere valore, ma il rischio legato al singolo evento societario è più diluito. Per un investitore non specialista, questa caratteristica rende il prodotto più facile da inquadrare: non bisogna seguire nel dettaglio i bilanci di una singola azienda, ma monitorare l’andamento di grandi aree di mercato.

Il paniere è composto da Eurostoxx Banks, S&P 500, Nasdaq 100 e Nikkei 225. In pratica, il certificato guarda al settore bancario europeo, al mercato americano più ampio, alla tecnologia statunitense e alla Borsa giapponese. Non è una protezione assoluta, ma è una diversificazione più ampia rispetto ai certificati costruiti su tre o quattro singole azioni.

Perché non c’è il Kospi nel paniere

Un aspetto non secondario è l’assenza del Kospi, l’indice coreano. In questa fase il Kospi può essere molto utile per costruire certificati con rendimenti elevati, perché risente della forte volatilità del comparto dei semiconduttori. Presenta però un problema: Samsung Electronics e SK Hynix arrivano insieme a pesare circa il 50% dell’indice.

Questo significa che un prodotto apparentemente costruito su un indice rischia, in realtà, di dipendere molto da due soli titoli. L’esclusione del Kospi rende la struttura più coerente con l’obiettivo di ridurre il rischio specifico. Il certificato rinuncia forse a una cedola più alta, ma evita una concentrazione che avrebbe potuto renderlo più esposto a movimenti bruschi del settore tecnologico asiatico.

Come funziona la cedola mensile

Il certificato paga un premio mensile potenziale dello 0,9%. Su base annua, se tutte le condizioni vengono rispettate, il rendimento potenziale arriva al 10,8%.

La cedola non è garantita. Viene pagata solo se, alla data di osservazione mensile, tutti e quattro gli indici sono almeno al 60% del loro valore iniziale. Questo livello del 60% è il riferimento più importante dell’intera struttura.

Un esempio semplice. Se un indice partisse da 1.000 punti, il 60% sarebbe 600 punti. Finché quell’indice resta sopra 600 punti nelle date di osservazione, rispetta la condizione per la cedola. Lo stesso deve accadere per tutti gli altri indici del paniere.

Il certificato ha però l’effetto memoria. Se in un determinato mese la cedola non viene pagata perché uno degli indici è sotto la soglia richiesta, quella cedola non viene cancellata definitivamente. Resta «in memoria» e potrà essere recuperata più avanti, se tutti gli indici torneranno sopra il livello previsto.

Il punto da capire è questo: la cedola non va considerata come un interesse certo, come quello di un’obbligazione tradizionale. È un premio condizionato. Può essere pagato regolarmente, può essere rinviato, oppure può non essere recuperato se le condizioni non tornano favorevoli.

La barriera al 60% spiegata in modo semplice

Alla scadenza, fissata al 16 giugno 2027, bisognerà guardare dove si trovano i quattro indici rispetto al loro valore iniziale. La soglia decisiva è sempre il 60%.

Se tutti e quattro gli indici saranno almeno al 60% del livello iniziale, il certificato rimborserà il valore nominale di 100 euro, più l’ultima cedola e le eventuali cedole rimaste in memoria. La barriera è rispettata.

Tradotto: ogni indice può perdere fino al 40% rispetto al valore iniziale senza far scattare la perdita sul capitale. Se un indice parte da 1.000 punti, può arrivare fino a 600 punti. Se resta a 600 o sopra alla scadenza, non succede nulla.

Il problema nasce se anche uno solo dei quattro indici scende sotto la barriera alla data finale. In quel caso la protezione non vale più e il rimborso del certificato viene ridotto in base alla perdita del peggiore tra i sottostanti.

È il meccanismo «worst of»: non conta la media dei quattro indici, conta quello che va peggio. Anche se tre indici fossero in buona salute, sarebbe sufficiente che il quarto scendesse sotto barriera per cambiare completamente il risultato finale.

Tre scenari per capire il rischio

Immaginiamo tre scenari alla scadenza:

  • Nel primo, il peggiore dei quattro indici perde il 30%. È ancora al 70% del valore iniziale, la barriera al 60% è rispettata. Il certificato rimborsa 100 euro più le cedole previste. Risultato positivo.
  • Nel secondo, il peggiore perde il 40%. È esattamente al livello della barriera, cioè al 60% del valore iniziale. Anche in questo caso la barriera è rispettata. Secondo l’analisi di scenario, il rimborso complessivo sarebbe pari a 110,8 euro, con un risultato positivo dell’11%.
  • Nel terzo, il peggiore perde il 50%. È al 50% del valore iniziale, quindi sotto la barriera. La protezione condizionata cade. Il certificato non rimborsa più 100 euro, ma segue la performance negativa del peggiore degli indici. Nell’analisi di scenario il rimborso scenderebbe a 60,8 euro, con una perdita del 39,09%.

In caso di ribasso ancora più forte, ad esempio del 70%, il rimborso scenderebbe a 40,8 euro, con una perdita del 59,13%.

Questi numeri chiariscono un punto essenziale: il certificato può offrire un rendimento interessante anche se i mercati non salgono, ma non protegge da qualunque ribasso. La barriera è ampia — consente di assorbire discese fino al 40% — ma sotto quella soglia il rischio diventa concreto.

Il rimborso anticipato: come funziona il meccanismo step down

Il certificato può essere rimborsato anticipatamente a partire dal 14 settembre 2026. Questo meccanismo si chiama autocall.

Nelle date di osservazione previste, se tutti gli indici si trovano sopra un certo livello, il certificato viene chiuso in anticipo. L’investitore riceve il valore nominale e le cedole eventualmente dovute, ma l’investimento termina prima della scadenza naturale.

Il livello richiesto per il rimborso anticipato parte dal 95% dei valori iniziali e poi scende dell’1% ogni mese. È il meccanismo step down: con il passare del tempo diventa progressivamente meno difficile ottenere il rimborso anticipato.

All’inizio gli indici devono trovarsi almeno al 95% del livello iniziale. Nei mesi successivi la soglia scende gradualmente. Questo aumenta la probabilità che il prodotto venga richiamato prima della scadenza, se i mercati restano stabili o non scendono troppo.

Perché questo certificato è più interessante di quelli con cedole più alte

Nel mercato sono presenti anche certificati con cedole potenziali molto più elevate, soprattutto su titoli del settore semiconduttori. Alcuni prodotti legati a Micron Technology, Intel, STMicroelectronics, AMD, Broadcom o Marvell Technology offrono rendimenti potenziali decisamente superiori.

Ma quei rendimenti riflettono una volatilità molto alta. Nel materiale analizzato vengono indicati livelli di volatilità implicita su opzioni ATM a 90 giorni pari al 95,4% per Micron, all’89,2% per Intel, al 76,9% per STM e al 74,9% per AMD. Sono numeri che consentono agli emittenti di costruire cedole generose, ma segnalano anche un rischio maggiore di movimenti violenti dei sottostanti.

Il certificato su indici ha una filosofia diversa. Non cerca la cedola massima, ma un equilibrio più prudente. Il rendimento potenziale del 10,8% annuo resta elevato, ma è costruito su un paniere di indici e non su singole azioni molto volatili. È questo il motivo per cui appare più adatto a un investitore che vuole capire bene il rischio prima ancora di guardare alla cedola.

I rischi da non ignorare

Il capitale non è garantito. La protezione vale solo se alla scadenza tutti gli indici sono almeno al 60% del valore iniziale.

Il meccanismo worst of significa che il risultato finale dipende dall’indice peggiore, non dalla media del paniere.

C’è poi il rischio dell’emittente. Il certificato è uno strumento finanziario emesso da una banca: il rimborso dipende anche dalla capacità dell’emittente di rispettare i propri obblighi.

Infine, il rischio di prezzo durante la vita del prodotto. Prima della scadenza il valore del certificato può oscillare anche in modo significativo, in base all’andamento degli indici, alla volatilità, al tempo residuo e alle condizioni di mercato.

Conclusione

Il Phoenix Memory Step Down di UniCredit Bank GmbH su Eurostoxx Banks, S&P 500, Nasdaq 100 e Nikkei 225 si distingue perché cerca di combinare tre elementi: cedola mensile potenziale dello 0,9%, barriera al 60% e durata massima di circa un anno.

Per un investitore non esperto, il modo più corretto di leggerlo è questo: non è un prodotto a capitale garantito e non è un sostituto di un’obbligazione. È uno strumento di rendimento condizionato, che può funzionare bene se i quattro indici non subiscono ribassi superiori al 40% alla scadenza.

La cedola del 10,8% annuo potenziale è interessante, ma va sempre letta insieme alla barriera e al meccanismo worst of. Prima di valutarlo bisogna controllare soprattutto tre cose: quanto distano gli indici dai valori iniziali, quale dei quattro è il peggiore e quanto margine resta rispetto alla barriera del 60%.

Il prodotto appare interessante non perché sia privo di rischi, ma perché offre una struttura relativamente comprensibile: rendimento potenziale a doppia cifra, sottostanti diversificati, barriera profonda e durata breve. La condizione essenziale è non confondere la protezione condizionata con una garanzia del capitale.

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