La locomotiva dell’Africa?
La Nigeria, o meglio il suo cuore pulsante, lo Stato di Lagos, che ha appena consolidato la propria posizione di potenza economica numero due del continente.
I dati del Lagos Economic Development Update parlano chiaro: la tentacolare megalopoli abitata da oltre 16 milioni di persone ha fatto registrare un pil (calcolato a parità di potere d’acquisto) di 259 miliardi di dollari.
Nessuno nella regione africana ha fatto meglio, ad eccezione del Cairo in Egitto. Nella prima metà del 2024 l’economia di Lagos ha inoltre dimostrato una notevole resilienza superando i 21 milioni di dollari, in aumento rispetto ai 15 milioni del 2023. Le previsioni dicono che il pil dello Stato crescerà ancora passando dai 34,2 miliardi di dollari del 2024 ai 41 alla fine del 2025, con una crescita del pil reale che dovrebbe oscillare tra il 5,02% e il 6,49%.
Altri dati per raccontare il contesto nigeriano: gli analisti ritengono che il settore dei servizi continuerà la sua espansione, un’espansione supportata da miglioramenti nell’agricoltura e nella produzione industriale. La stabilità economica sarà inoltre presumibilmente favorita dal calo dei prezzi della benzina e da un tasso di cambio naira/dollaro stabile. L’inflazione, in tutto questo, è stimata intorno al 34,2% mentre quella alimentare al 34,9%.
Il paradosso nigeriano di Lagos
Siamo dunque di fronte ad un paradosso. Già, perché mentre i dati nudi e crudi incoronano Lagos come regina d’Africa, la realtà quotidiana dice che all’interno della metropoli esiste un divario economico clamoroso tra l’élite più ricca e la maggior parte della popolazione.
La Banca Mondiale, per esempio, ha pubblicato un rapporto sul peggioramento della crisi economica in Nigeria che mostra come il 75,5% della popolazione rurale (oltre il 41% di quella urbana) viva ormai al di sotto della soglia di povertà in un contesto di crescenti disparità di reddito. Lagos cresce, si fa bella, attrae investitori stranieri, eppure oltre il 54% dei nigeriani vive perennemente sull’orlo di una crisi acuta, e questo a causa di molteplici shock economici, crescente insicurezza e inflazione incontrollata.
“Il divario di prosperità della Nigeria, ovvero il fattore medio per cui i redditi degli individui devono essere moltiplicati per raggiungere uno standard di prosperità di 25 dollari al giorno per tutti, è stimato a 10,2, superiore a quello della maggior parte dei Paesi omologhi”, si legge nel paper della Banca Mondiale.
Sebbene “le recenti riforme macroeconomiche abbiano iniziato a stabilizzare l’economia, l’inflazione rimane elevata, frenando la domanda dei consumatori e continuando a minare il potere d’acquisto dei nigeriani. I redditi da lavoro non hanno tenuto il passo con l’inflazione, spingendo molti nigeriani, soprattutto nelle aree urbane, nella povertà”, è il quadro finale del citato rapporto.
Un mondo a parte
A Lagos esiste però un mondo a parte. Eko Atlantic City è una città futuristica nella città in fase di realizzazione sulla costa della metropoli, proprio accanto a Victoria Island. Il polo, di 10mila chilometri quadrati, viene paragonato a Dubai proprio perché qui dovranno sorgere lussuose torri, infrastrutture nuove di zecca, viali ispirati a New York e Parigi e piscine sospese.
Gli investimenti previsti? Dai 4 ai 6 miliardi di dollari. Il progetto, che dovrebbe terminare nel 2026, è finanziato dal colosso immobiliare locale Chagoury Group. La China Communications Construction Group (CCCC) è stata una delle principali imprese coinvolte nella fase iniziale del progetto, occupandosi delle operazioni di dragaggio e bonifica marina.
Per gli investitori il momento è particolarmente propizio. A novembre le riserve valutarie della Nigeria hanno raggiunto i 40 miliardi di dollari, il livello più alto da maggio 2023. E nel primo trimestre del 2024, secondo l’Ufficio Nazionale di Statistica, gli investimenti esteri nel Paese hanno toccato quota 3,38 miliardi di dollari, in netto miglioramento rispetto agli 1,09 miliardi di dollari registrati nel trimestre precedente. Luci e ombre sulla città più vibrante dell’Africa.