Tanti clienti giovani, che però investono molto meno rispetto ai “colleghi” più anziani. Criptovalute e blockchain sono argomenti che si direbbe più nelle corde di chi oggi ha all’incirca tra i 18 e 40 anni.
E in effetti in Italia le operazioni in monete digitali sono compiute soprattutto da chi ha meno di 39 anni. C’è un però: ad avere le maggior disponibilità e quindi a investire sono principalmente gli over 40, una minoranza che tuttavia detiene quasi il 59% del controvalore in euro del saldo totale delle valute virtuali.
Secondo l’ultimo aggiornamento (al terzo trimestre 2023) dell’Oam, l’Organismo degli agenti e dei mediatori, in merito alle operazioni dei clienti dei Vasp (gli operatori delle valute virtuali), sono oltre 1,4 milioni le persone che hanno compiuto operazioni in criptovalute in Italia. Di queste, oltre 968 mila sono under 39, ossia il 66% del totale, a fronte di poco più di 507 mila over 40 (che di conseguenza rappresentano il 34%). Per le criptovalute emerge quindi una chiara preponderanza di interessati tra i Millennial e i ragazzi della Generazione Z, anche se di fatto la ricchezza in monete virtuali è nelle mani principalmente di investitori tra i 40 e i 60 anni.
Bisogna prima di tutto considerare che degli 1,4 milioni di investitori italiani, solo 1,1 milioni risultava detenere criptovalute al 30 settembre 2023 (per un controvalore in euro pari a 911,7 milioni e quindi una media detenuta per investitore di poco superiore a 820 euro).
La fascia d’età in assoluto più numerosa di investitori è quella di chi ha tra i 18 e i 29 anni, che rappresentano il 38% del totale degli investitori in criptovalute in Italia. A seguire c’è quella 30-39 anni (28%) e poi progressivamente a scendere quella 40-49 anni (18%), 50-59 anni (11%), 60-69 anni (4%) e over 70 (1%). Quindi, sì: la percezione che l’interesse per le criptovalute sia più diffuso tra i giovani è senza dubbio fondato. Anche se più attenzione alle monete digitali non significa necessariamente maggiore disponibilità a investire: quest’ultima sembra appartenere soprattutto a chi ha già compiuto almeno quarant’anni.
Se infatti ci riferiamo a quel 1,1 milioni di persone che detenevano criptovalute, la situazione è totalmente sbilanciata a favore degli over 40. Nonostante siano in minoranza (il 29% del totale dei clienti dei Vasp), gli investitori che hanno tra i 40 e i 59 anni detengono il 53,5% del saldo totale delle valute legali in Italia, il 49% del controvalore in euro del saldo totale delle valute virtuali e il 55,5% del controvalore delle operazioni di conversione da valuta virtuale a legale. Andando in là con gli anni il peso degli investitori, in proporzione, cresce ulteriormente: gli over 60 rappresentano appena il 5% di tutti i clienti degli operatori di criptovalute, eppure detengono il 9,6% del controvalore in euro del saldo totale delle valute virtuali.
La quasi totalità dei clienti degli operatori di valute digitali in Italia (il 99,9%) è rappresentata da persone fisiche, mentre appena lo 0,09% da persone giuridiche, ossia società e associazioni, prevalentemente con sede nelle regioni del Nord (nel 42% dei casi) e del Centro (30%).