Altro che BTP. Così avresti potuto guadagnare il 6% ogni anno per 20 anni

Gerardo Marciano

12 Aprile 2026 - 15:39

Incassare dividendi per anni non è teoria: a Piazza Affari alcuni titoli hanno pagato rendimenti medi annui molto elevati, ma la classifica vera riserva sorprese.

Altro che BTP. Così avresti potuto guadagnare il 6% ogni anno per 20 anni

C’è un’illusione pericolosa che corre tra i corridoi di Piazza Affari: l’idea che un rendimento a doppia cifra, magari sbandierato in prima pagina dopo un’annata d’oro, sia il segnale di un affare imperdibile. Non lo è. Anzi, spesso è l’esatto contrario. Un dividendo isolato e altissimo è come il ruggito di un motore truccato: impressiona al semaforo, ma non ti dice se la macchina riuscirà ad arrivare a fine viaggio.

Per chi cerca la vera rendita - quella che paga le bollette, finanzia i viaggi o costruisce la pensione integrativa - il numero che brilla oggi conta meno di zero. Quello che conta è la disciplina. Chi ha saputo pagare quando il petrolio crollava? Chi ha staccato l’assegno mentre le banche centrali chiudevano i rubinetti? Chi ha avuto il coraggio di premiare i soci anche durante una pandemia globale? È in questa spietata selezione naturale che si separano i «campioni della domenica» dai veri sovrani del listino milanese.

Se vuoi smettere di inseguire miraggi e iniziare a costruire un portafoglio di ferro, devi smettere di guardare il rendimento dell’ultimo anno e iniziare a guardare la struttura del potere distributivo.

La lente dei 20 anni: il club degli inossidabili

Per capire chi comanda davvero a Piazza Affari, dobbiamo attivare il filtro della storia. Abbiamo preso il FTSE MIB e lo abbiamo passato al setaccio degli ultimi vent’anni (2006-2025). Abbiamo cercato solo le aziende che hanno pagato almeno 19 volte su 20. Una soglia quasi impossibile, che richiede una resilienza fuori dal comune.

In questo scenario, la classifica non è una lista di nomi, è un monumento alla continuità.

Ecco i 5 sovrani del ventennio:

Eni (6,16% medio): Il colosso energetico è il maratoneta supremo. Ha attraversato shock petroliferi e transizioni ecologiche senza mai tradire il patto con l’azionista. È la base di ogni portafoglio da rendita in Italia.

Enel (5,92% medio): Nonostante i debiti necessari a cablare il futuro elettrico, Enel è rimasta una macchina da cedole implacabile. Un rendimento che rasenta il 6% spalmato su due decenni è un miracolo finanziario.

Snam (5,82% medio): La quintessenza dell’utilità. I tubi del gas sono autostrade di denaro che portano dividendi sicuri nelle tasche di chi ha pazienza.

Banca Mediolanum (5,33% medio): La dimostrazione che il risparmio gestito può essere generoso quanto una compagnia petrolifera. Una gestione familiare che si riflette in una disciplina ferrea.

Terna (5,28% medio): La rete elettrica nazionale è un business noioso? Forse. Ma per un investitore, «noioso» significa prevedibile. E la prevedibilità è il padre del benessere finanziario.

Accanto a loro, nomi come Azimut, Hera e Generali completano un quadro dove l’energia e le utility dominano la scena. Ma attenzione: questa è la storia. E la storia, pur essendo maestra, non sempre ci dice chi vincerà la gara di domani.

Il «mistero» di Intesa Sanpaolo: perché i numeri possono ingannare

Qui dobbiamo fare un’operazione di verità su uno dei titoli più amati e discussi dagli italiani: Intesa Sanpaolo. Se prendi la classifica dei vent’anni, Intesa non c’è. Sparita. Esclusa.

Molti investitori, vedendo questa assenza, potrebbero pensare: «Allora non è un buon titolo da cedola». Errore. Intesa viene penalizzata da un criterio statistico brutale: ha saltato l’appuntamento con il dividendo in quattro occasioni critiche (2008, 2011, 2013 e 2019). Questo la fa scendere a 16 pagamenti su 20, facendola finire fuori dal club degli «inossidabili».

Ma c’è un trucco che il mercato spesso non ti dice. Quei «salti» non erano sempre figli di una debolezza dell’azienda, ma spesso di diktat regolatori (pensate al blocco dei dividendi bancari imposto dalla BCE durante il Covid) o di scelte strategiche di rafforzamento del capitale che hanno reso la banca quella corazzata che è oggi.

Se cambiamo lente e guardiamo solo agli ultimi 10 anni, il quadro si ribalta. Intesa non solo rientra nel club, ma si prende il centro della scena con una prepotenza impressionante.

La classifica dei 10 anni: la nuova guardia del rendimento

Negli ultimi dieci anni (2016-2025), il mercato è cambiato. Abbiamo vissuto tassi zero, inflazione galoppante e rialzi storici della BCE. In questo caos, è emersa una nuova gerarchia che privilegia chi ha saputo adattarsi al «nuovo mondo».

In questa classifica, il podio cambia pelle:

Banca Mediolanum (6,80%): Si conferma regina, aumentando persino il suo rendimento medio rispetto alla serie lunga.

Intesa Sanpaolo (6,76%): Ecco il riscatto. Nell’ultimo decennio, Intesa ha pagato quasi sempre e lo ha fatto con una generosità travolgente. Per chi guarda al presente, è un titolo imprescindibile.

Azimut (6,41%): Continua a macinare rendimenti pesanti, dimostrando che la flessibilità nel risparmio gestito paga cedole altissime.

Poste Italiane (6,34%): Il «postino» non bussa più due volte, ma paga puntuale ogni anno. Un’azienda trasformata che è diventata una vera beniamina dei cedolisti.

Questa seconda classifica ci dice una cosa fondamentale: il settore bancario e assicurativo ha strappato lo scettro della generosità alle utility pure. Aziende come Unipol (6,19%) e Generali (5,90%) dimostrano che oggi la vera rendita si trova dove si gestisce il rischio e il denaro degli altri.

Il killer silenzioso: cos’è il payout e perché deve spaventarti

Se il rendimento è la carrozzeria di un’auto, il Payout Ratio è il livello dell’olio nel motore. Il Payout ci dice quale percentuale degli utili viene distribuita ai soci. Se un’azienda guadagna 100 e distribuisce 100, ha un payout del 100%. Sembra fantastico, vero? Sbagliato. Un’azienda che distribuisce tutto quello che guadagna è un’azienda che non sta investendo un solo centesimo nel suo futuro. Non sta comprando nuovi macchinari, non sta facendo ricerca, non sta acquisendo concorrenti. È un’azienda che sta lentamente liquidando se stessa per tenere contenti gli azionisti oggi, rischiando di lasciarli a secco domani.

Il payout «sano»: Generali, Mediolanum e Terna si muovono spesso in zone di equilibrio. Distribuiscono molto, ma tengono abbastanza in cassa per continuare a crescere.

Il payout «tirato»: titoli come Snam ed Enel hanno attraversato fasi in cui il payout si faceva molto alto per sostenere cedole storiche a fronte di investimenti colossali sulla rete. È un equilibrio delicato che l’investitore deve monitorare come un cardiologo.

La strategia di Intesa: dal 2021 al 2025, Intesa si è stabilizzata su un payout del 70-71%. Per una banca con la sua solidità patrimoniale, è la «zona perfetta»: restituisce moltissimo ai soci, ma mantiene una riserva di capitale che la mette al riparo da tempeste future.

Le «serie in crescita»: I campioni che non si fermano mai

C’è un’ultima categoria di titoli, forse la più sofisticata: quelli che non solo pagano sempre, ma che ogni anno cercano di pagarti un po’ di più. È la filosofia dei «Dividend Aristocrats» americani applicata a Piazza Affari.

In questa élite spiccano nomi che non sempre hanno i rendimenti più alti in percentuale, ma hanno le traiettorie più costanti:

Recordati: un gioiello del farmaceutico. Continuità assoluta e una progressione della cedola che sembra un orologio svizzero.

Italgas: un’altra utility che ha fatto della regolarità la sua bandiera.

Ferrari: il rendimento percentuale è basso perché il prezzo del titolo è volato alle stelle, ma la crescita del dividendo è costante. Qui non compri la cedola per vivere di rendita oggi, la compri per vedere il tuo capitale rivalutarsi insieme al dividendo.

Il verdetto per il 2026: Ddve mettere i tuoi soldi?

Se oggi dovessi costruire il «Portafoglio della Rendita Perfetta» basandoti su questa analisi, non sceglieresti il titolo che ha reso di più lo scorso mese. Sceglieresti un mix tra la roccia storica e la forza recente.

Per la sicurezza storica: Eni e Terna. Sono le fondamenta della casa.
Per il rendimento aggressivo: Intesa Sanpaolo e Banca Mediolanum. Sono i motori che spingono il rendimento complessivo sopra il 6%.
Per la tranquillità geopolitica: Poste Italiane e Snam. Business legati al territorio che difficilmente spariranno.

La lezione finale è questa: smetti di fare il tifoso e inizia a fare l’analista di te stesso. Piazza Affari è un banchetto ricchissimo, ma solo per chi sa sedersi a tavola con la pazienza di chi aspetta vent’anni, non con la fame di chi vuole tutto subito. Il dividendo non è un regalo della società; è il frutto di un’azienda che funziona. Se l’azienda smette di funzionare perché distribuisce troppo, il tuo dividendo domani sarà solo un ricordo. Scegli la sostanza, scegli la storia, e i soldi arriveranno di conseguenza.