I due bond “ammiraglia” sulle rispettive scadenze emessi a inizio mese si sono apprezzati già nelle prime sedute di contrattazioni. I titoli sono nati con dei buoni payout nominali annui, a cui si sono aggiunti gli effettivi a scadenza esitati grazie ai rispettivi prezzi sotto cento. In entrambi i casi il regolamento è avvenuto martedì 9, e in due giorni il mercato ha fatto salire i corsi deprimendo gli yield. Possiamo dirlo, i titoli benchmark BTP 3,25% e BTP 4,65% hanno già conquistato il cuore dai risparmiatori.
Il nuovo BTP a 7 anni lanciato dal Tesoro
Il 2 settembre il MEF ha emesso tramite collocamento sindacato una dual tranche di altrettanti BTP benchmark sulle rispettive scadenze. In un caso si è trattato della 1° tranche del BTP Tf 3,25% Nov32 con matricola identificativa ISIN IT0005668220. L’importo assegnato agli Specialisti è stato di 13 mld di €, la cui domanda era stata di poco oltre i 110 mld.
Il titolo ha data emissione e regolamento al 09/09/’25 e scadenza al 15/11/’32, un tempo quasi pari alla durata media del debito pubblico nazionale. Ogni 6 mesi (15/11 e 15/05) stacca una cedola dell’1,625%, quasi l’1,42% netto, tranne la 1° in assoluto che è del tipo corta paga lo 0,591712%. La duration modificata, infine, è del 6,27.
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Ritorno totali lordi, netti e reali del BTP con ISIN IT0005668220
Acquistato a 100 in emissione e tenuto fino alla fine l’incasso lordo complessivo sarebbe stato del 23,341712%, all’incirca il 20,4% netto in 7 anni buoni. Dividendo quest’ultimo per tutta la vita utile ne uscirebbe un ipotetico ritorno annuo netto (di sola ritenuta fiscale) del 2,84% circa. Ora, al netto di eventuali, future escalation dell’inflazione che ad oggi ignoriamo, c’è che il titolo dovrebbe garantire anche dei ritorni reali (oltre che netti) positivi.
Il prezzo di aggiudicazione del collocamento sindacato è stato invece a 99,67, per un rendimento lordo esitato del 3,33% (dati: MEF). A spanne, circa mezzo punto percentuale in più rispetto ai ritorni lordi e netti complessivi di cui sopra.
Infine è arrivata la “prova mercati”, cioè lo sbarco sul MOT, che non ha deluso le aspettative. Nei primi 2 giorni ha prezzato tra 100,48 e 101,10 centesimi per un totale di 86 contratti conclusi martedì (5,89 mln di € di controvalore) e 59 mercoledì 10 (3,66 mln di €). Ai corsi attuali l’effettivo annuo lordo a scadenza è del 3,11% (dati: Borsa Italiana), cioè poco più di un punto percentuale complessivo in meno da qui a novembre 2032.
Giusto a titolo di raffronto, il BTP Tf 2,5% Dc32, avente 15 giorni di vita residua in più rispetto al nostro benchmark, prezza 96,52 per un effettivo annuo lordo del 3,06%.
I titoli benchmark BTP 3,25% e BTP 4,65% hanno già conquistato il cuore dai risparmiatori
L’altro BTP ammiraglia di settembre è il trentennale con ISIN IT0005668238 in scadenza il 1° ottobre 2055 e un flottante di 5 mld di €. “Per adesso”, viene da dire, dato che siamo solo alla 1° tranche ed altre giungeranno da qui al futuro.
Passiamo direttamente ai ritorni lordi e netti complessivi. Se lo avessimo acquistato a 100 in principio e tenuto fino alla fine, il ritorno lordo totale sarebbe stato del 139,78%, inclusa la prossima cedola corta del 1° ottobre dello 0,279508%. Il prezzo di aggiudicazione esitato, invece, è stato a 99,56 per uno yield effettivo del 4,732% (dati: MEF). Infine ecco i prezzi attuali del titolo sul MOT, subito schizzati in area 102-103 dato che in due giorni i prezzi min-max sono stati 101,77 e 103,14. L’effettivo a scadenza attuale, quindi, si è ridotto e portato al 4,52% lordo.
Quanto ai contratti (122 martedì e 88 mercoledì) e al controvalore giornalieri tradati (7,5 e 9,05 mld di €), infine, i numeri sono maggiori rispetto al settennale. Perché?
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Investitore cassettista o investitore speculatore?
Il motivo attiene al fatto che il trentennale attira sicuramente molti più trader in bond rispetto a quanto non faccia il titolo più corto. Il BTP Fx 4.65% Oct55 parte da una ricca cedola, un’elevata durata residua e una corposa duration modificata del 15,95. Tutti ingredienti capaci di dare spinta ai corsi sia al rialzo che al ribasso e di generare, in definitiva, apprezzabili movimenti anche sul brevissimo termine. È il terreno di caccia prediletto dagli speculatori, ad altissima propensione al rischio, la cui presenza rende più liquidi gli scambi sul mercato secondario.
Al suo cospetto il settennale si presenta come il bond più stabile (meglio: molto meno volatile), più adatto al profilo dell’investitore cassettista di medio termine. Gli attuali prezzi di ingresso non sono ancora tirati, la cedola è buona e la scadenza né corta né lunga.
Insomma, due neo benchmark differenti per due potenziali identikit di investitori diametralmente opposti.