I minimi di borsa potrebbero essere di nuovo testati

Tommaso Scarpellini

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Le borse rimbalzano ma l’incertezza politica, l’assenza di stimoli e valutazioni elevate suggeriscono che il rischio di un nuovo test dei minimi non è ancora escludibile.

I minimi di borsa potrebbero essere di nuovo testati

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Ti sei accorto di quanto velocemente può cambiare il sentiment di mercato? Sono bastate appena 4 sessioni consecutive di rialzi, con un recupero di qualche punto percentuale dai minimi di aprile, e un rallentamento della tensione sui dazi per far riaccendere l’ottimismo.

L’indicatore CNN Fear & Greed Index, che solo pochi giorni fa si trovava in territorio di Extreme Fear, è già tornato verso livelli più miti di semplice Fear. Alcuni analisti parlano addirittura di un possibile recupero a V-shaped recovery, a indicare una crescita rapida e verticale, forse fino ai massimi precedenti.

Ma se invece ti dicessi che il mercato azionario potrebbe toccare nuovamente i minimi recenti?

La volatilità sembra placarsi, ma l’incertezza resta alta

Nonostante il VIX sia tornato sotto quota 30 e il MOVE Index abbia placato la sua fame di volatilità, c’è ancora un grande assente che pesa sulla struttura di mercato: l’Economic Policy Uncertainty Index (EPU). Questo indicatore, poco trattato nel dibattito quotidiano, resta a livelli altissimi, paragonabili solo ai momenti più bui della crisi COVID-19.

Livelli così elevati di incertezza politica non sono mai un buon segnale per i mercati. Storicamente, quando l’incertezza è dominante, le borse faticano a salire in modo sostenibile: bastano piccoli eventi avversi per innescare un flight-to-quality o pesanti vendite sui titoli più rischiosi.

Le lezioni della storia

La storia, del resto, è ricca di lezioni dimenticate. Durante la crisi finanziaria globale, abbiamo assistito ad oltre 10 rally superiori al 10% ciascuno, senza però impedire un crollo complessivo del 57%. Durante la bolla tech, si sono registrati rally settimanali superiori anche al 14%, ma il risultato finale fu comunque un -49%. Questi dati suggeriscono che rimbalzi anche forti non escludono, anzi spesso precedono, nuove discese.

E la recessione?

C’è un’altra domanda importante da porsi: perché nessuno parla più di recessione? Il modello GDPNow della Fed di Atlanta segnala ancora una contrazione superiore al 2% su base annualizzata. Un dato preoccupante, soprattutto considerando che, rispetto ai cicli precedenti, oggi non ci sono né stimoli fiscali né stimoli monetari a sostenere il mercato. La Federal Reserve è ferma sui tassi per paura dell’inflazione.

La Cina, nel frattempo, non mostra progressi tangibili sui negoziati commerciali. E le valutazioni azionarie rimangono elevate: il rapporto P/E dell’S&P 500 si aggira attorno a 23x, ben sopra la media storica di 18-19x, che sarebbe più compatibile con i fondamentali attuali.

Aspettarsi l’inaspettato

Potremmo essere di fronte a una di quelle situazioni in cui si dirà: “Non avrei mai pensato che...”, riferendosi a un nuovo crollo dei listini? Non è da escludere, considerando che è proprio quando si abbassa la guardia che arrivano i veri problemi. Nei mercati finanziari, aspettarsi l’inaspettato è spesso la strategia più prudente.

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