I Btp sono ancora un’opportunità da non lasciarsi scappare.
Nonostante il restringimento dello spread tra i Btp italiani e gli Oat a causa delle turbolenze politiche parigine possa essere un fenomeno passeggero - con i governativi francesi che dovrebbero ridurre nuovamente i rendimenti durante il 1° semestre 2025 - gli investitori dovrebbero focalizzarsi sull’evoluzione dello spread tra i Bund tedeschi e i Btp italiani.
Il rallentamento economico della Germania e l’aumento delle incertezze politiche tedesche (di fronte ad una stabilità di governo italiana fino al 2027) potrebbero far aumentare i rendimenti dei Bund. E far scendere quelli dei Btp.
Al contrario di Berlino, con alle porte le elezioni anticipate nella primavera del 2025, la stabilità politica dell’Italia (per l’assenza di un’opposizione solida e strutturata del centro-sinistra), assieme alla forte domanda di titoli sovrani italiani e all’attuale panorama macroeconomico italiano favorevole per il 2025 (si esclude infatti l’ingresso in recessione per l’Italia allo stato attuale) potrebbero favorire una convergenza dei rendimenti nel lungo periodo, con tassi italiani al ribasso e tassi tedeschi al rialzo.
Quanto tempo che è passato dal biennio 2011-2012!
Questo scenario in vista nel 2025 è infatti un’opzione che sembrava impensabile durante la crisi del debito sovrano europeo, quando l’Italia era vista come l’anello debole del gruppo dei PIGS.
Ora, tale convergenza appare possibile e potrebbe semplificare l’azione della BCE nel mantenere costi di finanziamento simili per tutti i paesi dell’Eurozona. Si veda qui sotto l’andamento dello spread tra Italia e Germania dal 2010 al 2024: dai massimi di 550 punti base di novembre 2011 e luglio 2012 siamo scesi, al 16 dicembre, a 115 punti base: di strada se ne è fatta davvero tanta.
Il merito del restringimento dello spread dal 2012 al 2014 tuttavia fu, storicamente, non il nostro, ma di “Santo Mario Draghi” e del suo famoso discorso del luglio 2012, durante il quale pronunciò la famosa frase “Whatever it takes”, che garantiva supporto illimitato della BCE ai titoli di Stato dell’area euro, soprattutto a favore di quelli italiani che più venivano bersagliati dagli attacchi di hedge fund americani e inglesi.
SPREAD ITALIA-GERMANIA DEI TITOLI DI STATO DECENNALI DAL 2010 AL 2024
FONTE: BLOOMBERG
Di fatto, se lo spread tra Bund e Btp a 10 anni dovesse continuare a ridursi, ma la Germania riuscisse a ristrutturare la sua economia, a riprendersi e a mantenere un deficit inferiore a quello di Francia e Italia, lo spread potrebbe stabilizzarsi a un livello inferiore ai 100 punti base, anche se storicamente basso. Una possibile soluzione per supportare questo scenario potrebbe essere un’apertura della Germania all’emissione di debito a livello europeo per finanziare investimenti in settori strategici, come la difesa e le infrastrutture tecnologiche.
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Si possono escludere quindi rendimenti dei Bund tedeschi verso il 2,75-3% nel 2025? No, non possiamo.
Nonostante le previsioni di un taglio dei tassi da parte della BCE, è improbabile che i tassi tedeschi tornino ai livelli vicini allo zero, anche se l’economia tedesca dovesse subire un rallentamento più forte di quello che ci aspettiamo ora. Anche se i tassi più bassi di mercato monetario (quelli governati dalla BCE) potrebbero fornire sollievo alla economia tedesca, non risolverebbero le sfide strutturali che la Germania si trova ad affrontare, dopo la perdita della Russia come importante partner commerciale energetico.
La necessità di riforme energetiche, l’aumento della spesa per la difesa e gli investimenti in tecnologia richiederanno necessariamente un forte stimolo fiscale, che spingerà a un aumento delle emissioni di obbligazioni governative in Germania.
Secondo le previsioni dei mercati, la BCE abbasserà i tassi all’1,75% entro la fine del 2025, e la curva dei rendimenti dei Bund tedeschi potrebbe normalizzarsi, con i titoli decennali che potrebbero arrivare a offrire un rendimento del 2,75-3%, rispetto al 2,10% attuale.
E ai Btp cosa succederà? Mi aspetto un mercato supportato da una domanda stabile. D’altronde, sulla curva dei Btp sono stato sempre positivo sin dagli articoli che ho scritto dalla fine del 2023 in poi su queste pagine.
I Btp italiani sembrano ben posizionati in questo scenario in evoluzione economica positiva per l’Italia. Certo, l’inflazione di fondo rimane alta al 2,7%, ma ci sono poche incertezze sulla direzione futura dei tassi della BCE, come ha detto la Lagarde a Vilnius oggi 16 dicembre:
“Se i dati continuano a confermare lo scenario di base, la direzione di viaggio è chiara e ci aspettiamo di abbassare i tassi d’interesse ulteriormente nel 2025”.
L’inflazione dunque in area euro continuerà a scendere. E come fate a fare a meno di un decennale o di un trentennale italiano?
I titoli italiani continuano a rappresentare una buona opportunità per gli investitori in cerca di protezione dall’inflazione e di rendimenti più alti. La BCE, pur probabilmente abbassando i tassi, procederà con cautela, influenzata dagli indicatori macroeconomici, il che rende i Btp italiani un’opzione interessante per chi cerca una protezione contro i rischi inflazionistici, acquistando i titoli a rendimento reale positivo nella fascia 7 anni /10 anni. E poi ci sono i Btp Italia che non fareste male a iniziare a comprare a gennaio 2025, a copertura di quei rischi inflazionistici, che potrebbero sempre risvegliarsi all’improvviso.
C’è anche un altro fattore che mi spinge ad essere positivo sui Btp italiani nel 2025.
I Btp italiani beneficiano di una struttura proprietaria solida e stabile: circa il 50% dei titoli è detenuto da investitori nazionali e un altro 24% dalla Banca d’Italia, lasciando solo il 26% ai detentori stranieri. Questo garantisce una maggiore stabilità rispetto alla Germania, dove il 46% dei titoli di Stato è in mano a investitori esteri, aumentando la volatilità dei Bund, che potrebbe essere esposto ad attacchi degli investitori stranieri se il rapporto deficit /PIL dovesse aumentare.
Tale vulnerabilità è accentuata dalla debolezza economica della Germania, dalle incertezze politiche tedesche e dalla prospettiva di un possibile stimolo fiscale, che porterebbe ad un moderato innalzamento del rapporto debito/PIL.
Riassumendo, ecco lo scenario 2025 che mi sembra il più probabile per i governativi dell’area euro:
- Convergenza Bund-Btp: i rendimenti dei Bund tedeschi potrebbero salire a causa delle difficoltà economiche della Germania, mentre la stabilità dell’Italia potrebbe favorire una convergenza dei rendimenti tra Btp e Bund. Vendete i Bund e compratevi Btp, un’idea che un tempo sembrava improbabile.
- Tassi sul Bund 10y al 3%: non possiamo escluderlo, visto che le necessarie riforme e l’aumento della spesa fiscale in Germania potrebbero portare a un rialzo dei rendimenti dei Bund, con un possibile raggiungimento del 3% per i titoli a 10 anni.
- I Btp sono ancora da comprare ed hanno tassi reali positivi nel tratto medio lungo della curva. Allo stato attuale possono ancora essere usati come copertura contro l’inflazione: In un contesto di inflazione persistente e di incertezze sui tassi della BCE, i Btp italiani offrono rendimenti interessanti, rendendoli attraenti per gli investitori in cerca di protezione dall’inflazione.
- I Btp sono diventati pressoché inattaccabili dagli speculatori internazionali, grazie alla “vigilanza” della BCE sui mercati governativi, ma anche grazie alla proprietà dei titoli, che sta diventando sempre più nazionale: Il debito pubblico italiano si sta “giapponesizzando” (brutto termine, lo so, ma richiama la situazione del debito/PIL del Giappone che è superiore al 220% ma è allocato al 99% in territorio giapponese). Possiamo continuare ad investire in Btp sapendo che la forte presenza di investitori nazionali nei Btp italiani li rende meno vulnerabili alla volatilità di mercato, rispetto alla maggiore esposizione agli investitori esteri dei titoli tedeschi.
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