Hong Kong sfida la Cina sui diritti: cosa succede?

Hong Kong si è risvegliata in agitazione all’indomani dell’approvazione della nuova legge sulla sicurezza nazionale voluta dalla Cina. Proteste, arresti e richiami ai diritti e all’indipendenza: cosa sta succedendo?

Hong Kong sfida la Cina sui diritti: cosa succede?

Hong Kong ha mostrato il suo doppio volto nella giornata di mercoledì 1 luglio: da una parte la compagine istituzionale fedele alla Cina, dall’altra la popolazione in strada in feroce protesta contro Pechino.

Si torna, dunque, a un clima incandescente nel’ex colonia britannica. Dopo l’avvenuta approvazione della controversa legge sulla sicurezza nazionale da parte del Parlamento cinese, Hong Kong teme la cancellazione definitiva di ogni libertà finora garantita. E, quindi, sta protestando.

Doppio scenario, dunque: i funzionari di Hong Kong, capeggiati da Carrie Lam, hanno celebrato il 23 ° anniversario del ritorno del territorio in Cina. I manifestanti si sono radunati, pur senza autorizzazione, per reclamare indipendenza da Pechino, con tanto di arresti e interventi della polizia.

Cosa sta succedendo?

Hong Kong (di nuovo) contro la Cina: cosa succede?

Mercoledì 1 luglio la polizia di Hong Kong si è mossa rapidamente contro i manifestanti che si stavano preparando per il primo raduno dall’introduzione della legislazione sulla sicurezza.

Agenti antisommossa hanno usato spray al peperoncino per arrestare almeno due persone, mentre una stazione della metropolitana ha chiuso.

Il clima è tornato a infiammarsi e, all’indomani dell’approvazione del controverso provvedimento, le forze dell’ordine hanno fatto il loro richiamo proprio alla legge per fermare i manifestanti.

C’è stato, infatti, il primo arresto in nome della nuova legislazione. Nel dettaglio, è stato fermato un uomo in possesso di una bandiera a sostegno del’indipendenza.

Questo l’avvertimento della polizia: “Stai mostrando bandiere o striscioni / cantando slogan / o ti stai comportando con un intento di secessione o sovversione, che può costituire reato ai sensi della ... legge sulla sicurezza nazionale”

L’episodio racconta in modo chiaro come si sta trasformando Hong Kong. Secondo Pechino e Carrie Lam ci sarà soltanto più ordine e sicurezza.

Ma in tanti, in realtà, temono concretamente che la città più libera della Cina e uno dei centri finanziari di maggiore spicco nel mondo abbia ormai imboccato la strada del controllo autoritario da parte di Pechino.

Una nuova fase per Hong Kong

La legge sulla sicurezza ristruttura radicalmente le relazioni tra Pechino e Hong Kong previste dal cosiddetto quadro “un Paese, due sistemi”, cancellando la divisione legale tra la magistratura indipendente della città e le corti controllate dal partito continentale.

Il provvedimento autorizza la Cina a costituire un’agenzia di sicurezza nazionale in città, dotata di funzionari che non sono vincolati dalle leggi locali nell’esercizio delle loro funzioni.

I crimini perseguiti comprendono secessione, sovversione, terrorismo e collusione con forze straniere punibili fino all’ergastolo.

Nello specifico, danneggiare determinati mezzi e attrezzature di trasporto sarà considerato un atto di terrorismo; le autorità possono sorvegliare e intercettare persone sospettate di mettere in pericolo la sicurezza nazionale; chiunque sia stato condannato per violazione della legislazione sulla sicurezza non potrà partecipare alle elezioni di Hong Kong; sarà rafforzata la gestione di ONG e agenzie di stampa straniere sul territorio.

Il testo completo della legge ha fornito tre scenari in cui la Cina potrebbe avviare un procedimento giudiziario: casi complicati di interferenza straniera, “casi molto gravi” e quando la sicurezza nazionale deve affrontare “minacce serie e realistiche”.

Per Hong Kong si è aperta davvero una nuova fase.

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Cina Hong Kong

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