Ho chiesto a ChatGPT di creare un budget per farmi risparmiare. Ecco cosa ha risposto (e cosa ha funzionato)

Giacomo Astaldi

14 Maggio 2026 - 11:35

Ho chiesto a ChatGPT di creare un budget per farmi risparmiare e ho seguito i suoi consigli. Ecco cosa ha funzionato davvero.

Ho chiesto a ChatGPT di creare un budget per farmi risparmiare. Ecco cosa ha risposto (e cosa ha funzionato)
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Il mondo è pieno di esperti di finanza personale, o sedicenti tali, che non vedono l’ora di condividere i loro consigli in materia di budget. Ma in fin dei conti, il concetto è semplice: un budget consiste semplicemente nell’assicurarsi di non spendere più di quanto si guadagna. Per alcuni è facile anche senza un budget ma per la maggior parte di noi, non è così semplice.

Siamo ormai abituati a chiedere all’intelligenza artificiale praticamente qualsiasi cosa, dallo scrivere email di lavoro al realizzare itinerari di viaggio, dal condividere programmi di allenamento al darci persino dei consigli sentimentali. A questo punto manca solo una domanda: può davvero aiutarci a risparmiare soldi?

E allora proviamo. Ho chiesto a ChatGPT di spiegarmi chiaramente come creare un budget che mi faccia risparmiare. Ed ecco cosa ne è uscito fuori.

Il problema delle “piccole spese invisibili”

ChatGPT ha iniziato la sua analisi con una frase tanto semplice quanto vera:

“Le difficoltà economiche quotidiane raramente nascono da una singola grande spesa. Più spesso derivano da tante piccole uscite ripetute”.

Secondo l’intelligenza artificiale, il problema non sta tanto nell’affitto o nelle bollette, quanto in quei costi che sembrano innocui quando vengono presi singolarmente, come il caffè preso al bar ogni mattina, il delivery ordinato dopo una giornata stancante, gli acquisti fatti “solo perché erano in sconto”.

Il chatbot mi ha suggerito di dividere le spese in tre categorie: essenziali, variabili e superflue. Le prime comprendono affitto, trasporti, bollette e spesa alimentare, le seconde includono tempo libero e hobby e le terze rappresentano tutto ciò che può essere ridotto senza compromettere davvero la qualità della vita.

A quel punto ChatGPT ha proposto il classico metodo del 50/30/20: il 50% del reddito destinato alle necessità, il 30% alle spese personali e il 20% al risparmio. Nulla di rivoluzionario, ma la parte interessante è arrivata subito dopo, quando ha iniziato a personalizzare i consigli.

L’AI consiglia: “Non devi smettere di vivere”

Invece di proporre un approccio estremo al risparmio, ChatGPT sembra puntare sulla sostenibilità psicologica del budget.

Un piano finanziario troppo rigido tende a fallire”, scrive. “Le persone mantengono più facilmente abitudini realistiche rispetto ai sacrifici drastici”.

Niente discorsi da guru della finanza personale che invitano a eliminare qualsiasi piacere. Anzi, il chatbot insiste su un punto preciso: concedersi qualcosa ogni tanto è necessario per evitare di abbandonare il piano dopo poche settimane.

Quando gli ho confidato di ordinare cibo a domicilio almeno tre volte a settimana, la risposta non è stata “smetti immediatamente”, ma “prova a ridurre gradualmente: da tre ordini a uno solo”. Un approccio molto più realistico di quanto ci si potrebbe aspettare da un’intelligenza artificiale.

Lo stesso vale per gli abbonamenti digitali. “Molti servizi vengono dimenticati dopo il primo mese”, mi ha ricordato. Dopo aver controllato il conto corrente, ho scoperto che stavo pagando due piattaforme streaming che non aprivo da mesi e un’applicazione fitness scaricata durante un improvviso entusiasmo sportivo mai realmente concretizzato.

I consigli più utili per risparmiare, dati dall’AI

Tra le varie indicazioni dell’AI, alcune sono prevedibili, altre più pratiche. ChatGPT mi ha suggerito di impostare un bonifico automatico verso un conto separato il giorno stesso dell’accredito dello stipendio. “Risparmiare ciò che rimane a fine mese funziona raramente”, mi spiega. “Meglio mettere da parte una cifra fissa appena ricevi i soldi”.

Un altro consiglio potenzialmente utile riguarda le spese impulsive. Il chatbot consiglia di fissare un limite settimanale per acquisti non necessari e, soprattutto, di aspettare 24 ore prima di comprare qualcosa online. “Molti acquisti impulsivi perdono attrattiva già il giorno successivo”.

Poi c’è il suggerimento forse più curioso, quello di usare denaro contante per alcune categorie di spesa. Secondo ChatGPT, pagare fisicamente rende più consapevoli rispetto ai pagamenti digitali invisibili e immediati, soprattutto nel caso di delivery, shopping e uscite serali. Può sembrare un’idea quasi antiquata, ma vedere il denaro diminuire materialmente produce una percezione più concreta della spesa. Si tratta del cosiddetto “pain of paying”, indagato in diversi studi, come quello di Scott Rick della University of Michigan, che spiega come il pagamento in contanti generi una vera e propria “frizione emotiva” che aiuta a controllare le spese, o nella ricerca pubblicata nel Journal of Economic Behavior & Organization nel 2024 che mostra come i pagamenti elettronici “fanno meno male” rispetto al contante e portano più facilmente a spendere di più.

Ma perché parlare di soldi con un’AI?

L’aspetto più interessante del mio esperimento, però, non riguarda il budget in sé, quanto piuttosto il rapporto che si crea con uno strumento come ChatGPT. Parlare di soldi con altre persone è spesso complicato, c’è imbarazzo, senso di colpa, paura del giudizio. Ma con l’intelligenza artificiale tutto questo sparisce e si possono ammettere cattive abitudini finanziarie senza sentirsi osservati.

Sono passate tre settimane dalla mia conversazione con ChatGPT, durante le quali ho seguito almeno parte delle indicazioni suggerite dall’AI. Ho eliminato abbonamenti che non usavo più, ridotto gli ordini a domicilio e iniziato a trasferire automaticamente una piccola somma su un altro conto.

E no, non sono diventato improvvisamente ricco, ma qualcosa è effettivamente cambiato: forse per la prima volta nella mia vita ho iniziato a capire davvero come spendevo i miei soldi. Ed è forse questa la vera forza dell’intelligenza artificiale, non prende decisioni al posto nostro, ma ci porta a osservare le abitudini che normalmente ignoriamo.Anche quelle che iniziano con una notifica sul telefono e finiscono con un altro “acquista ora” fatto a tarda sera.

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