Hantavirus, come ci si contagia?

Ilena D’Errico

10 Maggio 2026 - 18:15

Ecco come avviene il contagio da hantavirus e quali sono le precauzioni da adottare per prevenire l’infezione.

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Ad oggi, che la nave fermata alle Canarie è sbarcata a Tenerife, l’Oms ha confermato 6 casi su 8 sospetti (inclusi i 3 decessi) di infezione da hantavirus. Le autorità hanno fatto sapere con chiarezza che non ci sono pericoli collettivi, con un rischio “basso” a livello mondiale e “molto basso” per quanto riguarda l’Europa nello specifico e quindi anche l’Italia. Il ministero della Salute sta in ogni caso seguendo gli sviluppi con attenzione, diffondendo le informazioni necessarie per evidenziare ma soprattutto prevenire possibili contagi. Ecco come si trasmette.

Come si trasmettono gli hantavirus

Gli hantavirus sono virus zoonotici, questo significa che contagiano gli animali e si possono eventualmente trasmettere all’uomo. L’essere umano non contrae direttamente l’infezione da hantavirus, ma soltanto tramite animali infetti. Gli hantavirus, in particolare, contagiano i roditori che a loro volta possono trasmetterli agli esseri umani. I roditori infetti eliminano gli hantavirus attraverso le feci, le urine e la saliva, da cui i virus si trasmettono alle persone mediante il contatto diretto o, più spesso, per inalazione.

Delle minuscole particelle di escrementi, urina e saliva possono essere disperse nell’aria e così essere inconsapevolmente inalate dalle persone. Così, raggiungono i polmoni e invadono i vasi sanguigni, dando via all’infezione. Esistono molti hantavirus differenti, corrispondenti a una specie o a un gruppo di specie correlate di roditori, ognuno dei quali con caratteristiche peculiari distinte. Di conseguenza, i diversi hantavirus e le loro manifestazioni hanno anche una distribuzione geografica piuttosto specifica.

Non sono noti casi di trasmissione degli hantavirus tramite gli insetti vettori, come invece avviene per altre malattie infettive, né di trasmissione da persona a persona per quanto riguarda gli hantavirus europei. Esistono invece dei casi documentati di trasmissione da persona a persona per l’hantavirus delle Ande, proprio come è avvenuto sulla nave da crociera. Il virus Andes è presente in Sud America ed è quello che dà origine alla sindrome cardiopolmonare, che ha un tasso di mortalità del 38%. La sindrome cardiopolmonare si manifesta con astenia, febbre, mialgia a cui si aggiungono talvolta cefalea, vertigini, brividi e sintomi gastrointestinali. I sintomi polmonari insorgono invece in un momento successivo, tra 4 e 10 giorni dal contagio.

Per questo virus sono stati conclamati dei casi di trasmissione interumana limitata, mentre gli hantavirus presenti in Europa e Asia (che causano febbre emorragica con sindrome renale) non si trasmettono in genere da persona a persona, tranne che in circostanze eccezionali attraverso il contatto con sangue ed escreti di persone infette. Di conseguenza, il rispetto degli standard igienici sanitari offre una protezione quasi totale per il contagio tra persone in Europa e Asia. L’inalazione resta in ogni caso il principale veicolo di trasmissione del virus dai roditori all’uomo, seguita dal contatto diretto e molto raramente dal morso del roditore.

Hantavirus, come ci si contagia?

L’infezione da hantavirus negli esseri umani è di solito correlata a periodi in cui le popolazioni di roditori raggiungono dei picchi notevoli. In Europa temperata, per esempio, le epidemie umane sono legate ad anni di grande produzione agricola, che provocano un aumento di roditori che si nutrono di quei prodotti, come le ghiande. I focolai di hantavirus sono comunque rappresentati dai luoghi con forte presenza di roditori, sia domestici che selvatici, mentre non sono stati segnalati dei pericoli per altri animali.

Il ministero della Salute non considera cani e gatti una fonte comune di contagio per l’uomo, pertanto l’attenzione si concentra sui roditori e sui luoghi da loro frequentati. È importante evitare il contatto diretto con oggetti e polvere potenzialmente contaminati, eseguendo una pulizia accurata delle aree coinvolte. Nel dettaglio, è importante evitare di spazzare a secco i luoghi sporcati dai roditori spruzzando dei disinfettanti, così da non sollevare pericolosi “aerosol” contenenti il virus.

Anche aerare bene i locali chiusi prima della pulizia è utile a limitare la trasmissione del virus, che i roditori continuano a espellere per oltre 2 mesi dal proprio contagio, come pure utilizzare dei guanti di gomma. La mascherina non è consigliata in assoluto, anche se potrebbe essere utile per coloro che soffrono di patologie preesistenti, soprattutto a livello respiratorio.

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