Guido Stazi, chi è il nuovo presidente Consob e quanto guadagna?

Giacomo Astaldi

14 Luglio 2026 - 09:55

Guido Stazi sta per essere nominato nuovo presidente della Consob. Chi è, la carriera nelle authority, quanto guadagna e le sfide che lo attendono, dal risiko bancario alle cripto-attività.

Guido Stazi, chi è il nuovo presidente Consob e quanto guadagna?

Alla fine il nome che ha messo d’accordo tutti non era tra i più chiacchierati. Il Consiglio dei ministri di oggi, 14 luglio, è chiamato a formalizzare la nomina di Guido Stazi alla presidenza della Consob, chiudendo un’assenza che durava da oltre quattro mesi, da quando cioè il mandato di Paolo Savona è giunto a scadenza. A guidare l’authority che vigila su Borsa e mercati arriva così l’attuale segretario generale dell’Antitrust, un tecnico puro, con una particolarità che rende la sua nomina quasi un ritorno a casa. La sede di via Martini Stazi la conosce già bene: della Consob è stato segretario generale dal 2013 al 2017.

Chi è Guido Stazi

Romano, classe 1957, laureato in giurisprudenza alla Sapienza con una tesi in politica economica, Stazi appartiene a quella ristretta categoria di grand commis che hanno attraversato praticamente tutte le autorità indipendenti italiane.

La sua carriera inizia all’Antitrust nel 1990, l’anno stesso della fondazione dell’Agcm, dove rientrerà più volte nel corso dei decenni. Nel mezzo, sette anni come capo di gabinetto dell’Agcom (2005-2012), poi la parentesi in Consob come segretario generale, quindi il ritorno all’Antitrust alla guida del Comitato valutazioni economiche e, dall’8 marzo 2022, l’incarico di segretario generale dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, la prima volta nella storia dell’istituzione che il ruolo veniva affidato a un dirigente interno.

Al profilo istituzionale si affianca quello accademico e pubblicistico. Stazi è stato assistente universitario alla Sapienza e alla Luiss negli anni Ottanta, docente di Economia e politica della concorrenza all’Università di Siena, editorialista di MF-Milano Finanza e autore di volumi su antitrust, regolazione ed economia digitale. Non un economista da mercati finanziari in senso stretto, dunque, ma un esperto di regolazione con una specializzazione maturata negli ultimi anni su piattaforme digitali e big data , bagaglio tutt’altro che secondario per un’authority che dovrà vigilare sempre più su trading online, cripto-attività e finanza digitale.

Una nomina arrivata dopo mesi di stallo

Il percorso che ha portato al nome di Stazi è stato tutt’altro che lineare. Dalla scadenza del mandato di Savona, l’8 marzo scorso, la presidenza è rimasta affidata in via vicaria alla commissaria Chiara Mosca, in virtù della maggiore anzianità nel collegio, mentre nella maggioranza si consumava un braccio di ferro che ha bruciato diversi candidati: da Marina Brogi al consigliere economico di Palazzo Chigi Renato Loiero, fino alla commissaria Consob Gabriella Alemanno.

Lo stallo più pesante lo ha però generato la candidatura di Federico Freni, sottosegretario al Mef sostenuto dalla Lega, sulla quale Forza Italia,e in particolare Antonio Tajani, ha alzato un muro, invocando un profilo terzo a garanzia dell’indipendenza dell’autorità. Il passo indietro di Freni, motivato con la volontà di non essere un elemento di divisione, ha sbloccato la partita. La scelta di Stazi, anticipata ieri mattina dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e confermata in serata da qualificate fonti di governo, rappresenta la sintesi in qualità di tecnico senza tessere di partito, gradito trasversalmente, che l’istituzione la conosce dall’interno.

Quanto guadagna il presidente della Consob?

Lo stipendio del presidente della Consob è un dato pubblico, consultabile nella sezione trasparenza dell’authority. Per anni la retribuzione è stata inchiodata a 240.000 euro lordi annui, il tetto della pubblica amministrazione introdotto dall’articolo 13 del decreto legge 66/2014, ed è la cifra percepita da Paolo Savona nei primi anni del suo mandato. Ma i successivi adeguamenti del limite retributivo hanno progressivamente alzato l’asticella: sempre secondo i dati pubblicati dalla Consob, gli emolumenti annui lordi di Savona sono saliti a 243.443 euro nel 2023, a 255.128 euro nel 2024 e a 279.590 euro nel 2025.

Per il 2026, il report del Servizio per il controllo parlamentare della Camera indica un trattamento economico di riferimento di circa 293.659 euro annui applicato all’intero mandato (che dura sette anni e non è rinnovabile), per un valore teorico complessivo della carica che supera i 2 milioni di euro lordi. Una retribuzione importante ma in linea con il panorama delle authority italiane: il presidente uscente dell’Antitrust, per fare un confronto, percepiva circa 282.000 euro lordi annui. Per Stazi, che da segretario generale Agcm era già soggetto alla stessa disciplina sui tetti stipendiali, il passaggio alla Consob rappresenta quindi soprattutto un salto di responsabilità e di esposizione pubblica, prima ancora che economico.

Cosa fa il presidente della Consob?

La Consob (Commissione nazionale per le società e la Borsa) è l’autorità istituita nel 1974 per vigilare sui mercati finanziari italiani. Il presidente ne è il rappresentante legale e guida un collegio di cinque componenti (presidente incluso), nominati con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del presidente del Consiglio, previa deliberazione del Consiglio dei ministri e parere delle commissioni parlamentari competenti. Il mandato, come detto, dura sette anni senza possibilità di rinnovo, con l’obiettivo di rafforzare l’indipendenza dell’istituzione dal potere politico che la nomina.

I compiti dell’authority toccano il cuore del funzionamento dei mercati: vigilanza sulla trasparenza e correttezza dei comportamenti di intermediari ed emittenti, controllo dei prospetti informativi per le offerte al pubblico, supervisione delle offerte pubbliche di acquisto, contrasto agli abusi di mercato (dall’insider trading alla manipolazione) e tutela dei risparmiatori, con poteri sanzionatori e di enforcement che negli anni si sono progressivamente estesi al mondo digitale, dall’oscuramento dei siti di trading abusivi alla vigilanza sulle cripto-attività introdotta dal regolamento europeo MiCA.

Le sfide che attendono Stazi

Il settennato che si apre non sarà di ordinaria amministrazione. La prima sfida è strutturale e riguarda il progressivo svuotamento di Piazza Affari, tra delisting eccellenti e società che scelgono di quotarsi altrove, che impone alla Consob un ruolo attivo nel rilancio del mercato dei capitali italiano, in raccordo con l’attuazione della legge capitali e con il progetto europeo di unione del risparmio e degli investimenti. Su questo fronte si gioca anche una partita istituzionale delicata - la spinta di Bruxelles verso un accentramento della vigilanza sui mercati in capo all’Esma, che ridisegnerebbe i confini stessi dei poteri delle autorità nazionali.

C’è poi il fronte più caldo dell’attualità, la lunga stagione del risiko bancario e finanziario italiano, con operazioni straordinarie e offerte pubbliche che hanno ripetutamente chiamato in causa l’authority su passivity rule, obblighi informativi e correttezza delle comunicazioni al mercato, terreno dove le decisioni della Consob hanno pesato e peseranno su equilibri industriali e politici di prima grandezza.

Ultima, ma non per importanza, la frontiera digitale, quella che paradossalmente rappresenta il terreno più familiare per il nuovo presidente: la protezione dei piccoli investitori dall’ondata di truffe online e dal fenomeno dei fin-fluencer, la vigilanza sulle cripto-attività nel nuovo quadro MiCA, l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’intermediazione e sull’informazione finanziaria. Per un profilo costruito e specializzato in piattaforme, big data ed economia digitale, potrebbe rivelarsi il capitolo in cui la scelta di Stazi mostrerà il suo senso più compiuto.

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