Geopolitica e barrel economics: perché gli Emirati hanno scelto di sfidare sia l’Iran che il cartello OPEC.
Emirati Arabi Uniti stanno facendo transitare petroliere cariche di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz nonostante il blocco imposto dall’Iran, con i transponder di identificazione spenti per evitare di essere individuati dalle forze di Teheran.
È questa la novità più rilevante emersa nelle ultime settimane dal fronte energetico del conflitto nel Golfo. Abu Dhabi non si è rassegnata al blocco e ha trovato un sistema per continuare a vendere il proprio petrolio, anche a costo di rischiare attacchi diretti alle proprie navi.
Ad aprile, la compagnia di stato ADNOC ha esportato almeno 4 milioni di barili di greggio dal giacimento di Upper Zakum e 2 milioni di barili dal campo di Das su quattro petroliere partite da terminal all’interno del Golfo. Le navi si sono mosse senza transponder attivi (la stessa tecnica usata dall’Iran per aggirare le sanzioni americane sulle proprie esportazioni) riducendo così la possibilità di essere intercettate. Una volta uscite dallo stretto, le petroliere hanno effettuato trasbordi da nave a nave al largo, consegnato il carico al terminal di stoccaggio di Ras Markaz in Oman, o navigato direttamente verso raffinerie sudcoreane. Uno dei carichi ha raggiunto un acquirente nel nordest asiatico a un premio record di 20 dollari al barile rispetto al prezzo ufficiale di vendita, il che rappresenta il segnale più diretto di quanto il mercato sia disposto a pagare per il greggio emiratino in questo momento. [...]
Accedi ai contenuti riservati
Navighi con pubblicità ridotta
Ottieni sconti su prodotti e servizi
Disdici quando vuoi
Sei già iscritto? Clicca qui
© RIPRODUZIONE RISERVATA