Google farà la fine di PayPal in borsa?

Tommaso Scarpellini

8 Luglio 2025 - 06:31

Google rischia di seguire il destino di PayPal in borsa: dipendenza dalla search, minacce dall’AI e ritorni in calo mettono in discussione la sostenibilità del suo modello di business.

Google farà la fine di PayPal in borsa?

Sapevi che PayPal è crollata di quasi l’80% dai massimi e non sembra intenzionata a recuperare? Una vera value trap per gli investitori: sembrava un colosso inarrestabile della nuova finanza digitale, ma si è rivelata una delusione su tutta la linea.

E se ti dicessi che Google potrebbe fare la stessa fine? Oggi ti porto dentro i numeri, le dinamiche di business e i segnali di allarme che dovresti assolutamente conoscere.

Il declino di PayPal

PayPal sembrava intoccabile. Aveva tutto: brand forte, milioni di utenti, penetrazione globale nei pagamenti digitali. Ma dietro la facciata, i dati hanno iniziato a tradire la narrazione. La crescita dei ricavi si è fermata a numeri in single digits, segnale evidente di maturazione, se non di stagnazione. I margini si sono compressi, sotto la pressione di una concorrenza crescente. Anche il take rate, cioè le commissioni per ogni transazione, è calato, erodendo il cuore della profittabilità.

Nel tentativo di mantenere stabile il titolo, PayPal ha avviato buyback aggressivi: 6 miliardi di dollari previsti nel 2025, a fronte di un free cash flow che si aggira proprio su quei livelli. Ma riacquistare azioni non è una strategia, è una pezza. E quando il core business vacilla, serve ben altro. I tentativi di diversificazione, come l’ingresso nel digital advertising o nel commerce potenziato dall’AI, non hanno prodotto risultati rilevanti. La lezione è semplice: una struttura consolidata e i buyback non bastano se la disruption colpisce al cuore.

La fragilità nascosta di Google

Anche Google, o meglio Alphabet, sembra intoccabile. Eppure oltre il 55% dei ricavi proviene ancora dalla Search, la classica ricerca testuale su Google. È qui che il parallelo con PayPal inizia a prendere forma. Perché proprio quel segmento, il più profittevole, è oggi sotto attacco.

GOOG, 1W GOOG, 1W Grafico a candele settimanali di GOOG. Fonte: baha.com

L’emergere di strumenti come ChatGPT, Perplexity e la diffusione degli AI Overviews stanno lentamente cambiando il comportamento degli utenti. Meno click, meno visite ai siti, meno visualizzazioni. Tutto questo significa meno spazi pubblicitari e dunque meno valore per l’advertising tradizionale.

Per rispondere, Google sta investendo in modo massiccio nell’intelligenza artificiale. Per capirlo basta guardare Gemini, e l’integrazione dell’AI in ogni area del motore di ricerca. Ma la vera domanda è: tutto questo genera ritorni all’altezza della Search tradizionale?

Se le nuove applicazioni AI avranno un ROE inferiore rispetto al search-advertising classico, allora Alphabet rischia di bruciare cassa per difendere un comparto sempre meno redditizio. In quel caso verrebbe meno il vero MOAT di Google: un monopolio di fatto nella ricerca online. Esattamente ciò che è successo a PayPal, quando ha perso il controllo del proprio settore di riferimento.

Non è una condanna

Google non è destinata a crollare. Ha ancora asset formidabili: la distribuzione tramite Chrome e Android, un brand globale, l’accesso a enormi quantità di dati e la capacità di integrare l’AI nel suo ecosistema. Tutto questo può diventare un vantaggio competitivo anche nel nuovo scenario.

Ma serve un cambio di visione. Non basta reagire alla disruption: bisogna guidarla, trasformarla in leva di crescita. Altrimenti, anche un colosso come Google potrebbe trovarsi intrappolato nella stessa spirale di PayPal: irreversibile declino sotto gli occhi degli investitori.