Goldman Sachs ha lanciato un messaggio chiaro agli investitori globali: il boom dell’intelligenza artificiale sta producendo un profondo ribilanciamento di mercato che favorisce le cosiddette Halo stocks, acronimo di Heavy Assets, Low Obsolescence.
Secondo gli analisti della banca americana, rendimenti reali più elevati, frammentazione geopolitica e riorganizzazione delle catene di fornitura stanno riportando al centro dell’attenzione le società dotate di asset tangibili, reti critiche, infrastrutture e capacità produttive complesse, difficili da replicare e con basso rischio di obsolescenza tecnologica.
Il fenomeno è supportato da numeri imponenti. I cinque principali hyperscaler americani hanno già pianificato di investire circa 1,5 trilioni di dollari in capex tra il 2023 e il 2026, una cifra che supera di oltre il doppio i circa 600 miliardi di dollari spesi complessivamente nella loro storia precedente al lancio di ChatGPT. Solo nel 2026 la spesa in conto capitale di queste società è attesa superare i 650 miliardi di dollari, con stime che in alcuni scenari arrivano fino a 757 miliardi. Questo enorme flusso di investimenti sta alimentando direttamente la domanda di infrastrutture fisiche: data center, reti elettriche, cavi, semiconduttori e capacità industriali.
I settori da monitorare
Goldman Sachs sottolinea che i settori data center, semiconduttori, utility e difesa da soli rappresentano oltre il 40% della spesa globale in conto capitale prevista per il 2026. Il mercato sta già premiando questo shift: il basket di società capital intensive di Goldman Sachs ha sovraperformato quello delle società capital light del 35% dal 2025 a oggi. Allo stesso tempo, la domanda di elettricità dei data center in Europa è attesa crescere di oltre il 50% tra il 2025 e il 2030, mentre a livello globale il consumo energetico dei data center dovrebbe passare da circa 860 TWh nel 2025 a 1.587 TWh nel 2030.
Nel comparto infrastrutture, Goldman Sachs privilegia le società che gestiscono reti critiche difficili da replicare. Enel ha appena presentato il piano strategico 2026-2028 con investimenti complessivi per 53 miliardi di euro, di cui oltre 26 miliardi destinati alle reti, con un focus particolare sulle connessioni per data center e sulla digitalizzazione delle infrastrutture. In Italia e in Europa, la necessità di rafforzare le reti per sostenere il consumo energetico esplosivo dei nuovi data center sta diventando un driver strutturale di crescita per i gestori di infrastrutture energetiche.
Anche Prysmian e Nexans beneficiano direttamente di questo trend. Nel 2025 Prysmian ha registrato ricavi per 19,65 miliardi di euro (+15,4% rispetto al 2024) e un EBITDA adjusted di 2,398 miliardi di euro. La società prevede di raggiungere 2 miliardi di euro di ricavi legati ai data center già nel 2026, pari al 10% del fatturato totale, grazie al forte backlog nel segmento Transmission (circa 17 miliardi di euro). La domanda di cavi ad alta tensione e soluzioni per data center sta accelerando in modo significativo in Nord America e in Europa.
I comparti selezionati
Nel settore dei materiali di base, Goldman Sachs punta su società che controllano risorse essenziali e capacità produttive per costruzione, elettrificazione e manifattura. Eni, Shell, BP, Repsol, Antofagasta, Holcim, Air Liquide e BASF sono tra i nomi buy-rated. La costruzione di nuovi data center, impianti di produzione di semiconduttori e infrastrutture energetiche sta sostenendo una domanda strutturalmente elevata di rame, alluminio, cemento e gas industriali.
Il settore aerospazio e difesa continua a rappresentare uno dei temi più rilevanti. Dopo il forte rialzo del 2025 legato agli impegni NATO, il 2026 ha mostrato maggiore volatilità, ma i fondamentali rimangono solidi. Le spese per la difesa dei Paesi europei NATO hanno raggiunto circa 381 miliardi di euro nel 2025 (2,1% del PIL), con la Germania che ha portato il proprio budget a 95 miliardi di euro. Goldman Sachs privilegia le società con capacità produttive altamente specializzate e cicli di prodotto lunghi. Tra i nomi buy-rated figurano Airbus, Safran, BAE Systems, Melrose Industries, Rolls-Royce e Rheinmetall.
I dati di performance confermano l’interesse del mercato: Rolls-Royce ha registrato un aumento del valore azionario del 56% nell’ultimo anno e ha chiuso il 2025 con un utile operativo underlying di 3,5 miliardi di sterline (margine del 17,3%). Airbus ha guadagnato circa il 19% e BAE Systems circa il 7% nello stesso periodo. Rheinmetall, che aveva più che raddoppiato il valore nel 2025, ha invece subito una flessione del 35% negli ultimi dodici mesi, tipica della volatilità del settore.
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Le altre azioni tra i top picks di Goldman Sachs
Nel segmento manifattura e piattaforme consumer, Goldman Sachs indica società che combinano asset produttivi su larga scala e reti di distribuzione consolidate. Tra i nomi buy-rated figurano i costruttori automobilistici Volvo, BMW e Porsche, i produttori alimentari Nestlé, Heineken e Lotus Bakeries, oltre a Marks & Spencer e a International Consolidated Airlines Group.
Nel “physical layer of technology”, Goldman Sachs evidenzia le società che forniscono l’hardware e le infrastrutture abilitanti l’economia digitale. ASML ha chiuso il 2025 con ricavi netti per 32,7 miliardi di euro e un utile netto di 9,6 miliardi di euro, con un backlog di 38,8 miliardi di euro. Per il 2026 la società prevede ricavi compresi tra 34 e 39 miliardi di euro. Anche ASMI e Infineon sono indicate come buy-rated, insieme a Deutsche Telekom, Orange e Telefónica per il segmento delle reti di telecomunicazioni.
Per gli investitori italiani il messaggio di Goldman Sachs è particolarmente rilevante. Società come Enel, ENI, SNAM e Prysmian si trovano al centro di diversi temi identificati dalla banca. SNAM ha presentato un piano 2026-2030 con investimenti per 13,7 miliardi di euro (+10% rispetto al piano precedente), concentrati su infrastrutture gas, progetti CCS in partnership con Eni e dorsale idrogeno. Queste aziende sono direttamente esposte all’accelerazione degli investimenti in reti energetiche, transizione e infrastrutture critiche necessarie a supportare sia la crescita dell’intelligenza artificiale sia la sicurezza energetica e militare dell’Europa.
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