Il conflitto in Medio Oriente sconvolge il mercato mondiale del GNL. Qatar fermo, USA record, Europa con le riserve ai minimi.
Il mercato mondiale del gas naturale liquefatto attraversa una fase di straordinaria turbolenza. Il conflitto in Medio Oriente, ormai entrato nel secondo mese, ha rimescolato gli equilibri globali dell’energia con effetti che si faranno sentire per anni. La chiusura dello Stretto di Hormuz al transito dei carichi energetici ha sottratto al mercato circa il 20% dell’offerta mondiale di GNL, generando una corsa frenetica alla ricerca di forniture alternative da parte degli acquirenti che dipendevano dalle esportazioni del Golfo Persico.
Il danno più grave riguarda il Qatar. Un attacco iraniano ha colpito gli impianti di QatarEnergy, interrompendo oltre 12 milioni di tonnellate annue di capacità produttiva per un periodo stimato tra i tre e i cinque anni. L’azienda ha sospeso completamente la produzione già all’inizio di marzo. Si tratta di un colpo durissimo per un Paese che è tra i maggiori esportatori mondiali di GNL, e le cui forniture raggiungevano mercati in tutto il mondo, dall’Asia all’Europa.
In questo contesto, gli Stati Uniti (già il più grande esportatore mondiale di GNL) hanno registrato a marzo un nuovo record storico nelle spedizioni, con 11,7 milioni di tonnellate inviate sui mercati internazionali, superando il precedente primato di 11,5 milioni toccato a dicembre. Il balzo è stato reso possibile anche dall’avvio di nuova capacità produttiva. Il progetto Golden Pass LNG, di QatarEnergy ed ExxonMobil, infatti, ha avviato il primo treno da 6 milioni di tonnellate annue, mentre Cheniere Energy ha messo in produzione un ulteriore treno da 1,5 milioni di tonnellate. Le spedizioni verso l’Asia sono più che raddoppiate rispetto a febbraio, trainate da prezzi spot che a marzo hanno raggiunto i 68 €/MWh contro i 51 €/MWh del benchmark europeo TTF. [...]
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