Prosegue l’ostilità per le energie rinnovabili di Trump a favore del petrolio. Così ha convinto un’azienda a smettere di investire nell’eolico.
Nuova frenata per l’eolico offshore negli Stati Uniti con TotalEnergies che ha deciso di uscire da due importanti progetti al largo delle coste di New York e della Carolina del Nord, nell’ambito di un accordo con il Dipartimento dell’Interno americano. L’intesa prevede, di fatto, il rimborso dei costi sostenuti dalla compagnia per i leasing offshore, con il contestuale reindirizzamento degli investimenti verso attività legate a petrolio, gas naturale e GNL negli Stati Uniti.
La notizia ha immediatamente acceso il dibattito, perché arriva in una fase già molto delicata per le rinnovabili americane. L’amministrazione statunitense aveva infatti cercato di ostacolare diversi progetti eolici offshore, ma vari tribunali federali hanno ribaltato o limitato tali decisioni. In questo contesto, l’accordo con TotalEnergies viene interpretato dagli oppositori come una strada alternativa per ottenere lo stesso risultato: fermare nuovi impianti senza ricorrere a uno stop diretto e definitivo. Secondo l’Associated Press, l’operazione vale circa 1 miliardo di dollari, mentre altre ricostruzioni parlano di 928 milioni, ossia l’ammontare dei leasing che verrebbero restituiti alla compagnia francese.
Dal lato istituzionale, il Dipartimento dell’Interno presenta l’accordo come una scelta orientata a ridurre i costi per le famiglie americane e a favorire fonti considerate più affidabili nel breve periodo. La linea della Casa Bianca e del governo federale punta infatti a privilegiare gas e GNL rispetto a un comparto, quello dell’eolico offshore, che negli ultimi anni negli Stati Uniti ha dovuto fare i conti con l’aumento dei costi, problemi di filiera, tassi di interesse più elevati e tempi di sviluppo particolarmente lunghi.
A rendere il caso ancora più significativo sono state le parole dell’amministratore delegato Patrick Pouyanné. Il numero uno di TotalEnergies ha spiegato che il gruppo ha abbandonato lo sviluppo dell’eolico offshore negli Stati Uniti e che le risorse recuperate saranno destinate ad attività petrolifere e del gas sul mercato americano. In sostanza, la compagnia francese ha ritenuto meno conveniente la scommessa sull’offshore statunitense, preferendo concentrare i capitali su segmenti giudicati più redditizi nell’attuale scenario energetico.
Durissima la reazione delle associazioni ambientaliste
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Durissima la reazione delle associazioni ambientaliste e dei sostenitori delle rinnovabili. Diversi gruppi green considerano l’operazione una mossa politica che indebolisce la transizione energetica proprio mentre gli Stati Uniti avrebbero bisogno di aumentare la produzione da fonti pulite. Per i critici, il messaggio inviato al mercato è chiaro: invece di sostenere lo sviluppo di nuova capacità eolica offshore, il governo finisce per incentivare economicamente un grande gruppo energetico a uscire dal settore. Un precedente che, secondo molti osservatori, rischia di influenzare anche le future decisioni di altri investitori internazionali.
La vicenda TotalEnergies, quindi, va ben oltre il semplice stop a due progetti. È il segnale di un cambio di rotta più ampio, in cui la strategia energetica americana torna a puntare con forza sul fossile, mentre l’eolico offshore perde terreno. E per il settore delle rinnovabili, già alle prese con ostacoli industriali e finanziari, potrebbe trattarsi di un colpo tutt’altro che marginale.
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