Gestione professionale del rischio e del capitale - TRADERS’ Magazine

La chiave verso il successo sostenibile del mercato azionario. A cura di TRADERS’ Magazine Italia.

Il parametro più importante per un investimento di successo sostenibile è la gestione del rischio e del capitale.

Per questo, bisogna fare chiarezza su alcune domande riguardanti il capitale disponibile e la propensione al rischio. Nel seguente articolo, apprenderete i dettagli di base che dovrete implementare per un’adeguata gestione del rischio e del capitale.

A cura di TRADERS’ Magazine Italia.

Che cos’è il rischio?

Sia che si tratti di guidare, di fare esercizio o di stare in casa propria, le persone ogni giorno vengono esposte a dei rischi. Tuttavia, benché nel caso peggiore si possa mettere a repentaglio la vita ogni giorno, il rischio più grande nel mercato azionario è “semplicemente” la perdita del capitale.

Per un trader tuttavia ciò significa, in senso figurato, porre fine alla sua vita nel trading. Perciò, la questione centrale per un investitore è: come posso ridurre il rischio? Il trading è caratterizzato da due tipi di rischi: sistematico e non sistematico.

Il rischio del primo tipo include, ad esempio, il rischio generico del mercato, i rischi relativi a tasso di interesse e inflazione, notizie economiche e decisioni politiche. I partecipanti al mercato non hanno influenza su tali tipi di rischio. D’altra parte, potete avere influenza sui rischi non sistematici. Questi includono, fra gli altri, la scelta del broker, il vostro know how e la gestione di rischio e capitale.

Volatilità

I mercati non si muovono sempre seguendo la stessa uniformità. Si verificano fasi di movimenti violenti alternati a periodi di relativa calma. Perciò, sia per gli investitori sul lungo termine che per quelli sul breve termine, la volatilità (gamma di fluttuazione) di una security è molto importante.

Per calcolare la volatilità, viene calcolato il prezzo medio di un’azione in un anno e viene poi determinata la gamma di fluttuazione in base al valore medio calcolato. Maggiore è la volatilità, maggiore sarà il rischio; minore la volatilità, minore il rischio.

Un buon metro per determinare la volatilità è l’Average True Range (ATR). Il “Range” è la fascia compresa fra massimo e minimo del prezzo di una security in uno specifico giorno di trading. Ad esempio, se il DAX apre a 9823 punti, per poi salire a 9854 punti, poi ricade 9794 punti e al termine della giornata chiude a 9835 punti, il range è di 60 punti (= 9854 - 9794).

Per poter misurare la vera estensione del range, vengono presi in considerazione gap aggiuntivi in modo da ottenere la vera fascia di trading (true range). L’Average True Range viene quindi ottenuto formando il valore medio su un certo periodo di tempo. Un periodo comune a questo scopo è di 14 giorni.

Sono presenti dei gap fra il prezzo di chiusura della giornata precedente e quello di apertura della giornata successiva in virtù del fatto che non si fa trading durante la notte, e, ad esempio, le notizie più rilevanti per un’azienda o gli eventi relativi alle politiche economiche vengono pubblicati dopo il periodo di trading. Come conseguenza di tali notizie, i partecipanti del mercato cambiano idea e si preparano a pagare significativamente più o meno per le security relative durante la giornata seguente.

Diversificazione e correlazione

La diversificazione è un ottimo modo per minimizzare i rischi. La diversificazione significa cospargere o distribuire gli asset in aree diverse, ad esempio (vedi figura 1) diverse classi di asset (stock, commodity, valute…), diverse regioni (Germania, USA, Asia…) e industrie (settore automotive, settore bancario, settore tecnologico…).

Grazie a questa dispersione, il rischio presente nel portafoglio generale dovrebbe essere più basso rispetto ad impiegare la stessa quantità di denaro in un investimento singolo.

Ciò significa che potete compensare le perdite di un investimento attraverso i profitti di un altro, riducendo quindi il rischio del portafoglio.

Per poter ottenere la distribuzione più ampia possibile, dovrebbe essere presente una dipendenza (correlazione) nulla o quantomeno molto piccola fra i vari investimenti. La correlazione riflette la coerenza fra due security. Fluttua fra i valori estremi di -1 e +1.

-1 rappresenta una correlazione reale negativa, il che significa che i due sistemi si comportano in maniera completamente opposta. +1 rappresenta una correlazione positiva, il che significa che i due sistemi si comportano esattamente allo stesso modo. Se la correlazione è zero, non c’è comportamento coerente fra i due ricavi.

Quando si costruisce un portafoglio, i ritorni delle securities non dovrebbero essere positivamente correlati l’uno con l’altro. Lo scopo della diversificazione è quello di ridurre il rischio delle securities trattenute senza compromettere le aspettative relative ai ritorni.

L’effetto leverage

Quando si utilizzano strumenti con leverage, è ancora più importante una buona gestione del rischio del capitale. Garanzie, certificati di leverage, CFD e futures hanno tutti una cosa in comune: l’effetto leverage.

Nel caso di trading con prodotti con leverage, il trader partecipa in maniera sproporzionata rispetto alle performance del prezzo dell’asset sottostante. Maggiori sono le fluttuazioni di valore sul mercato e maggiore è il leverage scelto, più sarà alto il rischio di perdere, parzialmente o completamente, il capitale investito.

All’interno di certe costellazioni, è possibile perdere perfino più della somma di denaro iniziale. Il leverage deriva dal fatto che il trader non deve depositare l’intero prezzo di acquisto per la sottostante quando fa trading su margine, ma solo una frazione di questa somma come collaterale.

La formula empirica è: 1% di un margine equivale ad una leva di 100 (leverage = 100 / margine (in percentuale). Ai principianti si consiglia di iniziare con una leva piccola per tenere sempre sotto controllo il rischio.

Gestione del rischio

L’arte del trading di successo consiste nell’ottenere un mix bilanciato tra rischio e profitto previsto

I trader possono controllare principalmente il proprio rischio selezionando il giusto prezzo di entrata, il prezzo di stop e l’uscita così come la dimensione della posizione. Le variabili più importanti per il controllo del rischio sono la dimensione della posizione e lo stop-loss.

Supponiamo che il vostro capitale sia di 10.000 euro. Dovete ora determinare il rischio che siete disposti ad accettare per ogni trade. Per gli investitori sul breve termine una cifra comune e soprattutto ragionevole per questo tipo di rischio (rischio per trade) è compresa fra lo 0,5% e il 2%.

Oltre al rischio per trade, bisogna definire il rischio massimo per il portafoglio. Quale percentuale del vostro capitale volete che sia in ogni momento esposta a rischio? Supponiamo che vogliate imporre questa cifra al 4%. Ciò significa che non vorrete mai rischiare più del 4% del totale, e non vorrete mai aprire più di quattro posizioni contemporaneamente, se impostate il vostro rischio per trade all’1%.

Questo si applica fino a che una delle posizioni all’interno del vostro portafoglio non sia priva di rischi; ciò significa che quando il trade è in positivo, lo stop può essere posizionato al prezzo di entrata (break even). Se questo è il caso, si può aprire una quinta posizione. Quindi assicuratevi di non assumervi mai più rischi che in precedenza.

Rapporto possibilità/rischio

Quando si apre una posizione, potete impostare un obiettivo di vincita (obiettivo di prezzo), ma dall’altra parte si può anche incorrere in una perdita. Si può limitare tale perdita con uno stop. La differenza fra il prezzo di entrata e il prezzo obiettivo definisce la probabilità; la differenza fra il prezzo di entrata e il limite di perdita blocca il rischio.

La relazione fra l’obiettivo di prezzo (possibilità) e il prezzo di stop (rischio) si chiama rapporto possibilità/rischio. Esso aiuta a valutare quali sono le vostre possibilità in relazione al rischio su qualsiasi investimento. La formula per il CRV è:

CRV = (obiettivo di prezzo - prezzo di acquisto) / (prezzo di acquisto - prezzo di stop)

Ad esempio, supponiamo di voler acquistare il titolo Adidas (figura 2) al prezzo di entrata di 96 euro, si imposta lo stop a 86 euro, e l’obiettivo di prezzo a 116 euro, ottenendo quindi il seguente CRV:

CRV = (116 € - 96 €) / (96 € - 86 €) = 2:1.

La regola indicativa è: se abbiamo un CRV di almeno 2:1 o meglio 3:1, dovremmo entrare nella posizione. Possiamo usare, ad esempio, i massimi precedenti o le zone di resistenza e supporto dalle quali origina il movimento di prezzo. Dopo l’obiettivo di prezzo, scegliete lo stop in modo tale che ne risulti un CRV di almeno 2:1.

Impostazione professionale degli stop

Oltre al CRV, un trader dovrebbe usare anche l’ATR per impostare i propri stop. Questo caso si può illustrare con un esempio: un trader che fa trading sul DAX segue la regola dell’hedging sulle posizioni con uno stop di 25 punti.

Tuttavia, la gamma di fluttuazione media, l’ATR, è di 80 punti al giorno. Con lo stop a 25 punti, il trader deve supporre di poter essere stoppato delle fluttuazioni casuali. Con un ATR di 80 punti siamo in una fase di mercato tranquilla. Con un movimento adeguato sui mercati, questo valore può raggiungere quota 300. Gli stop devono quindi adattarsi alla volatilità del mercato corrente.

L’ATR è eccellente per definire la distanza appropriata (= dimensione dello stop). Spesso viene utilizzato come orientamento il valore di due ATR. Se l’ATR è 80 punti come nel nostro esempio, lo stop dovrebbe essere a 160 punti di distanza. In questo modo, si può eliminare un grosso numero di posizioni che verrebbero terminate in maniera casuale.

Ma non è abbastanza: contemporaneamente, l’ATR può anche essere visto come misura di rischio corrente nel mercato. Una volatilità alta spesso dà come risultato rischi più alti e opportunità alte, e nel caso di volatilità bassa è vero il contrario.

I trader dovrebbero reagire a tali situazioni regolando la dimensione della posizione. Con l’aumentare del rischio, si riduce la dimensione della posizione mentre viene utilizzato maggior capitale con un rischio in discesa.

Gestione del capitale

La controparte della gestione del rischio è rappresentata dalla gestione del capitale. Prima di tutto, la gestione del capitale è rappresentata dalla domanda “quanto voglio investire?” Non inizia perciò con la vendita delle securities esistenti, ossia, all’uscita, ma inizia all’apertura delle posizioni, all’entrata.

In questo caso, lo scopo è quello di determinare la dimensione ottimale della posizione. Per calcolare la dimensione ottimale, si imposta il rischio per trade: come abbiamo già detto tale rischio non dovrebbe superare il 2% del portafoglio. Poi, si determina il prezzo al quale si vuole entrare nel mercato e il prezzo dove piazzare lo stop-loss.

Il numero di pezzi risultanti rappresenta la dimensione ottimale della posizione. Dato che i numeri calcolati non sono sempre pari, un trader più cauto potrebbe arrotondare per difetto. La formula per la variabile di posizione diventa quindi:

Quantità = Rischio per posizione in euro / (Prezzo di entrata in euro - Prezzo di stop in euro).

Guardiamo un esempio. Un trader ha a propria disposizione un capitale di 10.000 euro. La sua regola è che non vuole perdere oltre il 2% del capitale per ogni posizione, ossia 200 euro. Ora il trader vuole acquistare l’azione A, quotata a 100 euro. La dimensione ottimale per la posizione, senza considerare le commissioni, sarà quindi la seguente.

  • Capitale: 10.000 euro.
  • Rischio per posizione: 2%.
  • Rischio in euro: 200 euro.
  • Prezzo di entrata: 100 euro.
  • Stop: 96 euro.
  • Rischio per azione: 4 euro.
  • Dimensione posizione ottimale: 50 azioni.
Quantità = 200 euro / (100 euro - 96 euro) = 50.

Determinare la dimensione della posizione utilizzando l’ATR

Invece della regola della percentuale menzionata sopra, c’è anche la possibilità di considerare la volatilità di mercato attuale, ossia il rischio generale.

In questo caso, il trader determina i propri stop in base alla volatilità prevalente. Per questo scopo, come già detto, possiamo usare la doppia ATR come stop iniziale. Diamo un’occhiata al nostro esempio:

  • Capitale: 10.000 euro.
  • Rischio per posizione: 2%.
  • Rischio in euro: 200 euro.
  • Prezzo di entrata: 100 euro.
  • ATR: 3 euro.
  • Rischio per azione: 6 euro.
  • Dimensione posizione ottimale: 33 azioni.
Quantità = € 200 / (€ 100 - € 94) = 33.

Si può notare che in questo caso il nostro trader adotta la volatilità del titolo e si prende un rischio più alto, in modo da non venire stoppato in maniera casuale. Perciò può acquistare solo 33 azioni invece di 50.

Se il prezzo si sviluppa andando contro le sue previsioni e cade a 94 euro, viene stoppato e perde 200 euro. Più lungo è l’orizzonte dell’investimento, maggiore la volatilità e il rischio (figura 3). Perciò, bisogna sempre aggiustare la gestione del rischio e del capitale nei confronti della volatilità.

Conclusione

A seconda dell’orizzonte dell’investimento, della gestione del rischio, del capitale e della mentalità, il trader ha varie opzioni a propria disposizione per determinare la dimensione della posizione e controllare perciò i rischi.

Tuttavia, bisognerebbe comunque impiegare una buona strategia di gestione del rischio e del capitale per il semplice scopo di proteggere e aumentare con costanza il capitale del trader.

Argomenti:

Rischio Volatilità

Iscriviti alla newsletter

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.

Money Stories