Germania, il bazooka del debito. 500 miliardi per comprare una crescita che non esiste

Francesco Simoncelli

06/01/2026

Debito come salvezza? Berlino seppellisce Maastricht e soffoca il mercato, mentre il conto di tasse e inflazione viene scaricato su cittadini e imprese.

Germania, il bazooka del debito. 500 miliardi per comprare una crescita che non esiste

Negli ambienti governativi di Berlino, l’attesa è alle stelle: l’imponente programma di indebitamento è pronto per il lancio. Presto il pacchetto di credito da €500 miliardi – mascherato da “fondo speciale” – colpirà l’economia come uno tsunami, presumibilmente per liberare il Paese dalla sua recessione cronica.

Guardando indietro, il mandato del Cancelliere Friedrich Merz sarà probabilmente ricordato soprattutto per una cosa: la sua gigantesca orgia di debiti. Cinquecento miliardi di euro in nuovi prestiti, aggiunti al deficit annuale già pianificato al 3,3% del PIL, dovrebbero riaccendere il motore economico in difficoltà nel prossimo decennio.

Maastricht è storia

Anno dopo anno la montagna del debito, già pari al 65% del PIL, crescerà di un altro 1,15% sotto forma di nuovo debito. L’indebitamento netto annuo sale così al 4,6%, ben lontano dalle soglie un tempo “sacre” di Maastricht. Quei giorni sono ormai lontani. Berlino spera in un miracolo keynesiano, ignorando il fatto che tali politiche economiche aggravano sempre i problemi strutturali anziché risolverli.

Secondo quanto riportato da Handelsblatt, citando fonti interne, il ministro dell’Economia Katharina Reiche (CDU) ha presentato i nuovi dati sulla crescita.

Le previsioni del suo ministero sono in linea con le previsioni congiunte dei principali istituti economici tedeschi: sia il DIW che l’RWI prevedono ora una crescita del PIL dell’1,3% per il 2026 e dell’1,4% per il 2027.

Tutti contano sullo stimolo del debito: più è meglio, e le questioni qualitative o i limiti della pianificazione economica sono ormai scomparsi dai radar. La convinzione che l’economia possa essere gestita centralmente è ormai un dogma a Berlino. Il libero mercato è trattato come un avversario.

Il “punto di svolta” di Merz

Il Cancelliere Merz ha di recente annunciato una “inversione di tendenza” nei flussi di investimenti. Dopo anni di massiccia fuga di capitali, ora sostiene che il denaro stia tornando in Germania. Sembra credere che i €50 miliardi aggiuntivi di nuovi prestiti – destinati principalmente a progetti climatici, infrastrutture ed espansione militare – innescheranno un boom degli investimenti privati. Attraverso le garanzie statali, il capitale privato verrà “mobilitato”.

È una scommessa che gli stimoli alimentati dal debito rilanceranno l’economia. In realtà è una logica in stile Habeck: il degrado industriale e i fallimenti sono parte integrante del gioco.

Frodi ed economia voodoo

Questa “crescita” è un’illusione statistica. Non riflette gli investimenti guidati dal mercato o la domanda reale: è un miraggio alimentato dal debito, un falò acceso dalla stampa di denaro.

Le conseguenze saranno devastanti: i contribuenti pagheranno il conto attraverso tasse più elevate o inflazione quando la nuova massa di credito si incontrerà con un’economia stagnante e un’offerta limitata, facendo salire i prezzi.

La vera prosperità e crescita devono essere misurate in modo diverso. In un libero mercato, beni e servizi nascono da una domanda genuina. Lo stato, al contrario, diventa un fattore di consumo che distrugge il potere d’acquisto attraverso la burocrazia.

Mercati dei capitali sotto pressione

Lo stesso vale per gli investimenti. Progetti ideologici come la “trasformazione verde” sono, in realtà, programmi di distruzione di capitale. Drenano risorse scarse dal settore privato, fanno aumentare i costi di finanziamento e irrigidiscono il mercato del lavoro, vincolando i lavoratori a burocrazie improduttive.

Per contestualizzare: la quota di PIL dello stato si attesta attualmente intorno al 50%.

Con un nuovo rapporto debito/PIL previsto al 4,7% per il prossimo anno e una crescita del PIL prevista di solo l’1,3%, il settore privato dovrebbe contrarsi di circa il 3,4% in termini reali affinché i calcoli tornino.

In altre parole: la Germania è già immersa in una spirale di debito in cui ogni euro aggiuntivo di debito pubblico produce una crescita negativa. Il governo tedesco prevede di aumentare la spesa pubblica di un altro 4–5% il prossimo anno, caricando ulteriore peso sull’economia privata. Con l’espansione dello stato, la spina dorsale produttiva si contrae e Berlino lo chiama “progresso”.

La “nuova alba” del governo Merz

L’amministrazione tedesca si sta ora preparando a iniettare il suo ingente pacchetto di debiti nei canali aridi dell’industria dei sussidi verdi e dell’economia di guerra emergente. Nel Giorno dell’Unità tedesca, Merz ha avvolto il tutto in una retorica aulica, parlando di rinnovamento, vigore e ottimismo, esortando i cittadini a non lasciarsi paralizzare dalla paura.

Ma dietro tutto questo ottimismo simulato non c’è nulla di sostanziale. Non una parola su chi pagherà il conto di questi fuochi d’artificio alimentati dal credito, attraverso tasse, inflazione ed erosione dei risparmi. Questa non è una “nuova alba”, è una demolizione.

Mentre Berlino e Bruxelles raddoppiano gli sforzi per sostenere le loro pseudo-industrie finanziate dallo stato, altri si stanno muovendo nella direzione opposta. Negli Stati Uniti gli oneri fiscali per cittadini e imprese stanno diminuendo. In Florida i legislatori stanno addirittura discutendo l’abolizione totale dell’imposta sulla proprietà.

Washington sta deregolamentando il settore energetico, liberandolo dalla camicia di forza della CO₂, mentre in Germania ogni sforzo per ripristinare l’ordine di mercato viene seppellito sotto il dogma verde.

Verso l’eco-socialismo

Al contrario: Berlino sta già preparando la strada per rifinanziare la sua ondata di debiti attraverso l’aumento delle imposte di successione e l’abolizione delle agevolazioni fiscali per i coniugi. Merz sta lavorando alacremente per espandere il settore statale già sovradimensionato – che ora assorbe più della metà dell’economia – estromettendo gradualmente l’iniziativa privata.

La sua promessa di tagliare i costi burocratici di €16 miliardi e di eliminare 8.000 posti di lavoro pubblici appartiene al regno delle favole politiche. La sola distribuzione del nuovo debito richiederà migliaia di nuovi burocrati.

La Germania è su un percorso pericoloso: verso una nuova forma di eco-socialismo in cui lo stato è di nuovo il centro dell’universo e il mercato è ridotto a un motore ausiliario per mantenere a galla il fragile edificio della nazione ancora per un po’.

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