L’industria automobilistica un tempo vero traino dell’economia tedesca è in crisi. Ora a comandare è un altro settore.
Per anni l’economia tedesca è stata trainata dal settore dell’automotive, vero fiore all’occhiello del Paese. Fino a poco tempo fa, l’industria automobilistica garantiva circa 800.000 posti di lavoro diretti in Germania, pari a circa il 6% del Pil nazionale. Il cosiddetto «triangolo sacro» era formato da Volkswagen, BMW e Mercedes-Benz, con i marchi premium tedeschi che, in un determinato periodo storico, hanno controllato quasi il 90% del mercato globale delle auto di lusso.
Poi, però, il settore è stato travolto dalla rivoluzione elettrica. Sono entrati in scena soprattutto i produttori cinesi, diventati leader nella realizzazione di veicoli elettrici e nella transizione energetica. Le grandi case tedesche si sono dimostrate impreparate e ancora oggi faticano a trovare una valida alternativa al motore termico e ad avviare una vera transizione verso l’elettrico.
Il risultato è che l’industria automobilistica tedesca è entrata in crisi e non riesce più a rappresentare il motore trainante dell’economia nazionale. Lo scorso anno la produzione automobilistica in Germania è scesa di un ulteriore 1,3%, mentre il Paese produce oggi circa il 25% di automobili in meno rispetto al picco raggiunto nel 2017.
La stessa Volkswagen sta procedendo con il taglio di 35.000 dipendenti entro il 2030. Allo stesso tempo, Ford ha interrotto la produzione di automobili nel suo storico stabilimento tedesco dopo 55 anni di attività ininterrotta, lasciando senza lavoro circa 1.700 dipendenti. A gennaio di quest’anno anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha riconosciuto pubblicamente che alcuni comparti dell’economia tedesca si trovano in una situazione critica, e tra questi figura senza dubbio il settore automobilistico.
A trainare l’economia tedesca, però, sta emergendo un altro comparto destinato a crescere in modo vertiginoso nei prossimi anni, anche a causa delle tensioni geopolitiche globali, dei nuovi conflitti e della corsa al riarmo che sta coinvolgendo numerosi Paesi occidentali. Il nuovo motore economico della Germania sembra infatti essere il settore della difesa.
La difesa è il nuovo motore dell’economia tedesca
Diverse aziende hanno già registrato aumenti enormi di fatturato e puntano a crescere ulteriormente entro il 2030. È il caso di Rheinmetall, il colosso tedesco che produce carri armati, munizioni di artiglieria e veicoli militari. Nel novembre 2025 l’azienda ha annunciato agli investitori che il proprio fatturato potrebbe quintuplicare entro il 2030, arrivando a circa 50 miliardi di euro.
Già oggi è considerata una delle aziende più importanti del settore degli armamenti in Europa. Anche il valore delle azioni è esploso: negli ultimi tre anni il titolo è cresciuto di oltre l’800%, superando persino Volkswagen in termini di capitalizzazione di mercato.
Anche Helsing, azienda con sede a Monaco di Baviera specializzata in sistemi di intelligenza artificiale per uso militare, ha raccolto circa 600 milioni di euro di investimenti. Nel frattempo Quantum Systems ha ottenuto altri 180 milioni per lo sviluppo di droni da ricognizione.
Ormai quasi il 90% dei capitali europei destinati alla tecnologia per la difesa confluisce in aziende tedesche. La Germania si sta trasformando rapidamente in un vero e proprio polo dell’innovazione militare europea, attirando la maggior parte degli investimenti strategici del continente.
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