Gas russo, il piano d’emergenza del governo: meno aria condizionata e coprifuoco in locali e negozi

Giacomo Andreoli

11 Luglio 2022 - 15:09

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Mentre la Russia chiude il gasdotto Nord Stream 1 e Gazprom taglia di un terzo le forniture di gas all’Italia, il governo si prepara allo stop totale dei flussi con un piano di emergenza.

Gas russo, il piano d'emergenza del governo: meno aria condizionata e coprifuoco in locali e negozi

I flussi di gas verso l’Europa e l’Italia si riducono drasticamente. La Russia chiude da oggi il gasdotto Nord Stream 1, che porta le forniture in Germania. Ufficialmente il motivo è la necessità di lavori di manutenzione, che porteranno a tenere chiusi i rubinetti per 10 giorni. Nel frattempo Eni fa sapere che la società russa Gazprom ha ridotto di un terzo le forniture verso l’Italia.

D’ora in poi, quindi, riceveremo solo una media di 21 milioni di metri cubi di gas al giorno, contro i precedenti 32. Dopo gli aumenti degli ultimi giorni, però, il prezzo del gas sui mercati europei sta scendendo, grazie alla decisione del Canada di fornire alla Russia una turbina necessaria proprio alla manutenzione del Nord Stream 1.

La paura dell’intera Unione europea, tuttavia, è che si possa arrivare rapidamente a un blocco totale del gas russo. Mosca, infatti, potrebbe prendere come pretesto lo stop limitato e temporaneo per procedere verso lo scenario più nefasto, che da mesi esperti ed analisti invitano a considerare. L’opzione è ritenuta “la più probabile” dal ministro francese delle Finanze Bruno le Maire, con la Commissione europea che già dallo scorso mese invita gli esecutivi del Vecchio Continente a tenersi pronti.

In caso di stop totale al gas russo l’Ue dovrebbe tagliare i consumi circa del 15%, la Germania anche del 20%. Per questo le principali cancellerie europee stanno studiando dei piani di emergenza. La Francia pensa alla ri-nazionalizzazione del colosso energetico Edf, per garantire maggiori riserve per l’autunno, mentre la Germania ha già avviato le prime misure di soft austerity, invitando i cittadini a usare poco l’aria condizionata, lasciare il più possibile le auto ferme e accorciare le docce.

In Italia la situazione è seria, ma non ancora drammatica. Rispetto a Berlino il governo Draghi si è mosso in anticipo per la differenziazione delle fonti energetiche. In caso di emergenza, quindi, nell’immediato il gas mancante verrebbe compensato con i flussi da Algeria e Azerbaijan. Ma nel medio periodo non mancherebbero i problemi, soprattutto sugli stoccaggi.

Ad oggi abbiamo accumulato circa il 65% del gas necessario per l’inverno e l’obiettivo è arrivare almeno al 90% entro la fine dell’anno. Se quindi a ottobre non riusciremo ad arrivare all’80-85%, potrebbe salire il grado di allarme (per ora siamo al livello uno su una scala di tre) e già in autunno scatterebbero i primi razionamenti. Vediamo nel dettaglio quali potrebbero essere.

Gas, il piano d’emergenza del governo: coprifuoco nei negozi e lampioni spenti

Uno dei primi effetti dei razionamenti dell’energia potrebbe essere una sorta di coprifuoco per locali privati e negozi. I primi potrebbero essere costretti a chiudere alle 23, i secondi alle 19. In questo modo i consumi di gas e luce (prodotta in parte grazie al primo) potrebbero essere ridotti sensibilmente. Ma non solo: si interverrebbe anche sull’illuminazione pubblica, spegnendo i lampioni sulla rete stradale cittadina ed extra-urbana, e su quella di monumenti ed edifici storici, almeno in alcuni orari. La riduzione potrebbe arrivare fino al 40%.

Meno aria condizionata e riscaldamenti, ridotti gas e luce nelle case

Quanto all’aria condizionata e ai riscaldamenti, in parte una sorta di austerity è già scattata nel nostro Paese. Negli uffici pubblici, infatti, dallo scorso 1° maggio e fino al 30 aprile 2023 le temperature non possono essere superiori ai 19 gradi d’inverno e inferiori ai 27 d’estate. In caso di stop al gas russo i limiti potrebbero essere ampliati anche ad abitazioni e uffici privati, in modo tale da abbassare la media delle temperature di almeno due gradi d’estate e alzarla di due d’inverno.

Potrebbero quindi essere confermate le soglie di 19 e 27 ed eventualmente essere messi dei paletti sugli orari. Nelle case sarebbe più facile ottenere il risultato in caso di sistemi di riscaldamento centralizzato, mentre se autonomo ci sarebbero delle forti raccomandazioni. Se poi l’emergenza si facesse estrema si potrebbe arrivare al coprifuoco sull’illuminazione anche in casa, ma l’opzione è remota quanto difficilmente attuabile.

Forniture del gas sospese alle aziende energivore

Anche le imprese che consumano più gas e luce (le cosiddette «energivore») potrebbero essere colpite fortemente dal piano di emergenza del governo. Acciaierie, ceramica del vetro, cementifici: per un periodo di tempo limitato potrebbero essere interrotte le forniture e si potrebbe ricorrere alle riserve strategiche presenti negli stoccaggi (che in teoria servirebbero per l’inverno). Si partirebbe dal gas destinato ad essere rivenduto sul mercato da gennaio in poi, per poi eventualmente attingere anche dalla parte non destinata alla commercializzazione.

Contemporaneamente sta già aumentando la produzione di elettricità dalle centrali a carbone. Le sei che sono ancora aperte in Italia dovevano chiudere nel 2025, invece lavoreranno a ritmo aumentato. Due si trovano in Sardegna, le altre sono a Civitavecchia, Brindisi, Monfalcone e Venezia. Stanno già coprendo quasi l’8% del fabbisogno di energia elettrica, esattamente il doppio rispetto alla media degli ultimi anni. L’obiettivo è sostituire almeno 5 miliardi di metri cubi di gas russo.

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