Qualche settimana fa, l’Europa è tornata a fare i conti con la fragilità delle sue forniture energetiche a causa di un attacco al gasdotto TurkStream , una delle principali arterie per l’approvvigionamento di gas naturale dalla Russia verso l’Europa.
L’Ucraina ha lanciato un’operazione con nove droni per colpire una stazione di compressione nella regione di Krasnodar, nella Russia meridionale, mettendo ulteriormente in evidenza la vulnerabilità delle infrastrutture critiche europee.
Il TurkStream, operativo dal 2020, è un gasdotto strategico che trasporta gas naturale dalla Russia alla Turchia e, da lì, verso diversi Paesi dell’Europa sudorientale. La sua capacità totale di 1,11 trilioni di piedi cubi di gas naturale è suddivisa su due linee: una dedicata alla Turchia e l’altra diretta verso l’Europa. I principali beneficiari del TurkStream includono Ungheria, Serbia, Bulgaria, Grecia, Macedonia del Nord, Bosnia ed Erzegovina e Romania. Ungheria e Serbia, grazie ai loro stretti rapporti con Mosca, sono i più dipendenti da questo gasdotto.
Secondo uno studio dell’Unione Europea, nel 2024 il gas russo ha raggiunto l’Europa attraverso tre rotte principali: il transito via Ucraina (30%), il gasdotto TurkStream (31%) e il gas naturale liquefatto (GNL) (39%). Tuttavia, l’attacco ucraino dimostra che anche il TurkStream è esposto a rischi che potrebbero avere ripercussioni devastanti.
Il quadro è ulteriormente complicato dalla decisione dell’Ucraina di non rinnovare il contratto di transito con la Russia, scaduto il 31 dicembre 2023, una scelta sostenuta dalla Commissione Europea. Questa mossa ha privato l’Europa di circa il 5% delle sue importazioni di gas, accentuando la pressione su altre fonti di approvvigionamento come il TurkStream e il GNL.
Se l’operazione ucraina avesse avuto esito positivo, oltre il 60% delle forniture di gas naturale importate dall’Europa sarebbe stato interrotto, generando una crisi energetica senza precedenti. I Paesi dell’Europa sudorientale e centrale avrebbero affrontato carenze critiche di energia, mettendo a rischio la stabilità economica e sociale della regione.
Il gas naturale liquefatto, proveniente principalmente da Stati Uniti, Russia e Qatar, non può compensare completamente le chiusure dei gasdotti. Oltre a essere più costoso, il GNL richiede infrastrutture specifiche per il trasporto e la distribuzione, che in molti Paesi europei sono ancora insufficienti.
Le conseguenze dell’instabilità energetica si stanno già facendo sentire. La Germania , uno dei motori economici dell’Europa, è in recessione, complice la combinazione di alti costi energetici, dipendenza dal carbone e chiusura degli impianti nucleari. Berlino punta sulle energie rinnovabili, ma queste non possono ancora sostituire completamente i combustibili fossili nel breve termine.
La distruzione di gran parte dei gasdotti Nord Stream, combinata con l’instabilità del TurkStream, rischia di compromettere la capacità produttiva dell’Europa, influendo su industrie chiave e sul riscaldamento domestico. Questa situazione potrebbe accelerare una frattura politica nell’Unione Europea e persino all’interno della NATO, poiché i Paesi più colpiti potrebbero cercare soluzioni individuali, minando l’unità occidentale.
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