G7 contro Brics, chi è più influente?

Alberto De Pasquale

12/12/2024

Il Gruppo dei 7 ha la forza del dollaro e maggiori riserve auree, ma l’alleanza guidata da Pechino e Mosca ha un Pil più alto e il monopolio delle terre rare.

G7 contro Brics, chi è più influente?

G7 da una parte, Brics dall’altra. Se negli anni ‘60 la politica internazionale viveva della contrapposizione tra il blocco occidentale guidato dagli Stati Uniti e quello orientale dell’Unione Sovietica, oggi il dualismo si sviluppa tra il gruppo intergovernativo composto dalle sette nazioni, Italia inclusa, ritenute più avanti dal punto di vista politico, economico, industriale e militare e l’altro raggruppamento, con in testa Cina e Russia, che rappresenta nove economie emergenti.

Un fattore determinante nella contesa è il dollaro: la valuta statunitense è il riferimento del sistema internazionale dei pagamenti ed è usata come standard sui mercati per la quotazione di oro e petrolio. Una delle ambizioni dei paesi Brics è gettare le basi per un sistema commerciale e finanziario non più basato sul dollaro, magari grazie al lancio di nuova valuta. Di recente il presidente eletto americano Donald Trump ha evocato ritorsioni per l’eventuale “de-dollarizzazione”, minacciando l’applicazione di dazi fino al 100% sulle importazioni dei paesi appartenenti al gruppo. Ma quanto sono effettivamente rilevanti oggi le economie Brics? Se si considera la centralità del dollaro, le riserve auree e la capacità di finanziare la propria difesa, i paesi del G7 risultano in chiaro vantaggio; tuttavia, i Brics possono contare su una popolazione più ampia e giovane, una maggiore produttività e un dominio incontrastato sulle strategiche terre rare.

Partiamo dal confronto delle popolazioni. Nei paesi Brics abitano oltre 3,5 miliardi di persone, pari al 44% della popolazione mondiale. Su questo punto non possono esserci paragoni, anche perché già solo Cina e India, le due nazioni più popolose del pianeta, contano in totale 2,8 miliardi di abitanti. La popolazione dei paesi del G7 si ferma invece a 781 milioni di unità, appena il 10% del totale, concentrata soprattutto negli Stati Uniti (336 milioni) e in Giappone (124). Molto diversa è anche l’età mediana degli abitanti: tra i paesi del G7 si va dai 38,9 anni degli Usa a quella particolarmente alta, 49,9 anni, del Giappone. La popolazione dei Brics è molto più giovane: l’età mediana più elevata è dei cittadini russi, 41,9 anni, mentre scende a 29,8 anni in India e 20,4 in Etiopia.

Consideriamo ora il prodotto interno lordo a parità di potere d’acquisto, ossia rapportato al costo della vita e all’inflazione nei vari paesi. Secondo le stime della Banca Mondiale, nel 2023 il Pil dei Brics è stato pari al 36% del Pil globale, mentre quello dei paesi del G7 ne ha rappresentato il 28%. In questo caso, sono Cina e Stati Uniti a trainare i valori dei rispettivi blocchi, anche se bisogna tenere d’occhio l’India, che ha ormai superato il Pil del Regno Unito e potrebbe diventare la terza economia mondiale entro il 2030.

Un punto forte dei paesi del G7 sono la spesa militare (solo gli Stati Uniti rappresentano il 37% della spesa mondiale) e soprattutto le riserve auree: il 49% dell’oro è detenuto dal Gruppo dei sette, mentre i Brics non vanno oltre il 16% del totale. In compenso, il raggruppamento capeggiato da Pechino e Mosca può contare su molte più riserve di petrolio, soprattutto grazie a Iran ed Emirati Arabi Uniti, che ne ospitano il 20% a livello globale. Tuttavia, il vero vantaggio dei Brics sono le terre rare, ossia i metalli più cercati al mondo, strategici per l’elettronica e la produzione industriale. Secondo le stime, il 75% delle riserve di terre rare si trova dislocato tra Cina, Brasile, India, Russia e Sudafrica, mentre Canada e Usa valgono appena il 2%. Di recente, su gallio, germanio e antimonio, Pechino ha annunciato lo stop immediato alle esportazioni negli Usa.

Il confronto tra i due blocchi sembra destinato a fornire ulteriori sviluppi. Sono oltre 40 le nazioni che si stanno avvicinando ai Brics, tra cui la Nigeria (il sesto paese più popoloso del mondo), il Venezuela (quello con le maggiori riserve di petrolio) e la Turchia (membro Nato).