Quale futuro per le criptovalute dopo il crack di SVB, Signature e Silvergate?

R. F.

13/03/2023

Dopo il crack della SVB, Signature e Silvergate, quale futuro per il mondo delle criptovalute?

Quale futuro per le criptovalute dopo il crack di SVB, Signature e Silvergate?

Gli ultimi giorni sono stati decisamente delicati per il mondo delle criptovalute.
Due delle banche più coinvolte nel settore crypto e la più grande banca per le startup tecnologiche sono fallite in meno di una settimana.

Se i prezzi delle criptovalute sono saliti domenica sera dopo che il governo federale è intervenuto per fornire una garanzia ai depositanti di due delle banche, gli eventi hanno scatenato comunque instabilità nel mercato delle stablecoin (valute digitali ancorate al dollaro o all’oro).

Terremoto nel mondo delle criptovalute

Silvergate Capital, un prestatore molto importante dell’industria delle criptovalute, ha dichiarato mercoledì scorso che avrebbe chiuso le operazioni e liquidato la sua banca. Silicon Valley Bank, uno dei principali finanziatori di startup, è crollata venerdì 10 marzo dopo che i depositanti hanno ritirato più di 42 miliardi di dollari in seguito alla dichiarazione di mercoledì 8 marzo della banca di dover raccogliere 2,25 miliardi di dollari sotto forma di aumento di capitale per sostenere il proprio bilancio. Signature, anch’essa fortemente focalizzata sulle criptovalute ma molto più grande di Silvergate, è stata posta in amministrazione controllata domenica sera dalle autorità di regolamentazione bancaria.

Signature e Silvergate erano le due banche principali per le società di criptovalute, e, parallelamente, quasi la metà di tutte le startup statunitensi aveva rapporti con la Silicon Valley Bank, compresi i fondi di venture capital legati alla criptovalute e alcune società di gestione di asset digitali.

Domenica 12 marzo il governo federale è intervenuto per garantire tutti i depositi dei depositanti di SVB e Signature, aumentando la fiducia e innescando un piccolo rally nei mercati delle criptovalute. Sia il bitcoin ed ether sono saliti di quasi il 10% nelle ultime 24 ore. Ma venerdì ci sono state altre violente scosse telluriche per le banche cosiddette “regionali”. Le azioni della First Republic di San Francisco hanno perso il 70% nelle contrattazioni di pre-trading di oggi lunedì 13 marzo, dopo il calo del 33% della scorsa settimana. PacWest Bancorp ha perso il 37% venerdì scorso e così la Western Alliance Bancorp il 29%.

È evidente che la volontà di sostenere entrambe le banche e garantire i depositanti anche sopra i 250.000 dollari indica che sia il governo sia la Fed sono fermamente intenzionati a fornire liquidità piuttosto che stringere le redini della politica monetaria, e per questo c’è anche chi – come Goldamn Sachs – a questo punto mette in forse il rialzo dei tassi previsto per il 22 marzo.

Colpite duramente le stablecoin

Ma l’instabilità di questi giorni ha mostrato ancora una volta la vulnerabilità delle criptovalute, incluse le “monete stabili” come le stablecoin, un sottoinsieme dell’ecosistema delle criptovalute su cui gli investitori possono tipicamente contare perché hanno il vincolo di mantenere un cambio fisso con il bene oggetto di collaterale. Le cosiddette monete stabili “dovrebbero” essere agganciate al valore di un bene reale, come il dollaro americano o una merce come l’oro. Ma condizioni finanziarie insolite possono farle scendere al di sotto del loro valore di ancoraggio. È già accaduto con Terra USD nel maggio di quest’anno.

E purtroppo, come sappiamo, molti dei problemi delle criptovalute nell’ultimo anno hanno avuto origine proprio nel settore delle stablecoin, e proprio a partire da quel famoso maggio. Nelle ultime settimane le autorità di regolamentazione hanno messo sotto osservazione anche altre stablecoin. Ad esempio BUSD, la stablecoin di Binance ancorata al dollaro, ha registrato massicci deflussi dopo che le autorità di regolamentazione di New York e la Securities and Exchange Commission, la corrispondente statunitense della nostra Consob, hanno esercitato pressioni sul suo emittente, Paxos, per rendere più trasparente il proprio bilancio.

Durante il fine settimana, la fiducia in questo settore ha subito un altro colpo: USDC - la seconda più liquida stablecoin statunitense ancorata al dollaro - ha perso il suo valore intrinseco, scendendo a un certo punto di sabato 11 marzo,sotto gli 87 centesimi dopo che il suo emittente, Circle, ha ammesso di avere 3,3 miliardi di dollari depositati in SVB.
All’interno dell’ecosistema degli asset digitali, proprio Circle è stata a lungo considerata come uno dei soggetti più affidabili nell’ambiente, vantando stretti legami e appoggi con il mondo della finanza tradizionale. Circle ha infatti raccolto 850 milioni di dollari da investitori come BlackRock e Fidelity e da tempo ha dichiarato di avere intenzione di quotarsi in borsa. Un programma che, probabilmente, subirà notevoli ritardi dopo il crack della SVB e Signature, o forse verrà abortito definitivamente.

Ma ci sono anche altri esempi. DAI e USDC.
DAI è una stablecoin decentralizzata e collateralizzata di MakerDAO, lanciata per la prima volta sulla piattaforma di Ethereum nel dicembre 2017. USDC è una stablecoin sostenuta da Coinbase e Circle Invest e annunciata per la prima volta nel settembre 2018. DAI ha scambiato fino a 90 centesimi sabato 11 marzo. E sia Coinbase che Binance hanno temporaneamente sospeso le conversioni USDC-dollaro.
Inoltre, dalla stampa americana sappiamo che sabato 11 marzo alcuni trader hanno iniziato a scambiare i loro USDC e DAI con Tether, la più grande stablecoin del mondo che ha attualmente un valore di mercato di oltre 72 miliardi di dollari e che per il momento non è stata coinvolta in alcuno scandalo.

La società emittente di Tether (Tether Limited, posseduta dalla iFinex Limited di Hong Kong) non ha avuto alcuna esposizione nei confronti di SVB ed è attualmente scambiata al di sopra del suo peg di 1 dollaro, anche se le pratiche commerciali di Tether sono state messe in discussione, così come lo stato effettivo delle sue riserve messe a collaterale.
Il mercato delle stablecoin ha iniziato a rimbalzare domenica sera dopo che Circle ha pubblicato un post sul suo blog in cui affermava che avrebbe «coperto qualsiasi deficit o buco di bilancio utilizzando le risorse aziendali». Da allora, sia USDC che DAI sono tornati verso l’ancoraggio al dollaro. Ora che è chiaro che i depositanti di SVB saranno rimborsati, ci si aspetta che USDC possa essere di nuovo scambiata alla pari con il dollaro.

L’impatto delle banche-crypto sul Bitcoin

Ma una importante riflessione è d’ obbligo a questo punto.
Nel lungo termine, la chiusura delle “banche–crypto” potrebbe comportare problemi anche per bitcoin, che è la più grande criptovaluta del mondo, con un valore di mercato di 422 miliardi di dollari. La liquidità degli scambi su Bitcoin potrebbe essere compromessa.

Silvergate Exchange Network (SEN) e Signet di Signature erano piattaforme di pagamento in tempo reale che i clienti delle criptovalute consideravano piattaforme fondamentali per assicurare al mercato delle criptovalute liquidità negli scambi e ridotti spread denaro-lettera. Entrambe consentivano ai clienti commerciali di effettuare pagamenti 24 ore su 24, sette giorni su sette, attraverso i rispettivi servizi di regolamento istantaneo. È ovvio a questo punto che la liquidità dei Bitcoin e delle criptovalute in generale sarà in qualche modo compromessa perché Signet e SEN erano fondamentali per le aziende per effettuare pagamenti in valuta anche durante il fine settimana quando le banche ordinarie negli USA (come in Europa) sono chiuse. Queste due banche sono state le più favorevoli ai Bitcoin, hanno supportato la maggior parte dei regolamenti per le transazioni in Bitcoin tra le controparti commerciali negli Stati Uniti negli ultimi anni. Ora che non esistono più che ne sarà del mercato ad esse connesso?

La raccomandazione che ne possiamo trarre è quindi di estrema prudenza nel trading delle criptovalute per le prossime settimane: venendo a mancare alcune tra le piattaforme di trading più importanti nel mercato USA, queste valute avranno un mercato sempre più rarefatto, un mercato intrinsecamente fragile, con ovvi sali-scendi e innalzamenti della volatilità a breve termine. Si suggerisce quindi, almeno per il breve periodo, a chi non ha mai fatto trading su tali asset, di astenersi totalmente dall’ingresso in questo mondo e di non farsi allettare da caduta del -20% o -30% perché allo stato attuale la situazione è ancora in forte evoluzione.