Fondi pensione, “una bomba a orologeria” in tutto il mondo a causa della crisi demografica

Laura Naka Antonelli

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Alert sul futuro dei fondi pensione con la crisi demografica in atto che rischia di farsi più accentuata. Cosa emerge dal rapporto e dall’allarme.

Fondi pensione, “una bomba a orologeria” in tutto il mondo a causa della crisi demografica

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Alert per i fondi pensione, per qualcuno sempre più “una bomba a orologeria”, a causa della crisi demografica in atto in tutto il mondo. L’allarme è stato lanciato in concomitanza con la diffusione di alcuni dati appena arrivati, che confermano come il futuro di questa categoria di fondi sia sempre più a rischio.

La crisi demografica che sta attanagliando i sistemi pensionistici di tutto il mondo è scatenata da un lato dall’aumento delle aspettative di vita e dall’altro lato dal calo delle nascite. Entrambi fattori che, inevitabilmente, rischiano di mettere sotto pressione le risorse destinate alle pensioni, sollevando interrogativi sulla capacità dei fondi di garantire il pagamento degli assegni alle generazioni future.

Fondi pensione in crisi con crisi demografica, l’alert: “una bomba a orologeria”

L’articolo della CNBC che ha riportato l’allarme ha ricordato che i sistemi pensionistici si dividono generalmente in due categorie: quelli a prestazione definita, che garantiscono ai pensionati un reddito prestabilito, e quelli a contribuzione definita, le cui prestazioni dipendono dai risparmi accumulati e dai rendimenti degli investimenti.

Interpellato dalla CNBC Sebastien Betermier, executive director presso International Centre for Pension Management (Centro internazionale della gestione delle pensioni), ha avvertito che il problema “è enorme, e sta diventando più pronunciato nel corso del tempo”, aggiungendo che alcuni fondi pensione hanno tra i propri iscritti persone che sono andate in pensione quasi 50 anni fa e che oggi hanno 107 o 108 anni.

Il problema è soprattutto finanziario: se il fondo deve pagare una rendita per molti più anni di quanto previsto inizialmente, deve disporre di risorse sufficienti a sostenere quei pagamenti.

Come ha detto Betermier, “più alta è la longevità, più a lungo i fondi pensione devono garantire le prestazioni e, di conseguenza, aumentano immediatamente le passività”.

L’esperto ha continuato: “Pensate ai costi che questo comporta per la generazione successiva: è una bomba a orologeria”.

Il dramma confermato da un’analisi sui sistemi pensionistici

Il dramma è confermato dal rapporto 2026 Marsh CFA Institute Global Pension Index (MCGPI), pubblicato il 20 ottobre 2026 da Marsh e CFA Institute, in collaborazione con il Monash Centre for Financial Studies.

Dall’analisi è emerso che, dei 55 sistemi pensionistici analizzati dall’indice, 43 presentano tassi di fecondità inferiori alla soglia di sostituzione generazionale, pari a 2,1 figli per donna, mentre in 23 casi il tasso è inferiore a 1,5.

Nel frattempo, nelle economie più avanzate, dal 1950 le aspettative di vita a 65 anni sono salite del 50,9%, arrivando a circa altri 20 anni di vita.

Ciò significa che le prestazioni pensionistiche devono essere erogate per periodi considerevolmente più lunghi, a fronte di un numero di potenziali lavoratori che sostengono economicamente la popolazione anziana destinato a diminuire drasticamente.

Cos’è un fondo pensione. Il problema rappresentato dal calo del rapporto tra lavoratori e pensionati

Vale la pena di rispolverare il concetto di fondo pensione: si tratta di uno strumento di previdenza complementare, che serve ad accumulare risparmi durante la vita lavorativa per ottenere una rendita aggiuntiva rispetto alla pensione pubblica.

Nei fatti, un lavoratore versa periodicamente contributi in un fondo, eventualmente insieme ai contributi del datore di lavoro.

Il denaro viene investito e, al momento del pensionamento, viene utilizzato per erogare una pensione integrativa, sotto forma di rendita periodica e, nei limiti previsti, anche di capitale.

Dal rapporto MCGPI è emerso che “il finanziamento delle pensioni future e dell’assistenza agli anziani diventa sempre più cruciale, man mano che diminuisce il rapporto tra lavoratori e pensionati”.

Fondi pensione a caccia di liquidità si imbarcano in investimenti rischiosi

Il paper non ha fatto mistero della minaccia che aleggia sui sistemi pensionistici: “Nella loro configurazione attuale, pochissimi sistemi possono essere considerati sicuri ”.

Il nodo è che, a fronte di iscritti ai fondi che vanno in pensione e iniziano a ricevere le prestazioni, alcuni fondi si trovino a erogare somme uperiori ai nuovi contributi incassati, incorrendo in problemi di liquidità che potrebbero rendere necessaria la revisione delle proprie strategie di investimento. Revisione, a quanto pare, già in atto.

Alcuni osservatori di mercato hanno fatto notare infatti che la pressione sui fondi è tale che alcuni di essi, pur di blindare i loro livelli di liquidità e per soddisfare le richieste in crescita degli iscritti, si stanno imbarcando in investimenti più complessi e più rischiosi.

In particolare Jean-Pierre Aubry, associate director della divisione statale e locale del Center for Retirement Research del Boston College ha affermato che i fondi pensione stanno puntano in misura maggiore sugli investimenti più rischiosi.

Ma, d’altronde, il rapporto MCGPI ha sottolineato che “in futuro, le uscite per il pagamento delle prestazioni supereranno il livello dei contributi o dei premi.. e questa pressione finanziaria è destinata inevitabilmente ad aumentare”.

Tutti stanno aumentando l’esposizione al rischio. Il caso del fondo pensione USA

Ancora, Aubry ha detto di credere che “tutti stiano aumentando un po’ l’esposizione al rischio, laddove possibile”, dal momento che “i costi stanno salendo, a causa di questo cambiamento demografico”, e che, di conseguenza, i fondi devono trovare un modo per riuscire a finanziare le erogazioni dovute agli iscritti.

Ma, alla ricerca di asset che assicurino rendimenti elevati, il pericolo è che i fondi pensione, in questo modo, investano in asset che potrebbero, in caso di forti correzioni del mercato, tradursi più in perdite che in rendimenti.

L’esperto ha citato il caso dei fondi pensione dei governi statali e delle amministrazioni locali degli Stati Uniti, che detengono in obbligazioni soltanto il 20% circa del proprio patrimonio, mentre la parte restante è investita in gran parte in azioni e attività non quotate.

Questo tipo di allocazione rende i fondi pensione pubblici americani molto più esposti ai rischi di mercato rispetto ai loro omologhi in Europa e in Canada.

Non tutti i gestori di fondi pensione ritengono, tuttavia, che l’invecchiamento della popolazione giustifichi l’assunzione di rischi maggiori.

Un monito è stato lanciato da David Elias, amministratore delegato del fondo pensione australiano Hostplus, anch’egli contattato dalla CNBC, che ha sottolineato che, a suo avviso, i cambiamenti demografici rappresentano soltanto uno dei numerosi fattori che influenzano le decisioni di investimento.

Elias ha rimarcato l’importanza di mantenere un portafoglio diversificato tra diverse classi di attività, aree geografiche e settori industriali, assicurandosi al contempo che i rendimenti potenziali compensino adeguatamente i rischi assunti.

Fondi pensione costretti a frare più affidamento su rendimenti investimenti e su patrimonio accumulato

Il manager ha mostrato inoltre fiducia nei confronti dei governi “Non sottovaluto la capacità dei governi di trovare soluzioni estremamente creative per affrontare problemi di questo tipo”, aggiungendo che “è comunque chiaro, tuttavia, che (i governi) che dovranno intervenire per affrontarli”.

Molti fondi con una lunga storia alle spalle stanno già pagando più prestazioni di quante risorse ricevano sotto forma di contributi.

Sono quindi sempre più costretti a fare affidamento sui rendimenti degli investimenti e sul patrimonio accumulato.

Il problema è particolarmente sentito nei sistemi pensionistici a ripartizione (pay-as-you-go), nei quali i contributi versati dai lavoratori di oggi finanziano in larga misura le prestazioni destinate ai pensionati attuali. Questi sistemi sono particolarmente vulnerabili alla riduzione della forza lavoro.

Le pressioni sono già evidenti negli Stati Uniti, dove si prevede che l’Old-Age and Survivors Insurance Trust Fund, il fondo che finanzia le pensioni di vecchiaia e le prestazioni ai superstiti per decine di milioni di americani, esaurirà le proprie riserve nel quarto trimestre del 2032, almeno secondo quanto emerso dall’ultimo rapporto dei suoi amministratori fiduciari.

Ma anche i sistemi pensionistici a capitalizzazione integrale (fully funded), nei quali i contributi dei lavoratori e dei datori di lavoro vengono investiti per finanziare le prestazioni pensionistiche future, non sono immuni da questi rischi.

Per fare un altro esempio occhio al caso dell’Australia, dove circa un terzo dei fondi pensione integrativi (superannuation funds) ha registrato flussi di cassa netti da attività negativi nell’arco di un triennio: significa che le prestazioni erogate hanno superato i contributi incassati, secondo un rapporto del 2025 dell’Australian Prudential Regulation Authority.

Ma cosa può cambiare per chi ha un fondo pensione in Italia? Va sottolineato, a scanso di equivoci, che la crisi demografica non implica automaticamente un taglio delle prestazioni di tutti i fondi pensione integrativi.

Detto questo, per chi aderisce a un fondo a contribuzione definita, il capitale accumulato e la rendita futura dipendono anche dai rendimenti degli investimenti, il che significa che se il fondo dovesse investire in asset rischiosi e finire con l’accusare perdite, la pensione complementare potrebbe finire per essere più bassa.

Di conseguenza, chi decide di destinare il TFR a un fondo pensione deve considerare anche le alternative e le rispettive regole di rivalutazione.

Va precisato in ogni caso che il rischio non dipende soltanto dalla scelta di investimenti più rischiosi, visto che anche un fondo con un portafoglio diversificato può soffrire perdite. I risultati dipendono inoltre dal comparto scelto e dall’orizzonte temporale.

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