Fondamentali solidi ma il titolo scende. È il momento giusto per comprare il titolo Leonardo?

Redazione Money Premium

17 Giugno 2026 - 18:12

Leonardo non decolla nonostante ordini record. Il futuro di Leonardo dipenderà da come Mariani saprà tradurre in risultati tangibili l’eredità di Cingolani in un contesto globale sempre più complesso

Fondamentali solidi ma il titolo scende. È il momento giusto per comprare il titolo Leonardo?

Nel pieno di un contesto geopolitico che continua a premiare il settore della difesa europea, Leonardo rappresenta uno dei casi più emblematici di Piazza Affari: fondamentali solidissimi, backlog storico e posizionamento strategico di prim’ordine, ma un titolo che a giugno paga un arretramento significativo, collocandosi tra i più deboli del FTSE MIB con un calo del 4-5% da inizio mese e circa il 20% dai massimi di marzo oltre i 66 euro. Oggi quota intorno ai 51-53 euro, con una capitalizzazione di circa 30 miliardi.

La transizione al nuovo amministratore delegato Lorenzo Mariani, insediatosi formalmente l’8 maggio dopo la conclusione del mandato di Roberto Cingolani, ha introdotto un elemento di cautela tra gli investitori.

Nonostante Mariani sia un manager interno di lunga esperienza – ex co-direttore generale e già alla guida di MBDA Italia – il mercato ha applicato un “risk premium” sulla governance, penalizzando il titolo proprio nel momento in cui i risultati operativi confermavano la solidità del percorso avviato sotto Cingolani.

L’eredità di Cingolani

Sotto la guida del manager uscente, dal 2023 al maggio 2026, Leonardo aveva vissuto una vera e propria rinascita: il titolo era salito di oltre il 430%, la forza lavoro era cresciuta di 9.200 unità, i ricavi e gli utili avevano registrato una crescita composta annua intorno al 10%, con una netta accelerazione del free cash flow e una riduzione del rapporto indebitamento netto/EBITDA. Cingolani aveva trasformato l’ex Finmeccanica da conglomerato manifatturiero in un player globale di elettronica per la difesa, elicotteri, aerostrutture, cyber e spazio, con alleanze internazionali strategiche e acquisizioni mirate come quella di Iveco Defence Vehicles.

I risultati del primo trimestre 2026, approvati il 6 maggio e presentati come gli ultimi sotto la responsabilità diretta di Cingolani, hanno confermato un avvio d’anno eccezionale. I nuovi ordini hanno raggiunto i 9 miliardi di euro, in crescita del 31% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, portando il book-to-bill a un robusto 2,0x. Il portafoglio ordini (backlog) ha superato i 56,8-57 miliardi, in aumento del 23% su base annua, assicurando oltre due anni e mezzo di produzione visibile, anche grazie al contributo di circa 5,6 miliardi dall’integrazione di Iveco Defence Vehicles.

I ricavi si sono attestati a 4,45 miliardi (+6,9%, +10% a cambi costanti), mentre l’EBITA è balzato a 281 milioni (+33%), con un ROS salito al 6,3% dal 5,1% dell’anno prima. Il risultato netto adjusted ha toccato i 184 milioni (+60%). Il free operating cash flow è rimasto negativo per 411 milioni, in linea con la stagionalità ma in miglioramento del 29% sul 2025. L’indebitamento netto è salito a 3 miliardi, risentendo dell’acquisizione IDV da 1,6 miliardi.

La guidance per l’intero 2026 è stata confermata: [nuovi ordini intorno ai 25 miliardi, ricavi a 21 miliardi, EBITA a 2,03 miliardi e FOCF a 1,1 miliardi. Nella conference call, Cingolani aveva lasciato intendere che senza il cambio al vertice le stime avrebbero potuto essere riviste al rialzo, spostando di fatto la palla al nuovo management. Mariani ha ereditato un’agenda densa: integrazione piena di IDV (che dovrebbe contribuire 1,1 miliardi di ricavi e 120 milioni di EBITA nei nove mesi di consolidamento), finalizzazione di joint venture sulle aerostrutture e sul spazio (progetto Bromo con Airbus e Thales), esecuzione del piano industriale 2026-2030 e mantenimento del momentum sui programmi chiave come Eurofighter, AW149, GCAP e Leonardo DRS negli Stati Uniti.

Il titolo non decolla ma gli analisti sono fiduciosi

A metà giugno il titolo non ha ancora recuperato lo sconto legato alla transizione. Gli analisti, nelle note di maggio e giugno, riconoscono la qualità dei fondamentali ma mantengono un approccio prudente sul fronte della governance e dell’esecuzione. Il consensus aggregato, aggiornato dopo i conti di maggio, indica un prezzo obiettivo medio intorno ai 67-68,7 euro, con un upside potenziale del 28-35% dai livelli attuali. Il range è ampio: da target più cauti intorno ai 62-65 euro fino a picchi di 82-83 euro.

Tra le case più attive a maggio, JP Morgan ha confermato overweight ma ha tagliato il target da 77 a 70 euro, applicando esplicitamente uno sconto del 10% per i rischi di governance legati al ruolo del governo italiano (azionista al 30% tramite MEF) nella sostituzione di Cingolani. Gli analisti della banca americana hanno però rivisto al rialzo le stime di EPS per il 2026 e 2027, evidenziando il potenziale di miglioramento operativo e l’esposizione favorevole ai mercati Usa e Medio Oriente. Morgan Stanley ha mantenuto overweight con un target a 82 euro, sottolineando come la scelta di un manager interno riduca il rischio di discontinuità strategica e premi l’esecuzione industriale. Intermonte ha ribadito outperform con target a 72 euro dopo i conti di maggio, sottolineando come il modello di business sia evoluto verso tecnologia e dual-use, giustificando multipli più elevati.

Equita ha confermato buy a 71 euro, riconoscendo la solidità sottostante nonostante l’incertezza near-term sul cambio di vertice. Bankinter il 25 maggio ha riconfermato buy con target 67,7 euro (+29,5% dal prezzo di allora intorno ai 52 euro), senza apportare modifiche alle stime. Morningstar ha promosso a buy con fair value a 62,60 euro, citando i venti favorevoli strutturali della spesa difesa e la migliore visibilità sulla conversione di cassa. Anche Kepler Cheuvreux e altri hanno mantenuto rating positivi intorno ai 75 euro. Le visioni più caute, come Jefferies (hold a 62 euro) o Oddo BHF e BNP Paribas (neutral intorno ai 65 euro), continuano a pesare sul sentiment per il rischio transizione.

Il rimbalzo è dietro l’angolo?

Il titolo tratta oggi a circa 19x il P/E forward, un multiplo considerato ragionevole per un’azienda con backlog record e posizionamento strategico in un contesto NATO e di spesa europea in crescita. Moody’s ha alzato il rating a Baa2 con outlook positivo ad aprile, confermando il miglioramento strutturale dei fondamentali. Eppure, a giugno prevalgono le prese di profitto sul comparto difesa e la cautela su possibili realizzi dopo il lungo rally.

Leonardo resta un titolo di qualità elevata nel panorama industriale italiano ed europeo. Il nuovo CEO ha davanti a sé la sfida di dimostrare continuità operativa e capacità di alzare ulteriormente le guidance nei prossimi trimestri. Se riuscirà a integrare con successo IDV, a scalare i margini e a concretizzare le joint venture internazionali, il mercato dovrebbe progressivamente rimuovere lo sconto di governance oggi applicato.

Nel frattempo, per gli investitori che credono nel tema difesa di lungo termine, i livelli attuali rappresentano un punto di ingresso interessante su un’azienda con oltre due anni e mezzo di visibilità produttiva e un posizionamento unico tra elettronica, elicotteri e aerospazio.

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