L’Unione europea suggerisce l’abolizione della flat tax del regime forfettario per abbassare le tasse ai lavoratori dipendenti. Cosa rischiano le partite IVA?
Nel report 2026 l’Unione europea detta la rotta all’Italia, tra i nodi da sciogliere c’è il regime forfettario, aspramente criticato, ma cosa cambia per le partite IVA nel caso di abolizione del regime di vantaggio?
L’Unione europea parte da dati di fatto: c’è una pressione fiscale troppo elevata a carico dei lavoratori dipendenti, le prospettive future portano a ipotizzare un ulteriore aumento della pressione fiscale. Occorre spostare il carico fiscale dai lavoratori dipendenti ai lavoratori autonomi e per fare questo è necessario dire addio alla flat tax del regime forfettario che consente ai titolari di partita IVA di avere una tassazione agevolata. Ma le cose stanno davvero così? Il regime forfettario è davvero a rischio?
Ecco le prospettive future e le conseguenze per le partite Iva correlate alla abolizione della flat tax del regime forfettario. É a rischio?
Vantaggi del regime forfettario sono alla base del rischio di abolizione, ecco quali sono
Nel 2025 il 60% delle nuove partite IVA ha scelto il regime forfettario, in totale sono circa 1,8 milioni le partite Iva che hanno scelto tale regime. Il 70% è rappresentato da avvocati, commercialisti, psicologi, ingegneri, e-commerce, piccoli negozi, copywriter, grafici, social media manager, sviluppatori. Cosa ne sarebbe di loro se a un tratto il regime forfettario dovesse sparire?
Il regime forfettario è un regime fiscale dedicato alle partite Iva che hanno un fatturato non particolarmente elevato, 85.000 euro l’anno. Nasce per favorire il lavoro autonomo e l’autoimprenditorialità ed è scelto soprattutto da professionisti e piccole aziende.
Il limite di ricavi e compensi non è l’unica soglia da rispettare, infatti, per poter entrare e restare nel forfettario è necessario non superare la soglia di 20.000 euro di spese sostenute per il personale dipendente. Proprio questo ulteriore limite, fa capire che si tratta prevalentemente di un regime utilizzabile da chi lavora da solo, senza dipendenti o con un solo dipendente.
Per un professionista con un fatturato non elevato, che corrisponde grosso modo a uno stipendio, spesso non parificabile neanche a quello di un dirigente, si tratta di una scelta funzionale, non semplicemente perché la tassazione è più bassa, ma anche e soprattutto perché c’è una notevole semplificazione negli adempimenti che riduce anche il peso economico-burocratico. Ad esempio, i titolari di partita Iva non sono tenuti agli adempimenti IVA, sono esclusi dagli obblighi di tenuta delle scritture contabili, dall’applicazione degli Indici sintetici di affidabilità fiscale.
Naturalmente è bene accennare anche all’imposizione fiscale legata al forfettario: nei primi 5 anni di attività si applica un’aliquota del 5% che sale al 15% dopo i primi 5 anni. Trattasi di flat tax o imposta sostitutiva, quindi, non si applicano addizionali regionali o comunali.
Svantaggi del forfettario, non sempre la base imponibile è più bassa
Ad ogni vantaggio corrisponde uno svantaggio, il regime forfettario assume tale nome perché le spese sostenute non possono essere portate in deduzione con il metodo analitico, riducendo la base imponibile.
Un professionista in regime forfettario non può scalare dal reddito prodotto le spese sostenute e non può avvalersi di detrazioni, ad esempio spese mediche, spese funebri, investimenti per l’attività (ci sarà però una modifica per l’iperammortamento), detrazioni interessi passivi mutuo e via discorrendo. Partendo dalla somma di ricavi e compensi si applica un coefficiente di redditività, stabilito in base al codice Ateco, e che dovrebbe corrispondere alle spese. L’unica spesa deducibile con il metodo analitico riguarda i contributi previdenziali. Non è detto che al termine del calcolo per il contribuente in regime forfettario ci sia un reale vantaggio.
Abolizione del regime forfettario, conseguenze per le partite IVA
Cosa succede ai titolari di partita IVA in caso di abolizione del regime forfettario? Sebbene non sia facile in questo momento fare previsioni, è probabile che i contribuenti si ritrovino tutti in regime ordinario. In questo caso si applicherebbe l’Irpef o l’Ires. L’Irpef è l’imposta sul reddito delle persone fisiche e prevede attualmente 3 aliquote per scaglioni di reddito:
- 23% sui redditi fino a 28.000 euro;
- 35% sui redditi compresi tra i 28.000 e i 50.000 euro;
- 43% sui redditi che superano i 50.000 euro.
Si aggiungono le addizionali regionali e comunali.
L’Ires è l’imposta sul reddito delle società e sconta un’aliquota del 24%.
Una volta abolito il regime forfettario, rientra in vigore la determinazione analitica del reddito con la deduzione delle spese inerenti l’attività.
Le deduzioni consentono di incidere sulla base imponibile e ridurla e non è detto che la riduzione generi una base imponibile più elevata rispetto a quella generata dal regime forfettario. Proprio per questo alle aziende/attività che hanno costi legati alla professione elevati, in genere, il forfettario viene sconsigliato.
Il professionista in partita IVA ordinaria potrà avvalersi delle detrazioni che generano in molti casi un buon risparmio di imposta.
Dal punto di vista degli adempimenti il titolare di partita Iva in regime ordinario deve portare avanti anche gli adempimenti IVA con liquidazione e versamenti Iva mensili o trimestrali, liquidazioni periodiche IVA (LIPE), dichiarazione Iva annuale e versamento di acconto e saldi.
Cosa succederà alle partite Iva in caso di abolizione del regime forfettario?
Non possiamo sapere con certezza cosa potrebbe accadere se il regime forfettario dovesse sparire, ogni singolo titolare di partita IVA farà sicuramente dei calcoli e il rischio è che i più piccoli, che magari fanno già ora fatica a far quadrare i conti, potrebbero lasciare il lavoro in forma autonoma e cercare di collocarsi nel mondo del lavoro dipendente.
La semplificazione burocratica legata a questo regime è sicuramente una forte attrattiva soprattutto per i più piccoli. Sono numerosi i soggetti che avviano un’attività proprio perché c’è la possibilità di avere una semplificazione e questi professionisti potrebbero perdersi.
Di fatto, dall’Unione europea arrivano suggerimenti e non diktat e per ora sembra che non vi sia alcuna intenzione di dare seguito a tali suggerimenti, ma l’ipotesi non può escludersi.
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