Amazon Prime, «hai diritto a un rimborso di 51 dollari» ma si tratta di una truffa. Attenzione a non incassare l’assegno per non perdere soldi e dati personali.
Una donna modenese ha ricevuto una busta direttamente a casa con all’interno un assegno da 51 dollari proveniente da una banca americana. Nella lettera allegata alla busta veniva chiarito che si trattava di un rimborso Amazon Prime al quale la cliente aveva diritto e che doveva essere incassato presso la propria banca di fiducia. La donna, però, ha deciso di portare la lettera e l’assegno all’associazione dei consumatori Adiconsum e ha poi scoperto che si trattava di una nuova truffa.
Se avesse deciso di incassare il rimborso avrebbe rischiato non solo di perdere denaro, ma anche di cadere nel furto dell’identità personale o di condividere importanti dati bancari che avrebbero dato libero accesso al suo conto ai malviventi.
Come funziona la nuova truffa di Amazon Prime e come riconoscere il finto rimborso: ecco una guida semplice per evitare raggiri e furti d’identità.
Nuova truffa Amazon Prime: spunta un finto rimborso di 51 dollari
Truffe, phishing e furto di identità sono meccanismi sempre più diffusi e soprattutto più sofisticati: l’ultima trovata dei malviventi è quella di erogare un finto rimborso Amazon Prime da 51 dollari. A raccontare la vicenda è stata l’associazione dei consumatori Adiconsum a cui si è rivolta una donna modenese, residente a Formigine, che è riuscita a riconoscere la truffa sventando il colpo.
La donna era stata raggiunta da un ragazzo che le aveva consegnato a mano una busta: all’interno di quest’ultima c’era foglio scritto in inglese e un assegno da 51 dollari emesso dalla Huntington National Bank di Columbus, una banca statunitense con sede in Ohio.
Nella lettera veniva citato un caso reale: la causa intentata dalla Ftc, l’autorità di regolamentazione della Borsa statunitense, contro Amazon. Il contenzioso, realmente esistente, aveva portato a un accordo tra il governo federale e l’e-commerce, che prevedeva il rimborso dell’abbonamento ad Amazon Prime per milioni di clienti, con un importo pari ad appunto 51 dollari.
In fondo alla lettera veniva poi specificato che l’assegno doveva essere riscattato entro il 28 aprile 2026 e, a tal fine, veniva anche indicato un metodo per ottenere il rimborso tramite Paypal.
Cosa succede se riscatti il rimborso?
La donna, insospettita dalla situazione, ha deciso di rivolgersi all’associazione dei consumatori per ottenere delucidazioni su questa causa. Qualora non si fosse accorta della truffa, i rischi sarebbero stati due:
- il primo sarebbe scattato nel caso di richiesta di rimborso tramite Paypal;
- il secondo sarebbe scattato in caso di riscossione dell’assegno in banca.
Infatti, i malviventi avevano inserito nella lettera un link Paypal che nascondeva in realtà un tentativo di phishing: cliccando su quell’indirizzo la donna avrebbe rischiato di perdere i dati personali e di esporre i propri dati bancari a persone sconosciute e con cattive intenzioni.
Tentando di depositare l’assegno in banca, invece, la donna sarebbe caduta nel cosiddetto overpayment scam: una volta effettuato l’accredito, i malviventi avrebbero richiesto l’intera somma di ritorno a causa di un errore. A quel punto sarebbe stata la banca a pagare e a fornire il denaro in attesa di completare le verifiche sulla transazione internazionale. La donna, quindi, avrebbe dovuto pagare i tuffatori e risarcire la banca che nel frattempo si sarebbe accorta dell’inganno.
Come riconoscere la truffa del finto rimborso
Ci sono diversi elementi di questa storia che ci spingono a riflettere sul fatto che possa trattarsi di una truffa. In primo luogo, un assegno o una comunicazione ufficiale non viene mai consegnata a mano, ma piuttosto tramite raccomandata con ricevuta di ritorno o tramite PEC (metodi che hanno un valore legale). Questo primo punto dovrebbe già insospettire i destinatari.
In secondo luogo, la causa Ftc contro Amazon citata all’interno della lettera riguarda solo consumatori statunitensi e, in ogni caso, i metodi di rimborso non comprendono una consegna a mano di un assegno.
L’elemento più dirompente è il fatto che i malviventi fossero a conoscenza di diverse informazioni sulla vittima: conoscevano, ad esempio, l’indirizzo di casa, il nome e cognome della donna e sapevano anche che era iscritta ad Amazon Prime. Le autorità hanno quindi invitato tutti i consumatori a fare attenzione alle informazioni condivise sui social o con sconosciuti, perché spesso possono esporre a rischi o truffe.
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