Mentre ancora si discute sulla Ferrari Luce, Maranello fa un altro passo avanti e lancia un brevetto per un serbatoio flessibile a idrogeno
La presentazione della Ferrari Luce, la prima elettrica della casa di Maranello, ha creato un acceso dibattito tra i puristi, che parlano di snaturamento dell’identità del marchio, e tra chi ha accolto con favore il rinnovamento e i passi avanti fatti verso la mobilità sostenibile.
Ma mentre si continua a discutere, l’icona dell’automotive italiano pensa già al futuro. Pochi giorni fa è stato presentato un brevetto per un serbatoio a idrogeno che dice molto sulla nuova filosofia aziendale del Cavallino.
Al momento non è stata annunciata nessuna auto a idrogeno ma il dato rimane comunque significativo, e porta l’azienda a seguire la strada che altri marchi come Toyota e BMW hanno iniziato a percorrere.
Il nuovo serbatoio flessibile a idrogeno di Ferrari
La grande innovazione del brevetto presentato da Ferrari è la flessibilità del serbatoio. Fin qui, sulle poche auto a idrogeno esistenti, sono installati serbatoi cilindrici con grande rigidità che devono essere in grado di resistere alle pressioni necessarie a mantenere il gas in forma compressa.
Dispositivi efficaci ma troppo ingombranti per essere integrati con successo nel disegno del veicolo.
Maranello prova a risolvere il problema con un serbatoio flessibile fatto con un materiale in grado di espandersi durante il rifornimento e comprimersi mentre l’auto è in marcia. Una soluzione che ha indubbi vantaggi a livello di distribuzione dei pesi, gestione della carrozzeria e aumento degli spazi interni.
Resta, però, una sfida: quella di realizzare i collegamenti fra serbatoio e motore. Se il primo si “muoverà” dovrà essere seguito dai raccordi, dal momento che l’idrogeno deve mantenere un certo grado di stabilità per essere utilizzato.
Da quanto trapelato il nuovo serbatoio dovrebbe trovare posto nella parte posteriore alta del mezzo. Un posizionamento che potrebbe ridurre lo spazio di carico ma dare le necessarie garanzie in termine di gestione dei pesi e di stabilità complessiva dell’auto.
L’idrogeno è davvero il futuro dell’automotive?
Il dibattito sulle auto a idrogeno è uno dei più accesi tra gli addetti ai lavori. Sulla carta è un’opzione ancora più vantaggiosa rispetto alle elettriche, sia a livello di emissioni che di densità energetica e tempi di rifornimento.
A livello pratico, però, la situazione è molto più complessa. La rete di distribuzione è ancora all’anno 0 e i costi per produrre idrogeno verde sono ancora troppo alti per pensare a una diffusione globale in tempi brevi.
In più, se si parla di supercar, c’è anche il problema di integrare la tecnologia delle celle a combustibile in design estremi come quelli delle fuoriserie.
Ma che la strada sia promettente lo dimostrano gli investimenti sullo sviluppo delle auto a idrogeno fatti da alcuni colossi mondiali dell’automobilismo. Toyota sta lavorando a due tecnologie, quella delle celle a combustibile e quella delle combustione diretta, mentre BMW ha provato a lanciare la sua versione della Serie 7 a idrogeno, seppur con scarsi risultati commerciali.
Sulla stessa linea anche Porsche che sta sperimentando l’uso di carburanti sintetici che nella distribuzione hanno molti punti di contatto con l’idrogeno.
Forse è ancora presto per parlare di “lotta” tra idrogeno e batterie, ma gli sforzi fatti dimostrano che il settore dell’automotive mondiale ha molta fiducia nel comparto.
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