La rivoluzione è iniziata: AZEA ha pubblicato la sua Roadmap ufficiale che porterà nel giro dei prossimi decenni l’uso di aerei green.
Da sempre il settore dell’aviazione è uno dei più dipendenti dai combustibili fossili. Gli aerei continuano infatti a fare ampio affidamento sul cherosene, che rappresenta ancora oggi la principale fonte di alimentazione per il trasporto aereo. Tuttavia, anche alla luce delle recenti tensioni geopolitiche che hanno influenzato il mercato energetico globale, come le preoccupazioni legate allo Stretto di Hormuz e alle forniture petrolifere, il comparto ha preso sempre più coscienza della necessità di individuare valide alternative ai combustibili tradizionali.
La transizione verso un’aviazione a zero emissioni, basata su tecnologie elettriche, ibride o alimentate a idrogeno, non è più soltanto una prospettiva teorica o una promessa per il futuro. Per la prima volta si parla di un piano concreto, con obiettivi definiti, investimenti programmati e prototipi già in fase di sviluppo. A confermarlo è la roadmap pubblicata nell’aprile 2026 dall’Alliance for Zero-Emission Aviation (AZEA), un documento di 92 pagine che traccia il percorso di una delle più ambiziose trasformazioni industriali mai affrontate dal settore aeronautico europeo.
Cos’è l’AZEA e quando arriveranno gli aerei green
L’AZEA è un’alleanza pubblico-privata creata dalla Commissione Europea nel 2022 e oggi composta da oltre 200 membri, tra cui costruttori di aeromobili, compagnie aeree, aeroporti, produttori di energia, autorità di sicurezza e organizzazioni sindacali. L’obiettivo è coordinare tutti gli attori coinvolti nella transizione, poiché non basta progettare un aereo alimentato da tecnologie pulite se gli aeroporti non dispongono delle infrastrutture necessarie per il rifornimento, se le norme di certificazione non sono ancora state definite o se lo spazio aereo non è pronto ad accogliere questi nuovi velivoli.
L’obiettivo fissato dalla roadmap è particolarmente ambizioso: entro il 2050 dovrebbero entrare in servizio in Europa circa 20.000 aeromobili a propulsione elettrica, ibrida o a idrogeno. In pratica, più della metà degli aerei che voleranno nel mercato europeo nei prossimi venticinque anni potrebbe utilizzare tecnologie a basse o zero emissioni. Secondo le stime dell’alleanza, ciò consentirebbe di ridurre le emissioni di CO₂ tra il 12% e il 31% nei voli a corto e medio raggio.
Le prime applicazioni arriveranno già entro la fine di questo decennio. I nuovi velivoli elettrici, ibridi e a idrogeno saranno inizialmente impiegati nei collegamenti regionali e nel settore degli aerotaxi. Entro la fine del 2030 dovrebbero invece debuttare sul mercato gli aerei a corridoio singolo alimentati da queste tecnologie, mentre dopo il 2040 potrebbero entrare in servizio anche i grandi velivoli di linea per le tratte a lungo raggio alimentati a idrogeno.
Tra i progetti citati nella roadmap figura anche un esempio concreto sviluppato dalla società francese Aura Aero. Si tratta di un aeromobile da 19 passeggeri dotato di una propulsione ibrida composta da otto motori elettrici alimentati da batterie e due turbo-generatori compatibili con carburanti sostenibili. L’autonomia prevista è di circa 1.500 chilometri, mentre la riduzione delle emissioni potrebbe raggiungere l’80%. I primi collaudi sono previsti entro la fine del 2026, il primo volo nel 2027 e l’ingresso sul mercato nel 2030.
La roadmap si basa su sei pilastri fondamentali. Il primo riguarda la progettazione e la produzione dei nuovi aeromobili. Il secondo è legato all’energia, poiché entro il 2050 l’aviazione a idrogeno richiederà circa 1,5 milioni di tonnellate di idrogeno all’anno, rendendo necessario un forte aumento della produzione. Il terzo riguarda gli aeroporti, che dovranno essere adeguati per accogliere le nuove tecnologie. Il quarto pilastro è quello normativo e della certificazione, con la definizione di regole specifiche per questi aeromobili. Il quinto riguarda la gestione dello spazio aereo, mentre il sesto coinvolge gli operatori del settore, chiamati a sviluppare modelli economici sostenibili per l’utilizzo di queste nuove flotte.
Naturalmente non mancano le difficoltà. I costi operativi iniziali saranno probabilmente superiori a quelli degli aerei tradizionali e gli incentivi pubblici potrebbero rivelarsi fondamentali per favorire l’adozione delle nuove tecnologie. Anche il costo dell’idrogeno rappresenta ancora un ostacolo importante, destinato però a ridursi con l’aumento della produzione e delle economie di scala.
Nonostante le sfide, la direzione appare ormai tracciata. L’aviazione europea sembra aver intrapreso con decisione il percorso verso una rivoluzione tecnologica che potrebbe cambiare profondamente il modo di volare nei prossimi decenni.
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