Per la prima volta in 60 anni l’Europa è diventato il continente che importa più armi a livello globale superando Medio Oriente e Asia.
Dalla fine della Guerra fredda negli anni Sessanta, in Europa si è diffuso un atteggiamento piuttosto rilassato sul fronte della difesa. Per decenni si è ritenuto che non fosse più necessario mantenere un alto livello di attenzione nel settore militare o uno stato di allerta costante. Si pensava infatti che i grandi conflitti nel cuore del continente fossero ormai un ricordo del passato, conclusi prima con la Seconda guerra mondiale e poi con la lunga contrapposizione tra Stati Uniti e Unione Sovietica durante la Guerra fredda.
Per questo motivo gli investimenti nel settore della difesa sono stati per molti anni limitati alla gestione ordinaria, senza grandi programmi dedicati allo sviluppo di nuove tecnologie, armamenti avanzati o sistemi di protezione nazionale più sofisticati. Questa impostazione è cambiata bruscamente negli ultimi anni, quando la guerra è tornata improvvisamente nel cuore dell’Europa. Il mondo è tornato a vivere in uno stato di maggiore tensione e con il timore di un nuovo conflitto su larga scala.
Di fronte a questo scenario, gli Stati europei hanno compreso che dopo anni di relativo lassismo nel settore della difesa era necessario aumentare nuovamente gli investimenti per rendere i confini più sicuri e prepararsi a eventuali minacce esterne. Il cambio di prospettiva è arrivato soprattutto dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022. A rafforzare questa percezione di instabilità hanno contribuito anche altri conflitti, come la guerra in Israele e le tensioni sempre più forti in Medio Oriente. Allo stesso tempo, le minacce internazionali provenienti soprattutto dall’Asia sono considerate sempre più rilevanti.
In 5 anni triplicate le importazioni di armi in Europa
Non è un caso che tra il 2021 e il 2025 il continente europeo abbia quasi triplicato le proprie importazioni di armi, passando dal 12% al 33% delle importazioni globali totali. Una percentuale di questo tipo non si registrava dagli anni Sessanta, nel pieno della Guerra fredda. A certificarlo è il nuovo rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), l’istituto di ricerca svedese che da decenni monitora i flussi globali degli armamenti.
Il report, pubblicato a marzo, mette a confronto il quinquennio 2021-2025 con il periodo precedente 2016-2020, mostrando un panorama completamente cambiato. Oggi l’Europa è diventata il primo mercato al mondo per le importazioni di armi, superando sia Asia e Oceania sia il Medio Oriente, che acquistano rispettivamente il 31% e il 26% degli armamenti globali.
Come detto, la scintilla che ha fatto scattare questo ritorno massiccio agli armamenti è stata l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel febbraio 2022. L’Ucraina, da sola, ha assorbito il 9,7% di tutti i trasferimenti globali di armi nell’ultimo quinquennio, diventando uno degli importatori più importanti al mondo. Dopo Kiev, in Europa i Paesi che acquistano più armamenti sono la Polonia e il Regno Unito. La Polonia, confinante con l’Ucraina e vicina alla Russia, ha avviato uno dei programmi di riarmo più ambiziosi del continente, portando la spesa per la difesa al 4% del Pil, tra le più alte dell’intera NATO.
Il fenomeno, tuttavia, non si esaurisce con la guerra in Ucraina. La percezione di una minaccia russa crescente ha spinto molti Paesi europei a rivedere profondamente le proprie dottrine militari, riaprendo i rubinetti della spesa per la difesa dopo decenni di politiche orientate ai tagli. Il timore di un’escalation ha trasformato in urgenza ciò che per anni era rimasto solo sulla carta: un riarmo strutturale del continente.
Stati Uniti il principale esportatore di armi
Ma chi sta beneficiando maggiormente di questa nuova corsa agli armamenti europei? In primo luogo gli Stati Uniti, che si confermano di gran lunga il principale esportatore di armi al mondo. La loro quota globale è salita al 42%, rispetto al 36% del quinquennio precedente, arrivando a rifornire 99 Paesi distribuiti su cinque continenti.
Negli ultimi anni è cambiata anche la direzione di queste esportazioni. Per la prima volta dopo vent’anni, infatti, la quota maggiore delle armi americane non è stata destinata al Medio Oriente, ma proprio all’Europa. Il continente europeo assorbe oggi il 38% degli armamenti statunitensi esportati, contro il 33% destinato ai Paesi del Golfo. Complessivamente, la domanda europea di armi americane è cresciuta del 217% rispetto al quinquennio precedente.
In questo contesto anche l’Italia gioca un doppio ruolo. Da un lato, come molti altri Paesi europei, acquista armamenti per rafforzare la propria difesa. Dall’altro lato è anche uno dei principali esportatori mondiali. L’Italia è infatti oggi il sesto esportatore globale di armi, con una crescita del 157% rispetto al quinquennio precedente, quando occupava il decimo posto. La quota italiana sulle esportazioni mondiali di armamenti è salita al 5,1%.
I mercati di riferimento sono soprattutto quelli mediorientali, che rappresentano circa il 59% delle esportazioni italiane, con Qatar, Kuwait e Indonesia tra i principali acquirenti.
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