Nelle ultime 72 ore abbiamo assistito ad una vera bagarre riguardo l’approvazione dell’ETF spot su Bitcoin.
Mettiamo ordine e identifichiamo quali sono gli attori principali della vicenda, cosa è successo nella notte (ora italiana) del 9 gennaio, e proviamo a delineare cosa accadrà a BTC in seguito a questa storica approvazione.
Partiamo con i protagonisti: sono 13 i richiedenti per un exchange-traded fund (ETF) Bitcoin spot. Ma non tutti hanno dichiarato quanto addebiteranno in commissioni di gestione e questa è diventata la cifra su cui i potenziali investitori possono concentrarsi.
Mentre molti fattori determinano quanto popolare e pesantemente negoziato sarà un ETF una volta raggiunto il mercato, in questo caso tutti deterranno lo stesso asset – Bitcoin – quindi i dettagli come il costo di commissioni e gestione diventano un fattore cruciale di differenziazione.
James Seyffart, analista dell’ETF di Bloomberg Intelligence, ha sottolineato come “le commissioni saranno fondamentali” e in questa fase di genesi, Seyffart, aggiunge: “Non penso che gli emittenti debbano offrire la commissione più bassa in assoluto, ma penso che non possano addebitare troppo di più e rimanere comunque competitivi”.
Ma quali sono i costi di un ETF? La commissione, nota come rapporto di spesa, viene utilizzata per coprire costi come servizi di custodia, marketing e persino gli stipendi. Secondo una ricerca di Morningstar, nel 2022 la commissione media per i fondi comuni aperti e gli ETF era dello 0,37%, molto inferiore rispetto, ad esempio, a 20 anni fa, quando era dello 0,91%.
Vedendo gli emittenti che hanno fatto domanda, Invesco e Galaxy hanno fissato l’asticella e hanno portato un “whopper”, come lo ha descritto l’analista dell’ETF Eric Balchunas, affermando che rinunceranno completamente alle commissioni per i primi sei mesi e ai primi 5 miliardi di dollari di asset. Successivamente, addebiteranno lo 0,59%.
Fidelity ha fissato la commissione allo 0,39%, mentre VanEck allo 0,25% , 21Shares e Valkyrie prevedono di addebitare lo 0,80% e Grayscale l’1,5%!
BlackRock, il più grande gestore patrimoniale del mondo addebiterà lo 0,20% per i primi 12 mesi o fino ai primi 5 miliardi di asset; e superati questi parametri la commissione sarà dello 0,30%. È probabile che il gigante degli investimenti sia uno dei primi in termini di popolarità, dato il riconoscimento del suo nome, il track record e centinaia di fondi di successo.
Fidelity potrebbe avere un leggero vantaggio potenzialmente dovuto al fatto di essere più integrata verticalmente di chiunque altro, grazie anche ai suoi servizi di custodia interni, il che potrebbe consentire loro di offrire commissioni più basse.
Ma cos’è successo il 9 gennaio con il tweet della SEC?
Sul profilo ufficiale della Sec appare, in tarda serata, un post che conferma l’approvazione di tutti i richiedenti per l’ETF di Bitcoin, di conseguenza il suo prezzo inizia a salire. Ecco che però dal suo profilo ufficiale, una decina di minuti dopo il primo tweet, il presidente della Sec Gary Gensler conferma che l’account ufficiale X della Sec ha subito un hack! Giocoforza non è avvenuta nessuna approvazione. Da quel momento il prezzo di btc scende.
In questa vicenda, il vero punto è per quale motivo il profilo X della, forse, più importante istituzione regolatrice al mondo è stato così facilmente hackerato in un momento pieno di aspettative in cui l’attenzione verso l’approvazione degli etf è massima.
Una risposta arriva dalla stessa X ed è imbarazzante per la SEC: non avevano abilitato l’autenticazione a due fattori! Una gran bella figura per questa istituzione che dispensa consigli sugli investimenti, sicurezza e trasparenza.
Questa défaillance sembra essere stata rapidamente dimenticata con la fatidica e storica approvazione degli ETF spot di Bitcoin, avvenuta il 10 gennaio.
Storica sia per quanto concerne la crypto community, che la vede come un coronamento di un lungo viaggio di accettazione da parte delle istituzioni tradizionali, sia per il settore stesso degli ETF, che ieri ha segnato un nuovo record di volumi scambiati al primo giorno di contrattazioni.
Tra le fila dei Bitcoin maxi non mancano però anche i detrattori a questa “istituzionalizzazione”: a detta di molti vengono meno le premesse di discostarsi dalla finanza tradizionale, di cui Satoshi Nakamoto fu un grande detrattore, e per altri anche la decentralizzazione stessa delle monete, che potrebbero finire, nel tempo, per confluire nelle casse dei principali emittenti.
Il resto della community, quella rimasta positiva, occhieggia già le prossime tappe: un ETF su Ethereum e, a ruota sulle altre altcoin. Che hanno già iniziato a sovraperformare BTC.