Esercito europeo? Un rapporto choc smonta i proclami di Macron e Merz

Roberto Vivaldelli

11/01/2026

Il rapporto del think tank MCC Brüsszel, curato da Bill Durodié, smaschera l’enorme divario tra le roboanti promesse di riarmo europeo e la dura realtà

Esercito europeo? Un rapporto choc smonta i proclami di Macron e Merz

Altro che «boots on the ground» in Ucraina e grandi piani di riarmo.

Un nuovo rapporto pubblicato dal think tank MCC Brüsszel - ignorato dai «media mainstream» ma diffuso sui media ungheresi - getta una luce impietosa sulle debolezze della difesa continentale, ben diversa dai grandi proclami di Merz e Macron.

L’analisi contenuta nel «Rapporto critico sulla strategia di difesa europea e sulle sue reali capacità» sottolinea come l’Europa sia lontana dall’essere preparata a un eventuale conflitto militare (nella fattispecie, contro la Russia), non solo dal punto di vista materiale, ma anche politico e morale. Il divario tra le ambiziose promesse dei leader e la realtà sul campo appare sempre più evidente leggendo i contenuti di questo studio.

L’analisi del think-tank

Nel documento, redatto dal professor Bill Durodié, visiting professor presso l’MCC Brüsszel, si evidenzia la confusione tra burocrazia e potere reale. L’Europa eccelle nella pianificazione tecnocratica, con documenti dettagliati e roadmap ambiziose, ma fallisce nel tradurli in azioni concrete. «L’UE è eccellente nei processi burocratici, ma incapace di compiere passi decisivi o di ispirare un vero impegno», scrive Durodié. Il risultato? Un’agenda grandiosa che rimane confinata alle parole, senza un’effettiva implementazione. Un approccio che riflette un più ampio ritardo strategico rispetto ad Asia e Stati Uniti: l’Europa soffre di un’innovazione stagnante, di un’avversione al rischio e di regole stringenti che soffocano l’imprenditorialità. Inoltre, secondo lo studio, le Norme stringenti su appalti e compliance rappresentano un serio ostacolo lo sviluppo di tecnologie cruciali per la guerra moderna, come droni avanzati, intelligenza artificiale e sistemi cibernetici.

Numeri impietosi

Dal punto di vista militare, i numeri sono allarmanti. Il rapporto stima che l’Europa possa dispiegare contemporaneamente solo circa 19.000 soldati, una cifra irrisoria rispetto ai 100.000 necessari per difendere una frontiera di 1.400 chilometri, come quella orientale dell’UE. Questa carenza non è solo quantitativa: manca l’equipaggiamento moderno, con arsenali obsoleti e catene di fornitura frammentate tra i 27 Stati membri. Ma il vero campanello d’allarme, secondo l’analisi, va oltre i mezzi materiali. Si tratta di una crisi profonda di legittimità e coesione sociale. «I leader europei hanno eroso nel corso degli anni i concetti di lealtà, dovere e obiettivi comuni, che sono il fondamento di qualsiasi sforzo bellico», osserva Durodié.

Le conseguenze sono già visibili nelle generazioni più giovani. Dati recenti indicano che solo l’11% dei membri della Generazione Z nel Regno Unito sarebbe disposto a combattere per il proprio Paese, con percentuali leggermente superiori in Germania. In un’era di individualismo e scetticismo verso le istituzioni, questa mancanza di spirito combattivo rende vani anche i più ingenti investimenti. «La guerra è tanto una questione di morale quanto di equipaggiamento», conclude il professore. «Raddoppiare o quadruplicare le spese per la difesa non servirà a nulla se nessuno è pronto a imbracciare le armi».

Il monito dell’ex comandante supremo della Nato

Un monito simile - che riguarda, però, nello specifico, il Regno Unito - arriva dal generale in pensione Sir Richard Shirreff, ex vicecomandante supremo alleato Nato in Europa, il quale, dalle colonne del Daily Mail, il quale definito gli annunci di Macron e Starmer «vuoti» e «selvaggiamente irrealistici». Il Regno Unito manca infatti infatti di risorse umane, equipaggiamenti, fondi e volontà politica per sostenere un impegno significativo in un territorio vasto quanto l’Ucraina (quasi 250.000 miglia quadrate, con un fronte di oltre 1.000 km), dove servirebbero potenzialmente decine di migliaia di soldati (paragonando al Kosovo del 1999, che richiese 50.000 uomini per un’area minuscola). Questi i dati con cui bisogna fare i conti, mentre l’Europa è inondata di propaganda di guerra volta ad alimentare riarmi, investimenti e bolle finanziarie. A beneficio di pochi, s’intende.