È guerra nelle acque del Mar Rosso. Gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno lanciato una serie di attacchi in Yemen contro i ribelli Houthi, alleati dell’Iran, i quali avevano preso di mira la navigazione internazionale nel Mar Rosso a seguito dell’operazione di Israele nella Striscia di Gaza contro Hamas.
Gli Houthi hanno definito i raid angloamericani “barbari” e in un comunicato hanno sottolineato che “tutti gli interessi di Stati Uniti e Regno Unito sono diventati obiettivi legittimi”. “Il nostro Paese è stato sottoposto a un massiccio attacco da parte di navi, sottomarini e aerei da guerra americani e britannici”, ha sottolineato il vice ministro degli Esteri Houthi, Hussein Al-Ezzi, secondo i media ufficiali dei ribelli. “L’America e la Gran Bretagna dovranno prepararsi a pagare un prezzo elevato e a sopportare tutte le terribili conseguenze di questa palese aggressione”, ha affermato. Secondo quanto riferito, i missili Tomahawk angloamericani avrebbero colpito la capitale Sana’a e i governatorati di Sa’dah, Hodeidah, Taiz e Dhamar.
I ribelli - che controllano la maggior parte dello Yemen, compresa la capitale Sanaa - hanno promesso di continuare a colpire le navi collegate a Israele che transitano nel Mar Rosso. Dura Teheran: “Gli attacchi stanno avvenendo nel tentativo di estendere il pieno sostegno degli Stati Uniti e del Regno Unito ai crimini di guerra del regime sionista contro il popolo palestinese e i cittadini assediati di Gaza”, ha dichiarato il Ministero degli Affari Esteri dell’Iran in un comunicato.
Non era l’unica opzione (possibile) sul tavolo
La situazione nel Mar Rosso si è aggravata a seguito della crisi a Gaza e dell’operazione militare di Israele in risposta all’attacco di Hamas del 7 ottobre. Regno Unito e Stati Uniti hanno sottolineato che l’attacco era mirato a sostenere la libera navigazione. “Questi attacchi sono difensivi e pensati per preservare la libertà di navigazione in una delle vie d’acqua più vitali del mondo. Gli attacchi degli Houthi devono finire”, ha dichiarato un portavoce della Nato. La preoccupazione è legittima, poiché se il Mar Rosso dovesse chiudere - come accadde in seguito alla guerra arabo-israeliana del 1967 - gli effetti a catena sul commercio tra Europa e Asia sarebbero economicamente molto gravi. Stati Uniti e Regno Unito avevano già minacciato gli Houthi di intervenire militarmente, se questi ultimi non avessero interrotto gli attacchi alle navi commerciali.
L’attacco finirà per rafforzare i ribelli Houthi
Ora, però, si rischia una pericoloso escalation che può coinvolgere l’Iran (che però non vuole una guerra allargata in Medio Oriente). Inoltre, difficilmente questi raid convinceranno in qualche modo gli Houthi a desistere: i ribelli sciiti, infatti, escono da anni da pesanti bombardamenti sauditi che non hanno fatto altro che fortificarli e renderli più influenti nello Yemen, anziché indebolirli. C’erano altre opzioni, ma l’occidente a guida anglo-americana sembra conoscere solo la via dell’hard power e delle armi. Non-strategia che da sola spesso non porta a nulla di buono, se non è accompagnata da una ponderata azione politica. Le alternative c’erano ed erano state suggerite da prestigiose riviste e think-tank. “Poiché gli attacchi Houthi potrebbero avere gravi conseguenze per il commercio globale, gli Stati Uniti sono sottoposti a notevoli pressioni per rispondere militarmente. Ma invece di attacchi di ritorsione, gli Stati Uniti dovrebbero favorire un approccio diplomatico” scriveva l’11 gennaio Foreign Affairs, la rivista ufficiale del Council on Foreign Relations. E “l’uso della forza contro gli Houthi in passato, da parte del regime dell’ex presidente Ali Abdullah Saleh o di uno sforzo guidato dall’Arabia Saudita per ripristinare il governo rovesciato dagli Houthi a metà degli anni 2010”, ha semplicemente permesso al gruppo di “affinare le proprie capacità militari e presentarsi come un movimento di resistenza eroico, rafforzando la propria legittimità in patria”.
Come ammette Foreign Affairs, infatti, è “difficile immaginare come gli attacchi aerei possano scoraggiare gli attacchi da parte degli Houthi dato che i sauditi non ci sono riusciti in quasi un decennio. Gli attacchi aerei contro obiettivi Houthi - prosegue la rivista - potrebbero erodere marginalmente la capacità degli Houthi di lanciare missili e droni”. Qualche effetto i raid di Uk e Usa l’hanno giù avuto: rafforzare politicamente i ribelli in patria. Come riportato dal Guardian, sui social vengono diffusi i video che mostrano migliaia di persone che marciano nella capitale dello Yemen, Sana’a, per protestare contro l’occidente dopo che gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno lanciato attacchi contro obiettivi in diverse città del Paese.
La via diplomatica è certo meno immediata, ma avrebbe potuto dare risultati migliori. Gli Stati Uniti, ad esempio, avrebbero potuto esercitare la loro notevole influenza su Israele per imporre un cessate il fuoco a Gaza. Una via impossibile e impraticabile? No, se Washington avesse anteposto l’interesse a mantenere un ordine internazionale piuttosto che favorire gli interessi di quella “Israel Lobby” ben descritta dai docenti americani Stephen M. Walt e John J. Mearsheimer nell’omonimo saggio. E l’occidente rischia di uscire ulteriormente indebolito, anziché rafforzato, dall’ennesima guerra senza fine.