Eni torna sopra 21 euro con la JV Searah, ma il consensus si spacca tra 22 e 30 euro

Claudia Cervi

14 Luglio 2026 - 12:19

Il prezzo di Eni dipende dal Medioriente e dal Brent. Può salire davvero a 27 -30 euro? A fine luglio la nuova guidance di Descalzi può fare la differenza.

Eni torna sopra 21 euro con la JV Searah, ma il consensus si spacca tra 22 e 30 euro

Eni rimbalza del +1,83% a inizio settimana, ma rimane ampiamente sotto i massimi di aprile a 25 euro. Da gennaio il titolo ha comunque guadagnato quasi il 30%, largamente guidato dalle tensioni in Medioriente.

Il fine settimana gli Stati Uniti hanno inflitto i più pesanti bombardamenti degli ultimi mesi. I negoziati di pace del 17 giugno continuano, ma il Brent sale oltre il 4%: il caos sostiene i prezzi.

Intanto Claudio Descalzi ricorda che ogni crisi energetica (Covid, Ucraina, Hormuz) ha dimostrato che il Medioriente resterà a lungo al centro di una competizione energetica permanente. Searah, la joint venture con Petronas costituita a luglio, risponde a questa esigenza di diversificazione geografica.

La piattaforma integrata oil&gas nel Sud-Est asiatico porterà 20 miliardi di investimenti e 3 miliardi di barili di riserve già scoperte, con una linea di credito da 6 miliardi. 3 miliardi di barili sviluppabili in circa 15-20 anni, con minore rischio geopolitico diretto rispetto al Golfo. Ma il ritorno rimane legato al prezzo globale del Brent.

Per le azioni Eni, UBS vede target a 27 euro assumendo Brent a 80 dollari al barile. BofA fissa a 22 euro se il petrolio scende a 65 dollari. L’intera forbice di target dipende da quanto il Medioriente rimane un caos.

Perché Searah non fa decollare il titolo

La JV Searah è una buona operazione, ma i 3 miliardi di barili non sono subito disponibili. Arriveranno in 15-20 anni, con un primo impatto nei bilanci tra 2-3 anni.

Per Eni il driver resta l’andamento del Brent, che oggi oscilla tra 70 e 80 dollari al barile. Se il petrolio rimane qui, il titolo rimane tra 21 e 24 euro. Quello che Searah aggiungerà di rialzo è troppo lontano nel tempo per giustificare un rialzo immediato.

Gli analisti lo sanno. UBS non alza il target a 27 perché crede in Searah. Lo alza perché presuppone che il Brent rimanga sopra 80. Se il Brent scende a 70, tutti i target scendono insieme. Anche il target UBS diventerebbe 23-24 euro.

Questo è il rischio che il mercato prezza ogni giorno. Eni è salita da 14 a 25 euro per il Brent, non per la diversificazione geografica. E rimane bloccata a 21 perché il Brent rimane incerto.

Eni può salire oltre i 27 euro?

Dipende da due numeri. Il prezzo di Eni è legato al Brent, ma non è una semplice correlazione. Nel primo trimestre 2026, la società dichiarava una sensibilità di 0,11 miliardi di euro per ogni dollaro di variazione del Brent. Significa che se il petrolio scende da 83 dollari (scenario della guidance di aprile) a 70 dollari, il cash flow operativo cala di 1,4 miliardi. La guidance per il 2026 è fissata a 13,8 miliardi con 83 dollari di Brent. Se il petrolio scende a 70 dollari, l’EBITDA consolidato di comprime.

l secondo driver arriva a fine luglio, quando Eni pubblicherà i conti del secondo trimestre. Nei risultati non ci sarà evidenza della JV Searah, ma verrà aggiornata la guidance, che considera l’operazione con una visione prospettica. Quanti miliardi di euro annui di EBITDA aggiungerà Searah nel 2027-2029? Con quale tempistica?

La risposta di Descalzi può far muovere il prezzo di Eni. Se il contributo atteso di Searah sarà di 1-1,5 miliardi di EBITDA annuo dal 2028, con numeri verificabili, gli analisti potrebbero rivedere gli EPS 2027-2028 al rialzo, dagli attuali 2,66 per azione del consensus. Se Descalzi rimane vago, invece, il titolo rischia lo stallo intorno ai 21-24 euro.

Fino a fine luglio, Eni rimane ostaggio di due elementi incerti. Una esterna (il petrolio) e una interna (la nuova guidance).

Se la crisi in Medioriente si risolve entro settembre, il petrolio crolla e le azioni Eni restano in area 19-20 euro. A quel punto Searah verrà riconsiderata non prima del 2028, ma non è un driver di oggi. Se la crisi a Hormuz dovesse intensificarsi facendo salire il petrolio e Descalzi conferma numeri aggressivi su Searah, allora Eni potrebbe spingersi verso 27-30 euro.

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