Eni apre a +3% dopo il -7% di venerdì. Un rimbalzo tecnico? Forse, ma dopo un sell off c’è altro che i trader stanno leggendo nei grafici.
Lo Stretto di Hormuz resta il vero termometro del mercato: venerdì è bastato l’annuncio della riapertura per far crollare il WTI fino all’11%. Oggi nuove tensioni tra Stati Uniti e Iran riaccendono l’escalation e riportano il greggio verso i 90 dollari. In poche ore il mercato passa dal panico al dubbio. Cosa significa per Eni? È il momento di comprare o meglio aspettare?
Sul grafico è comparso un segnale che gli operatori conoscono bene. Non è infallibile, ma quando arriva in un contesto simile, non va sottovalutato. La domanda vera non è se entrare, ma a quale livello. Ecco i 4 punti critici che il mercato sta guardando ora.
I livelli chiave che possono cambiare lo scenario
La violazione di area 22,50 ha cambiato il quadro tecnico. La chiusura settimanale sotto questo livello ha aperto spazio a una fase correttiva con primo obiettivo a 19,90-20 euro, target naturale del testa e spalle disegnato dai massimi di metà marzo.
Il mercato però non si muove mai in linea retta. Il rimbalzo visto oggi è il primo tentativo di reazione, ma per ora resta fragile. Il livello da monitorare è sempre lo stesso: 22,50-22,60 euro, neck line della figura. Senza un ritorno stabile sopra questa soglia, il movimento rischia di essere solo un return move, cioè un rimbalzo tecnico che testa dal basso un supporto appena rotto prima di nuove vendite.
Se non passa questo livello, le vendite potrebbero proseguire fino almeno area 20. È qui che passa un primo livello sensibile, dove il mercato potrebbe provare a rallentare la discesa. Un eventuale arrivo su questi prezzi non comprometterebbe il trend di fondo, ancora positivo, ma aprirebbe piuttosto a possibili ingressi sulla debolezza.
Attenzione però, se la pressione dei venditori dovesse aumentare, anche quest’area potrebbe cedere. In quel caso il focus si sposterebbe verso area 18, dove transita una trendline chiave costruita sui minimi del 2025.
Sul fronte opposto, per cancellare davvero la debolezza di venerdì serve qualcosa in più di un semplice rimbalzo. Prima il recupero di area 22,60 euro, poi soprattutto il superamento di 24,50: è lì che il quadro tecnico cambierebbe davvero, con l’invalidazione del segnale ribassista e la riattivazione del trend rialzista.
Cosa fa muovere il prezzo di Eni (tra fondamentali e volatilità)
Al di là dei movimenti di breve periodo, il quadro fondamentale di Eni resta solido. Proprio oggi il gruppo ha annunciato una nuova scoperta rilevante nell’offshore indonesiano: il pozzo Geliga-1, nel blocco Ganal, con volumi stimati in circa 140 miliardi di metri cubi di gas e 300 milioni di barili di condensati, va ad aggiungersi al portafoglio upstream. La vicinanza alle infrastrutture consente uno sviluppo rapido e con costi più contenuti, un elemento che il mercato tende a premiare.
In un contesto in cui il prezzo del petrolio resta volatile, con tensioni geopolitiche ancora elevate, queste nuove risorse rappresentano più di semplici riserve: sono leva di crescita concreta. È anche per questo che il crollo di venerdì appare sempre più come una reazione a fattori esterni, piuttosto che un segnale di debolezza strutturale.
Per ora, dunque, la volatilità sui prezzi può rappresentare un’opportunità per poter entrare (o rientrare) su un titolo con un trend forte. A meno di nuovi shock sul petrolio, il ribasso potrebbe rivelarsi più un’opportunità che l’inizio di una fase discendente.
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