Eni rende il 7,9%, ma attenzione al petrolio e a questo segnale tecnico

Claudia Cervi

5 Maggio 2025 - 18:57

Con un dividendo tra i più alti di Piazza Affari e un target price che indica un potenziale rialzo di quasi il 40%, Eni è tra i migliori titoli del Ftse Mib. Ma attenzione alla situazione tecnica.

Eni rende il 7,9%, ma attenzione al petrolio e a questo segnale tecnico

Eni è uno dei titoli più scambiati del Ftse Mib, con volumi medi giornalieri medi da 70 milioni di euro e un dividend yield tra i più generosi del listino, pari al 7,9%. Ma conviene comprare Eni con il petrolio sceso sotto i 60 dollari?

I conti del primo trimestre, diffusi il 24 aprile, mostrano una buona tenuta della struttura finanziaria di Eni, nonostante l’utile netto adjusted sia sceso dell’11% su base annua. Le banche d’affari restano fiduciose. Barclays conferma la raccomandazione “overweight” e un target price a 17,50 euro, con un potenziale rialzo di quasi il 40%. Equita assegna un “buy” con prezzo obiettivo a 16 euro, segnalando che l’utile ha superato le attese del 26%. Più prudente UBS, che mantiene il giudizio “neutral” e un target a 12,50 euro, ma riconosce la solidità dei conti e la capacità del gruppo di confermare dividendi e buyback, anche dopo il taglio della guidance.

Ma il contesto resta fragile. I titoli petroliferi appaiono affaticati nelle ultime settimane e il greggio WTI con scadenza giugno è scivolato sotto i 57 dollari al barile. Un prezzo così basso rischia di comprimere i margini e raffreddare l’entusiasmo degli investitori.

A peggiorare il quadro, c’è anche un segnale tecnico sul grafico di Eni che potrebbe far deragliare il rimbalzo in corso. Conviene comprare ora il titolo Eni? Cosa fare se si ha il titolo in portafoglio? Di seguito, rispondiamo a queste domande.

Un dividendo così alto può nascondere un rischio?

A prima vista, un dividend yield del 7,9% fa gola a molti. Ma quando un titolo offre rendimenti così generosi, vale sempre la pena chiedersi il perché. Nel caso di Eni, ci sono alcuni campanelli d’allarme da non ignorare.

La redditività è sotto la media del settore: il ROE è all’8,06% e il ritorno sugli asset (ROA) si ferma al 2,99%. Anche i margini sono in sofferenza e in calo negli ultimi due anni: il margine operativo è al 9,87% e il margine lordo al 32,96%. Sul piano della crescita, poi, il trend non è entusiasmante: l’utile per azione è sceso del 6,34% nell’ultimo anno e i ricavi sono calati del 5%. E le previsioni future sono ancora deboli.

In più, la situazione del settore non aiuta. Il prezzo del petrolio ha subito una brusca correzione da inizio anno, con il Wti crollato sul livello più basso da inizio 2021. Un greggio sotto i 60 dollari può mettere sotto pressione i margini e ridurre la sostenibilità dei dividendi futuri. Dal punto di vista dei fondamentali, Eni non è in crisi, ma sta attraversando un momento delicato.

Il segnale tecnico che potrebbe cambiare tutto

Grafico azioni Eni - Fibonacci e trend line Grafico azioni Eni - Fibonacci e trend line Fonte Tradingview

Ad aumentare l’incertezza su Eni c’è anche un elemento tecnico che forse in pochi hanno visto. Il titolo ha completato un “return move” sulla trendline rialzista che parte dal 2020, testando dal basso la resistenza in area 12,90 euro. Si tratta di un livello chiave, che coincide anche con il 38,2% di ritracciamento Fibonacci del ribasso iniziato ad aprile da quota 15,80 euro.

Il rischio che questo rimbalzo sia solo temporaneo è dunque molto elevato. Se Eni non riuscirà a superare con convinzione i 12,90 euro, i prezzi potrebbero invertire e scendere verso 10,50 euro ed eventualmente più in basso verso i supporti a 9,80 e 9 euro. E questo scenario vanificherebbe in parte il vantaggio del dividendo.

DISCLAIMER
Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio.