Il 2026 è iniziato alla grande per il colosso energetico. Più 9% nella produzione di idrocarburi nel primo trimestre, aumentata la previsione sul flusso di cassa e di conseguenza i dividendi.
Mentre i mercati energetici ballano al ritmo dei conflitti e delle tensioni geopolitiche, Eni inanella scoperte, aumenta la produzione e premia i suoi azionisti. I conti del primo trimestre 2026, fotografano una compagnia che si dimostra in ottima forma.
Il numero che fa più effetto è quello che arriva dall’esplorazione: dall’inizio dell’anno il gruppo ha portato a casa circa un miliardo di barili equivalenti di nuove risorse, distribuite tra Angola, Costa d’Avorio, Libia, Egitto e Indonesia. L’ultima perla si chiama Geliga.
Il pozzo esplorativo Geliga-1, perforato nel blocco Ganal nel bacino del Kutei a circa 70 chilometri dalla costa del Kalimantan Orientale, ha raggiunto oltre 5.100 metri di profondità intercettando una significativa colonna di gas con eccellenti caratteristiche petrofisiche. Le stime preliminari parlano di 140 miliardi di metri cubi di gas e 300 milioni di barili di condensati: tre volte e mezzo le riserve estraibili dell’intera penisola italiana. La scoperta non nasce dal nulla: Geliga è solo l’ultimo anello di una catena di ritrovamenti nel Kutei iniziata con Geng North nel 2023 e proseguita con il pozzo Konta-1 a dicembre 2025.
Sul fronte operativo, la produzione di petrolio e gas è cresciuta del 9% rispetto allo stesso periodo del 2025, trainata dall’entrata a regime di giacimenti in Africa occidentale, Norvegia e Angola. Un balzo avvenuto nonostante la guerra nel Golfo Persico, da cui proviene solo il 3% della produzione del gruppo, abbia avuto impatti definiti dai manager come trascurabili.
I conti del trimestre mostrano un utile operativo di 3,54 miliardi di euro e un utile netto rettificato di 1,3 miliardi, in calo dell’8% rispetto al 2025. Il calo si spiega soprattutto con il cambio euro-dollaro sfavorevole e con alcuni proventi straordinari che c’erano l’anno scorso e quest’anno no.
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Sorridono anche gli investitori
La notizia più attesa dagli investitori riguarda i soldi che tornano nelle loro tasche. Eni ha alzato del 20% le previsioni sul flusso di cassa per l’intero 2026, portandole a 13,8 miliardi di euro, grazie al rialzo dei prezzi del petrolio e del gas. Di conseguenza, il piano di riacquisto di azioni proprie è quasi raddoppiato: da 1,5 a 2,8 miliardi di euro. Il dividendo 2026 resta confermato a 1,10 euro per azione, il 5% in più dell’anno scorso.
Sul fronte della transizione energetica, Enilive - il ramo delle bioraffinerie - ha aumentato i profitti del 45%. Plenitude - rinnovabili e vendita di energia ai clienti - ha invece perso il 12% per via di una concorrenza più agguerrita. La novità è che Plenitude è uscita dal bilancio consolidato di Eni dopo l’ingresso del fondo Ares con un aumento di capitale da 1,5 miliardi. La società ha comunque raggiunto 11 milioni di clienti e 6 gigawatt di capacità rinnovabile installata.
In borsa il titolo ha chiuso in calo dell’1,14% - una presa di profitto su un’azione che dall’inizio dell’anno aveva già guadagnato il 42%.
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