Il CEO di ENI Descalzi commenta i risultati eccellenti: “Grazie a questi risultati, il programma di buyback viene incrementato di ulteriori €600 mln, fino a €3,4 mld”.
Il colosso petrolifero ENI ha annunciato di aver concluso il secondo trimestre riportando risultati che ha definito “eccellenti”, sulla scia dell’ “esecuzione coerente della strategia e al portafoglio diversificato di asset altamente competitivi”.
Sotto i riflettori a Piazza Affari le azioni ENI, quotate sul Ftse Mib.
I titoli hanno concluso la sessione di ieri in calo dell’1,72%, a quota 22.02 euro. Ma oggi, a seguito della diffusione dei conti, scattano subito in cima al listino benchmark della Borsa di Milano, segnando un rally del 4% circa, e salendo fino 22,89 euro.
Nell’ultimo mese la performance delle azioni è di un balzo del 9%, mentre dall’inizio dell’anno il trend è di un rally di oltre il 36%, sulla scia del forte aumento dei prezzi del petrolio.
ENI annuncia risultati eccellenti: utile netto adjusted più che raddoppiato a 2,3 miliardi di euro
L’utile netto adjusted del gruppo è stato pari a €2,3 miliardi nel secondo trimestre del 2026, più che raddoppiato rispetto allo scorso anno.
Il primo semestre del 2026 si è concluso con un utile netto rettificato a 3,635 miliardi di euro, in progresso del 43% su base annua.
L’utile netto di ENI è ammontato nel secondo trimestre a 4,390 miliardi (+156%), attestandosi nel secondo trimestre a 3,319 miliardi, con un balzo pari a +511%.
“Eccellente” è stata in particolare “la crescita della produzione su base omogenea, al netto dell’effetto prezzo”, pari a +11% a 1,79 mln di boe/g, quasi invariata su base sequenziale, “grazie all’entrata a regime dei nuovi progetti in Africa Occidentale, nel Golfo d’America, in Norvegia e in Indonesia”.
La solidità dei conti ha consentito al gigante quotato sul Ftse Mib di Piazza Affari di rivedere al rialzo la guidance per il 2026 di produzione, prevedendo ora una crescita di circa il 5% su base omogenea. Non solo: ENI ha migliorato la remunerazione agli azionisti, incrementando il piano di riacquisto di azioni proprie (buyback) a €3,4 miliardi.
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Il trend dell’EBIT, del flusso di cassa, dell’indebitamento di ENI nel secondo trimestre del 2026
Guardando alle altre principali voci di bilancio, l’EBIT proforma adjusted di Gruppo si è attestato a €5,38 miliardi, il doppio rispetto al trimestre precedente (crescita del 52% su base sequenziale), grazie alla solida performance della E&P, di GGP e dei satelliti della transizione.
Sempre nel secondo trimestre dell’anno il flusso di cassa adjusted di ENI prima del capitale circolante è stato pari a €4,47 miliardi, finanziando investimenti organici per €1,84 mld.
La remunerazione agli azionisti è stata di €1,35 miliardi, inclusi l’ultima tranche del dividendo 2025 (€0,79 miliardi) e l’avvio del programma di buyback 2026 (€0,56 miliardi).
L’indebitamento finanziario netto si è attestato a €11,3 miliardi a fine giugno 2026, con un gearing proforma pari al 10%, al limite inferiore dell’intervallo previsto (10%-15%).
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ENI migliora guidance sui risultati operativi e generazione di cassa. Le nuove stime per il 2026
ENI ha annunciato di avere migliorato l’outlook sui risultati operativi e di generazione di cassa. Con riferimento ai settori di attività, le nuove stime per il 2026 sono le seguenti:
- Crescita della produzione oil&gas su base omogenea rivista in rialzo a circa il 5% rispetto al precedente intervallo obiettivo del 3-4%;
- EBIT proforma adjusted di GGP in rialzo a oltre €1,4 miliardi, in crescita del 40% rispetto alla previsione iniziale;
- Enilive e Plenitude: EBITDA proforma adjusted di Enilive rivisto al rialzo a €1,3 miliardi (da €1,1 miliardi) allo scenario attuale e Plenitude confermato a €1,3 miliardi;
- capacità rinnovabile installata a fine esercizio pari a 6,5 GW (Plenitude al 100%); capacità di bioraffinazione pari a 2,1 MTPA, cui si aggiungono 1,5 MTPA in costruzione (quota Enilive).
Per quanto riguarda i risultati consolidati, ENI ha rivisto al rialzo la previsione annuale di generazione di cassa, annunciando le seguenti previsioni:
- CFFO adjusted pari a €15 miliardi, sulla base di uno scenario aggiornato Brent pari a 85 $/barile, margine di raffinazione SERM di 14 $/barile e prezzo del gas TTF pari a 50 €/MWh, al cambio EUR/USD di 1,16, evidenziando un miglioramento di €0,7 miliardi rispetto alle sensitivity del Gruppo.
- Capex lordi confermati a €7 miliardi; capex netti rivisti in riduzione rispetto alla precedente guidance inferiori a €5 miliardi.
- Gearing proforma atteso al limite inferiore dell’intervallo del 10-15%. Gearing reported atteso convergere allo stesso livello a fine anno.
Migliorata remunerazione agli azionisti: aumento buyback a 3,4 miliardi. A ottobre si decide su dividendo straordinario
In evidenza la revisione al rialzo della remunerazione agli azionisti.
Nello specifico, ENI prevede un aumento del piano di buyback per il 2026 a €3,4 miliardi + 20% rispetto alla precedente previsione del primo trimestre di €2,8 miliardi, in linea con la politica di distribuzione agli azionisti del 60% dei maggiori risultati rispetto al budget (che prevedeva un cash flow di €11,5 miliardi) sotto forma di incremento di buyback, fino a un prezzo del Brent pari a 90 $/barile. “Il nuovo valore del buyback rappresenta un incremento di oltre il doppio rispetto alla previsione iniziale di €1,5 miliardi al cash flow di budget”, ha precisato l’azienda gestita dall’amministratore delegato Claudio Descalzi.
Ancora, alla luce dello scenario di raffinazione significativamente aggiornato (14 $/bbl vs 6 $/bbl del budget), a condizione che tale livello si mantenga al di sopra del 50% del margine di raffinazione di riferimento (quindi almeno a 9 $/bbl rispetto ai 6$/bbl del budget), ENI ha reso noto che nel mese di ottobre si deciderà sull’attivazione del dividendo straordinario, in linea con la politica di remunerazione comunicata al mercato che, in caso di scenari superiori a 90 dollari al barile o con un incremento superiore al 50% dei prezzi del gas o dei margini di raffinazione, prevede che il 100% dell’incremento del CFFO sia distribuito come dividendo straordinario nell’ultimo trimestre e sulla base delle sensitivity unitarie (1 $ SERM = €0,08 miliardi).
Per ora il gruppo ha confermato la previsione relativa al dividendo 2026 pari a €1,1 per azione (in aumento del 5% rispetto al 2025).
Il CEO Claudio Descalzi: rapporto indebitamento pro forma a minimo storico del 10%
Il CEO Claudio Descalzi ha commentato i conti sottolineando che i numeri “dimostrano che, anno dopo anno, stiamo costruendo una società sempre più solida, grazie alla qualità del nostro portafoglio geograficamente diversificato e basato su asset competitivi, sulle nostre competenze distintive nell’esplorazione, su una crescente esposizione ai business legati alla transizione energetica, e con opportunità di valorizzazione anticipata degli asset”.
Si tratta di fattori che “supporteranno una generazione di cassa ricorrente nel lungo periodo, che ci permetterà di continuare ad assicurare agli azionisti una remunerazione significativa con un’importante condivisione dei benefici derivanti dagli scenari di mercato più favorevoli, mantenendo al contempo una struttura patrimoniale estremamente robusta, come dimostra il rapporto di indebitamento pro forma pari al minimo storico del 10%. Grazie a questi risultati, il programma di buyback viene incrementato di ulteriori €600 mln, fino a €3,4 miliardi”.