Economia e sicurezza nazionale: cosa svelano le purghe di Xi

Federico Giuliani

20 Dicembre 2023 - 06:47

Alla base delle recenti rimozioni degli alti funzionari cinesi potrebbe esserci una rielaborazione delle priorità di Xi. Con il leader più interessato alla sicurezza nazionale che non all’economia.

Economia e sicurezza nazionale: cosa svelano le purghe di Xi

Da quando è diventato presidente della Cina, Xi Jinping ha progressivamente accentrato su di sé, e sul Partito Comunista Cinese (PCC), il controllo dell’economia del Paese. Adesso pare che Xi si sia mosso per estendere questo potere, con più forza che mai, sul sistema finanziario cinese.

All’inizio di dicembre, lo stesso Partito ha rilasciato una dichiarazione ideologica su Qiushi, il principale giornale teorico ufficiale del PCC, dove ha chiarito di aspettarsi che banche, fondi pensione, assicuratori e altre organizzazioni finanziarie presenti sul territorio nazionale, seguano i principi marxisti e, soprattutto, prestino obbedienza a Xi.

Detto altrimenti, i processi economici saranno soggetti ad un attento monitoraggio dall’alto, nonché ad una supervisione sempre più minuziosa volta a constatare una loro conformità alle politiche governative. La sensazione è che la leadership cinese sia arrivata veramente a considerare la salvaguardia della sicurezza nazionale alla stregua dell’economia.

Le nuove necessità della Cina

L’ultima riprova è arrivata pochi giorni fa. Come ha sottolineato il Financial Times, il governo cinese ha rilasciato una dichiarazione dettagliata sulla Conferenza centrale sul lavoro economico, tenutasi lunedì e martedì, impegnandosi a perseguire misure che vanno dalle politiche fiscali proattive alle agevolazioni fiscali per le industrie strategiche nel 2024. Ma l’aspetto più interessante dell’incontro è stato un altro.

Confrontando le parole chiave utilizzate nella dichiarazione di quest’anno con quelle degli anni precedenti, notiamo che i termini come “sviluppo” e «crescita economica» siano stati i più utilizzati, con ben 50 citazioni, cinque in più rispetto alle 45 del 2022 e alle 40 del 2019. Allo stesso tempo, però, il termine “riforma” è stato menzionato solo 15 volte quest’anno, rispetto alle 13 nel 2022 e alle 28 del 2019, mentre i riferimenti alla “sicurezza” sono balzati a 14, rispetto alle nove comparse del 2022 e ad una soltanto del 2019.

“La crescente importanza della sicurezza nel rapporto suggerisce che il governo cinese si sente insicuro sia riguardo all’ambiente nazionale che internazionale”, ha affermato Dan Wang, capo economista della Hang Seng Bank China. In tutto ciò, il rischio è che la grande attenzione data dal Dragone alla sicurezza, e la conseguente minimizzazione delle riforme, possa inviare un segnale negativo agli investitori. I quali potrebbero interrogarsi sul perché il governo cinese stia dando priorità alla sicurezza, appunto, e minimizzando le riforme.

Purghe e rimozioni

Alla base delle recenti rimozioni di ministri e alti funzionari cinesi potrebbe esserci una rielaborazione delle priorità di Xi, con il leader più interessato alla sicurezza nazionale che non al dossier economico. Stringere le redini dell’economia potrebbe (il condizionale è d’obbligo) insomma aver spinto il presidente cinese a serrare i ranghi, colpendo ogni anello debole della propria catena di comando, e allontanando i profili meno in linea con la nuova stagione del Paese.

Il sito Politico ha scritto che, mentre il mondo è distratto dalla guerra in Medio Oriente e in Ucraina, “un’epurazione in stile stalinista si sta diffondendo nel sistema politico ultra segreto della Cina, con profonde implicazioni per l’economia globale e persino per le prospettive di pace nella regione.” Un’esagerazione? Forse.

Resta il fatto che l’elenco degli epurati inizia a farsi consistente. Insieme alla destituzione dei ministri degli Esteri e della Difesa, entrambi lealisti di Xi, troviamo altre vittime di alto profilo, compresi i generali responsabili del programma cinese di armi nucleari e alcuni dei più alti funzionari che sovrintendono al settore finanziario cinese. A questo si aggiunga la morte di Li Keqiang, l’ex primo ministro cinese ufficialmente morto di infarto in una piscina a Shanghai alla fine di ottobre.

Dal 2012 ad oggi, le infinite epurazioni di Xi Jinping hanno rimosso milioni di funzionari di basso livello. Adesso, forse per questioni decisionali legate all’economia, nel mirino del PCC sono finiti anche profili che fino a pochi mesi fa erano considerati fedelissimi del presidente cinese. Un segnale preoccupante.

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