Quanto hai perso tenendo i risparmi fermi sul conto dal 2020 ad oggi per colpa dell’inflazione?
Sull’estratto conto il saldo è sempre lo stesso: 10.000 euro nel 2020, 10.000 euro oggi, ma dietro allo stesso, apparente numero c’è una verità scomoda che ogni cittadino deve conoscere. Chi ha lasciato i propri risparmi fermi sul conto corrente negli ultimi anni ha perso una parte consistente del loro valore reale per effetto dell’inflazione, una perdita che non compare in nessun estratto conto ma si vede ogni volta che si fa la spesa, si paga una bolletta o si fa il pieno.
Secondo i dati ISTAT, tra il 2020 e agosto 2026 i prezzi al consumo sono aumentati di circa il 24%. Tradotto concretamente in soldi, 10.000 euro del 2020 oggi valgono circa 8.063 euro; per comprare le stesse cose servirebbero circa 12.400 euro.
Quanto valgono oggi 10.000 euro del 2020
Per misurare la perdita di potere d’acquisto si usa l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) calcolato dall’ISTAT, che misura la variazione dei prezzi di un paniere di beni e servizi rappresentativo dei consumi delle famiglie.
Queste le variazioni medie annue dei prezzi registrate dall’ISTAT:
- 2021: +1,9%;
- 2022: +8,1%;
- 2023: +5,7%;
- 2024: +1,0%;
- 2025: +1,5%.
Ad agosto 2026, secondo i dati definitivi diffusi il 16 settembre, l’indice NIC è pari a 103,9. Poiché dal 2026 la base di riferimento è il 2025 (media 2025 = 100), i prezzi di agosto risultano più alti del 3,9% rispetto alla media dello scorso anno.
Mettendo insieme questi aumenti, riusciamo a scoprire quanto valgono in termini reali 10.000 euro depositati sul conto nel 2020 e mai toccati:
| Anno | Inflazione | Valore reale dei 10.000 euro | Perdita cumulata |
|---|---|---|---|
| 2020 | - | 10.000 euro | - |
| 2021 | +1,9% | 9.813,54 euro | 186,46 euro |
| 2022 | +8,1% | 9.078,21 euro | 921,79 euro |
| 2023 | +5,7% | 8.588,65 euro | 1.411,35 euro |
| 2024 | +1,0% | 8.503,62 euro | 1.496,38 euro |
| 2025 | +1,5% | 8.377,95 euro | 1.622,05 euro |
| Agosto 2026 | +3,9% sulla media 2025 | 8.063,47 euro | 1.936,53 euro |
In poco più di sei anni, quindi, il valore reale dei 10.000 euro si è ridotto di 1.936,53 euro, quasi un quinto del capitale iniziale.
Il 2022 è stato l’anno peggiore
Il colpo più duro, come mostrato nella tabella, è arrivato nel 2022, quando l’inflazione media è salita all’8,1%, spinta soprattutto dal rincaro dell’energia. In quel solo anno i 10.000 euro hanno perso oltre 735 euro di valore reale.
Il 2023, poi, i prezzi sono aumentati in media del 5,7%. Negli anni successivi l’inflazione è rallentata, ma non si è mai azzerata. Si sa, infatti, che, una volta saliti, i prezzi difficilmente tornano indietro e la perdita accumulata resta.
Nel 2026 la corsa dei prezzi ha ripreso vigore, con l’inflazione su base annua che ad agosto è salita al 3,3%, sostenuta ancora dai beni energetici. Se l’inflazione restasse su questi livelli fino a fine anno, la perdita di valore reale potrebbe superare i 2.000 euro.
Occhio all’imposta di bollo
All’inflazione si somma l’imposta di bollo di 34,20 euro l’anno, dovuta sui conti correnti dalle persone fisiche quando la giacenza media annua supera i 5.000 euro.
Con 10.000 euro sempre sul conto, tra il 2020 e il 2025 l’imposta è costata 205,20 euro, a cui si aggiungono la quota del 2026 ed eventuali spese come il canone e le altre spese del conto, che variano da banca a banca.
Per questo motivo, considerando anche l’imposta di bollo, il saldo effettivamente disponibile si è ridotto a circa 9.795 euro tra il 2020 e il 2025, prima di considerare eventuali altre spese del conto.
Tenere i soldi sul conto è sempre sbagliato?
No. Il conto corrente serve a gestire le spese quotidiane e a custodire un fondo di emergenza, cioè una riserva di liquidità immediatamente disponibile per imprevisti come una riparazione, una spesa medica o un periodo senza reddito. Per questa funzione conta la disponibilità immediata più del rendimento.
Il problema nasce quando sul conto restano per anni somme che superano di molto questa esigenza. Per quella parte di risparmi esistono strumenti che possono contribuire a contrastare l’effetto dell’inflazione, come i conti deposito, i titoli di Stato o i buoni fruttiferi postali, ognuno con caratteristiche, vincoli e rischi diversi da valutare in base ai propri obiettivi e ai tempi in cui si potrebbe avere bisogno del denaro.