In America è guerra aperta, con tre visioni diverse che si stanno scontrando.
La prima è quella tradizionale della SEC, l’autorità che controlla la Borsa, autorizza le emissioni dei prodotti da quotare e vigila sugli emittenti e sugli operatori istituzionali, che vuole proteggere ad ogni costo il suo mercato tradizionale, fatto principalmente da azioni, obbligazioni e strumenti derivati.
C’è poi la Federal Reserve, che ha il monopolio della creazione di moneta, il dollaro, e che vede come fumo agli occhi ogni iniziativa che cerchi di minarlo: da tempo, come sta facendo anche la Bce, ha allo studio la creazione di una Central Bank Digital Currency (CBDC), un dollaro digitale che sostituisca sia le banconote che le transazioni effettuate dai privati e dalle banche sulle proprie piattaforme. Avrebbe un controllo assoluto e totale: una prospettiva più che inquietante, davvero orwelliana.
Ed ora c’è Donald Trump, appena rieletto, che non solo durante la sua campagna ha lanciato una sua piattaforma per piazzamenti e prestiti in criptovalute, la World Liberty Financial, ma ha annunciato la sua idea di far diventare gli Stati Uniti la capitale mondiale del settore: gli effetti sono stati immediatamente straordinari, con un’euforia alle stelle. Bisogna andare fino in fondo, per cercare di capire per quali motivi Trump si sia convinto di sposare la causa delle cryptovalute: solo regolandole e facendone uno strumento legale e controllato, può evitare l’accelerazione della prospettiva della dedollarizzazione, che ha mosso sin dall’inizio il varo del Bitcoin e che ora sta animando il Gruppo dei BRICS+.
Vediamo di riepilogare l’intreccio delle vicende finanziarie e monetarie, per come si sono andate sviluppando.
Innanzitutto, il prezzo degli asset finanziari, come di ogni altro bene commerciabile, dipende “anche” dalla quantità di moneta in circolazione: e quando un intero indice di Borsa crolla a seguito di una crisi sistemica di un Paese o di un settore produttivo, seminando il panico sui mercati, sin dai tempi in cui Alan Greenspan era Presidente della FED, è invalso il rimedio di immettere grandi quantità di dollari, girati al sistema finanziario in cambio titoli del Tesoro statunitense, affinchè venissero impiegati per ramazzare sul mercato i titoli coinvolti dal ribasso catastrofico che si era verificato, consentendo ai corsi di riprendere rapidamente quota e di ridare così fiducia agli investitori.
Avendo comprato a quotazioni esigue, quando tutti vendevano per limitare le perdite ed evitarne di più pesanti, i guadagni di chi acquistava in queste condizioni erano enormi: non a caso, a Wall Street si dice che bisogna comparare da chi è pronto a buttarsi altrimenti dalla finestra. Questa era la “Greenspan Put”, poi ridenominata politica monetaria non convenzionale, realizzata con i Quantitative Easing che si sono moltiplicati ad ondate, dopo la Grande Crisi Finanziaria americana del 2008.
Gli effetti a lungo termine di queste immissioni straordinarie ed in via definitiva di dollari, in quanto emessi acquistando titoli del Tesoro e non prestandoli a termine ai soli operatori bancari che hanno accesso al risconto dei loro crediti presso la Fed, ha provocato un effetto di “asset inflation” che in realtà derivava dalla pesante svalutazione della moneta: “più ne circola, meno vale”.
Ed è per difendersi da questa continua svalutazione del dollaro che è nato il sistema delle criptovalute, inaugurato dal Bitcoin: è una forma di difesa privata del valore della moneta che ha cercato di replicare sulle piattaforme digitali il paradigma della creazione della moneta aurea. L’energia elettrica necessaria per creare la criptovaluta, attraverso l’uso di elaboratori elettronici estremamente costosi e che impiegano molto tempo per effettuare i calcoli di criptazione, con codici estremamente complessi che ne assicurano la non replicabilità di ciascun “coin”, rende lento, faticoso e costoso il processo, come il lavoro in miniera per estrarre l’oro. Segue la possibilità di acquistare la criptovaluta da chi l’ha inizialmente “minata” (come si si trattasse di estrarre l’oro da una miniera) sulla base di una Initial Coin Offer e di trasferirla attraverso un sistema di registri decentralizzati.
Il pericolo è che lo sviluppo ormai inevitabile, ma incontrollato, delle criptovalute vada ad erodere progressivamente la centralità del dollaro nelle transazioni e quella di Wall Street come principale Borsa globale. Dopo averle regolamentate sulla base di una decisone del Congresso, verrebbero sottoposte alla vigilanza della SEC, mentre la FED si farebbe garante del loro valore facendole diventare un asset di riserva al pari dell’oro e delle altre valute ufficiali.
“Quando non puoi stroncare il tuo nemico, vezzeggialo”: anche Trump si è fatto machiavellico.