Dopo il boom durante la pandemia, il produttore americano di telai in titanio Lynskey chiede la protezione del Chapter 11: pesano il crollo della domanda, l’eccesso di scorte e i costi in aumento.
Il mercato delle biciclette premium continua a mostrare segni di forte difficoltà e tra le ultime vittime della crisi c’è Lynskey Performance Products, storico produttore statunitense di telai in titanio artigianali. L’azienda con sede nel Tennessee, ha presentato richiesta di accesso al Chapter 11 presso il tribunale fallimentare federale locale, avviando così una procedura di ristrutturazione del debito che le consentirà di proseguire temporaneamente l’attività.
Fondata a metà degli anni Duemila dalla famiglia Lynskey, già legata al marchio Litespeed negli anni Ottanta, l’azienda era diventata un riferimento nel segmento delle bici in titanio made in USA, soprattutto tra gli appassionati di gravel e ciclismo endurance. Il fallimento arriva però in una fase molto delicata per l’intero settore, che sta pagando gli squilibri creati dal boom di vendite registrato durante la pandemia.
leggi anche
Un colosso industriale fallisce. Chiude un’altra importante fabbrica europea di batterie
Dal boom Covid al crollo della domanda
Durante il periodo pandemico, il mercato delle biciclette aveva vissuto una crescita senza precedenti. Con palestre chiuse o soggette a rigide limitazioni, milioni di persone avevano scelto attività all’aperto, facendo impennare le vendite di bici e accessori. Negli Stati Uniti, secondo i dati riportati da Circana, il comparto aveva registrato nel 2020 un incremento del 64%, raggiungendo un valore di 5,4 miliardi di dollari.
La crescita improvvisa aveva però messo sotto pressione tutta la filiera produttiva. I produttori hanno aumentato ordini e capacità produttiva per soddisfare una domanda eccezionale che, tuttavia, non si è mantenuta stabile nel tempo. Con il ritorno alla normalità e la riapertura delle attività sportive indoor, il mercato ha rallentato bruscamente.
Stephen Frothingham, direttore di Bicycle Retailer & Industry News, ha spiegato che “l’industria ha faticato a stare al passo con la domanda per alcuni anni, ma poi la richiesta si è rallentata e grandi quantità di inventario hanno iniziato ad accumularsi”. Una situazione che ha colpito produttori, distributori e negozianti, costringendo molte aziende a forti sconti pur di liberare i magazzini.
leggi anche
Oltre 300 negozi potrebbero chiudere. Una grande catena di negozi sull’orlo del fallimento
I conti in rosso e le difficoltà operative
Nel caso di Lynskey, ai problemi di mercato si sono aggiunti costi di produzione sempre più elevati, tensioni sul flusso di cassa e difficoltà nella gestione degli ordini. Dai documenti depositati in tribunale emerge una situazione finanziaria critica: le passività sarebbero comprese tra 1 e 10 milioni di dollari, mentre gli asset dichiarati risultano molto limitati.
Al momento della richiesta di protezione fallimentare, la società disponeva di una liquidità di circa 59 mila dollari e contava oltre 200 creditori, tra cui importanti aziende del comparto ciclistico come SRAM e FSA. Nonostante ciò, il Chapter 11 non equivale a una chiusura immediata: l’obiettivo dell’azienda è riorganizzare il debito e tentare di mantenere operative le attività produttive.
Anche il sito ufficiale resta attivo e propone sconti molto aggressivi su diversi modelli di telai gravel e strada, segnale evidente della necessità di monetizzare rapidamente le scorte rimaste in magazzino.
leggi anche
Una grande compagnia aerea entra in amministrazione controllata con cancellazione dei voli
Un segnale d’allarme per il ciclismo di fascia alta
La crisi di Lynskey rappresenta un ulteriore campanello d’allarme per il mercato delle biciclette premium, già alle prese con una domanda debole e margini sotto pressione. Negli ultimi anni molti marchi del settore hanno dovuto affrontare problemi simili: eccesso di inventario, costi logistici elevati e consumatori meno propensi a investire in prodotti di fascia alta.
Per gli appassionati di titanio artigianale americano, il rischio di perdere uno dei marchi simbolo del settore è significativo. Lynskey si era costruita negli anni una reputazione solida grazie alla qualità delle saldature, alle lavorazioni particolari dei tubi e a un modello direct-to-consumer che permetteva di offrire prezzi più competitivi rispetto ad altri produttori boutique.
Ora resta da capire se la procedura di ristrutturazione permetterà all’azienda di superare la crisi o se coinciderà con la fine di una delle realtà più note del ciclismo artigianale statunitense.
© RIPRODUZIONE RISERVATA